Italia senz’acqua: lo stato della crisi idrica, l’impatto sulle imprese e la svolta necessaria per un modello green
Siccità sempre più strutturale, industria sotto pressione e investimenti pubblici e privati: il 2025 sarà uno “stress test” per la sicurezza idrica nazionale
A firma di Alessandro Brizzi, General Manager di Renovis
La scarsità d’acqua non è più un fenomeno episodico, ma si conferma ormai una condizione strutturale che espone il nostro Paese a impatti diretti su agricoltura, industria e territori. Con l’arrivo della stagione estiva, il tema torna al centro del dibattito, soprattutto per quanto riguarda il ruolo delle imprese nella gestione delle risorse, l’innovazione tecnologica e la sostenibilità. L’Italia si conferma infatti tra i Paesi europei più vulnerabili sotto il profilo idrico: consuma circa 214 litri di acqua potabile pro capite al giorno[1], un dato superiore alla media UE. Questo dato è ancora più allarmante se si considera che il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti urbane viene dispersa prima di arrivare ai cittadini, per un totale di 3,4 miliardi di metri cubi persi: l’equivalente dell’intero fabbisogno annuo di 43 milioni di persone[2].

La crisi climatica sta esasperando ulteriormente il quadro. Secondo ISPRA[3], nel 2022 le risorse idriche complessive disponibili sono crollate a 67 miliardi di m³, il 50% in meno rispetto alla media 1951-2023, con un ulteriore calo del 18,4% nel 2023. In Sicilia e Sardegna, le condizioni di siccità estrema sono iniziate già a dicembre 2023, obbligando a razionamenti tra febbraio e maggio 2024. I modelli del CMCC, integrati con dati Copernicus, prevedono che entro il 2030 l’Italia registrerà una diminuzione media delle precipitazioni estive tra il 10% e il 20%, accompagnata da estati sempre più calde, siccitose e prolungate. A confermare il trend su scala mediterranea contribuisce anche uno studio del 2025 (EGU preprint 2024)[4], che proietta, per il periodo 2030‑2060, una riduzione complessiva delle precipitazioni annuali tra il 10% e il 20% legata al progressivo incremento dell’aridità. I grandi bacini idrici italiani, come il Po, hanno già subito una riduzione delle portate del 10% rispetto alle medie pluridecennali, e la sindrome di “stress idrico permanente” potrebbe aggravarsi nei prossimi 10 anni, soprattutto al Sud[5].
Tra le principali cause della crisi idrica italiana spiccano infrastrutture ormai obsolete, con reti di distribuzione c
