Le prese di beneficio sui safe-haven potrebbero continuare

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Il fattore di rischio che ha influenzato l’andamento dei mercati in questi primi giorni dell’anno riguarda le tensioni crescenti tra Stati Uniti e Iran. Per mezzo di un raid aereo Donald Trump ha ordinato l’uccisione del generale Soleimani, leader militare iraniano dietro a tutte le operazioni anti-americane in Iran, Iraq, Libano, Siria e Gaza negli ultimi venti anni. L’Iran ha successivamente reagito colpendo alcune basi americane e minacciando così forti ritorsioni, causando dei ribassi sui principali mercati mondiali e la ricerca di beni rifugio.

Tuttavia, le parole “attenuanti” da parte del Presidente americano non sono tardate ad arrivare. Egli ha allontanato le ipotesi di un’escalation delle tensioni, calmando gli animi sui mercati e lasciando trapelare un messaggio di cautela. All’indomani delle vicende i listini azionari si sono ripresi, comportando delle prese di beneficio sui beni rifugio, quali oro e petrolio. A tal proposito, si osservi il grafico che mette in confronto l’andamento dell’S&P 500 (in nero), principale indice azionario americano, e l’oro (in arancione) da inizio 2020. Si può notare come gli investitori abbiano previlegiato l’oro, considerato da sempre il tipico bene rifugio per eccellenza, mentre l’indice azionario americano ha registrato una performance inferiore, segno di come gli investitori siano stati influenzati dal fattore di rischio geopolitico. Tuttavia, il trend si sta già invertendo, con prese di beneficio sugli asset rifugio a favore dei mercati azionari. Se gli animi si manterranno placati ci si attende che i mercati potranno essere più concentrati sui fondamentali, sui dati economici e sugli effetti dell’accordo uno tra USA e Cina, la cui firma tra il 13 e il 15 Gennaio è stata confermata di recente da parte del colosso asiatico. Infatti non dobbiamo perdere di vista la crescita dei profitti e non pensare solo alle tensioni geopolitiche.

Tuttavia, almeno dal punto di vista degli interessi economici, il mondo senz’altro guarderà da vicino le vicende che avverranno sul territorio dove si sta disputando la sfida tra USA e Iran, ovvero l’Iraq, in quanto rappresenta un importante esportatore mondiale di petrolio. In primis abbiamo la Cina, il maggior operatore di estrazione petrolifera in Iraq, che di recente ha deciso di incrementare lo sfruttamento dei giacimenti iracheni. Poi c’è la Russia, che negli ultimi 10 anni ha aumentato i propri investimenti energetici che ad oggi ammontano a più di 10 miliardi di dollari. Pertanto, nonostante il clima di tensione si sia attenuato dopo le parole di Trump, si richiamano all’attenzione le prossime mosse di Teheran, poiché se le rappresaglie dovessero paralizzare anche l’export di petrolio iraniano e saudita, lo shock petrolifero risulterebbe di portata mondiale.