Obbligazionario, volatilità e aumento dei rendimenti continueranno

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L’aumento dei rendimenti dei bond a livello globale e la volatilità dei tassi di interesse sono stati i due temi che hanno dominato i mercati obbligazionari quest’anno. Ma questi trend sono destinati a continuare? E se così fosse, quali implicazioni avrebbero sui mercati e sulle politiche delle banche centrali?

Verso un ulteriore irripidimento della curva

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

L’irripidimento della curva dei rendimenti obbligazionari sovrani quest’anno è già stato rapido, ma probabilmente non si è ancora esaurito. È importante ricordare cosa ci si aspetta nei prossimi trimestri, potenzialmente una forte accelerazione della crescita economica e un aumento dell’inflazione. Queste dinamiche implicano che l’irripidimento della curva continuerà.

Proprio sulla base delle analisi dei passati cicli di irripidimento della curva dei rendimenti, riteniamo che solo metà dell’attuale ciclo sia avvenuto in questo singolo episodio, il che implica che proseguirà ulteriormente. È importante sottolineare che l’attuale trend di irripidimento va ben oltre il caso degli USA e che probabilmente coinvolgerà anche altri mercati sviluppati. La curva dei rendimenti dei Titoli di Stato britannici, per esempio, probabilmente continuerà a irripidirsi a causa della rapida campagna di vaccinazione e dell’atteggiamento ultra-accomodante della banca centrale.

In questo contesto riteniamo che allocare il portafoglio tenendo a mente questo ciclo di irripidimento e mantenere allo stesso tempo posizioni volte a mitigare gli effetti di un’inflazione più elevata potrebbe limitare i rischi di downside per gli investitori obbligazionari.

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La maggiore volatilità dei tassi di interesse non è ancora riflessa dai mercati più rischiosi

Nonostante il brusco sell-off che ha interessato i mercati dei Titoli di Stato dei mercati sviluppati quest’anno, i mercati più rischiosi, come quelli creditizi e azionari, non hanno subito contraccolpi. L’aumento della volatilità è stato molto specifico e ha riguardato soltanto i mercati dei tassi di interesse finora, ma potrebbe non essere così per sempre. Il credito, e in particolare il segmento investment grade, potrebbe diventare vulnerabile prima o poi, a causa degli spread ridotti e della componente di duration che lo espone ai cambiamenti nei tassi sottostanti.

Tuttavia, non tutte le parti della curva obbligazionaria hanno subito lo stesso livello di volatilità. I Titoli di Stato a più lunga scadenza hanno visto una maggiore fluttuazione dei prezzi di recente, dato che gli investitori attribuiscono un premio più alto a quella parte della curva a causa dei timori relativi all’inflazione e ai rischi sul lato dell’offerta. Non dimentichiamo che l’espansione degli stimoli fiscali nel corso del 2020 deve essere finanziata, e richiederà una maggiore emissione di Titoli di Stato nel prossimo futuro.

Le politiche monetarie accomodanti hanno contribuito a mantenere la volatilità sostanzialmente sotto controllo nella parte breve della curva, ma potremmo vedere dei cambiamenti in tal senso. Vi è il rischio che l’atteggiamento attendista della Fed giocherà a suo sfavore e che i mercati metteranno alla prova la sua determinazione, il che potrebbe anche portare a una correzione temporanea per i bond a breve scadenza.

Verso una politica di controllo della curva?

La crescita dei rendimenti obbligazionari probabilmente non sarà fonte di preoccupazione per le banche centrali, ma lo saranno la rapidità e la volatilità di tale aumento. Molti istituti centrali hanno già espresso una certa apprensione ed è possibile che alcuni di essi seguano l’esempio della Bank of Japan (BoJ) e della Reserve Bank of Australia, introducendo politiche per il controllo della curva dei rendimenti per contribuire a moderare le fluttuazioni.

Se ciò dovesse avvenire, il modello adottato potrebbe essere simile a quello della BoJ, che ha come target alcuni specifici segmenti della curva. Ciò ha fatto sì che la banca centrale giapponese abbia acquistato meno bond, dato che non era più vincolata a seguire un ritmo preciso di acquisti ogni mese.

Da notare che il concetto del controllo della curva dei rendimenti può essere a volte percepito in modo errato dai mercati: l’obiettivo è di gestire il ritmo dell’aumento dei tassi di interesse e non di fissare un limite per la salita dei rendimenti.

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