Rame, rimbalzo in arrivo?

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Le incertezze sull’economia globale e sulla ripresa cinese al momento continuano a esercitare una pressione al ribasso sui prezzi del rame, ora attorno ai minimi dai 16 mesi. Tuttavia, la situazione è fluida ed eventuali sviluppi positivi in Cina potrebbero essere particolarmente favorevoli.

Sul fronte della domanda, abbiamo infatti assistito spesso a un significativo rally quando la Cina ha rimosso le restrizioni. Parliamo del più grande consumatore di rame al mondo, pari a più della metà della domanda globale. È probabile, dunque, che i prossimi movimenti del rame si baseranno sugli sviluppi nel gigante asiatico.

La Cina si è impegnata a raggiungere gli obiettivi economici per l’anno in corso, e questo potrebbe rappresentare un sostegno per il prezzo. Le autorità cinesi sono sotto pressione per far ripartire l’economia e intendono attuare il maggior numero possibile di politiche per stimolare i consumi, eventualmente estendendo l’esenzione fiscale per l’acquisto di auto green. L’accelerazione dei veicoli elettrici è un forte segnale positivo per il rame, considerando che il mercato cinese degli EV rappresenta circa il 20% della domanda totale di rame derivante dalla transizione energetica. Riteniamo che un miglioramento della situazione cinese si accompagnerebbe anche a una ripresa del mercato immobiliare cinese, il settore più rilevante per il rame.

Sul fronte dell’offerta, inoltre, il rischio di interruzioni rimane elevato. Il deficit non è grave come l’anno scorso, poiché nel biennio 2022/2023 la produzione mineraria è destinata a crescere in modo più significativo rispetto al 2021, soprattutto in Perù (miniere di Teck e Anglo-American) e in Cile (Escondida di BHP). Tuttavia, i rischi di interruzione delle forniture, a causa delle royalties minerarie e delle proteste, rimangono forti sia in Cile che in Perù, due paesi che rappresentano oltre il 40% dell’offerta globale di rame. La miniera peruviana di Las Bambas, che rappresenta il 2% dell’offerta globale, vede ancora la sua produzione a rischio e soggetta a trattative fino a quando non saranno raggiunti accordi con le comunità locali: i gruppi indigeni hanno revocato le proteste solo temporaneamente nell’ambito di una tregua di 30 giorni con MMG.

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La pressione sui prezzi dell’energia potrebbe complicare ulteriormente le catene di approvvigionamento e incidere sull’offerta di materia prima raffinata a livello globale, impedendo al rame di passare rapidamente dai centri di produzione a quelli di consumo, con un ulteriore rischio di rialzo dei prezzi.

Infine, la correlazione positiva del rame con l’aumento dei prezzi lo rende un’interessante copertura contro l’inflazione, e i programmi in corso per promuovere l’energia pulita dovrebbero essere un catalizzatore secolare per la domanda di questa materia prima. In genere, inoltre, i metalli industriali hanno registrato buone performance negli ultimi quattro cicli di rialzi dei tassi, e ci si attende performino bene anche in questo.

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