L’Europa che non c’è ancora, secondo Draghi: la potenza evapora, serve salto politico

L’Europa che non c’è ancora, secondo Draghi 

Al Meeting di Rimini, l’ex premier Mario Draghi lancia un monito: l’Unione è spettatrice nei grandi eventi globali. Serve una trasformazione profonda, con debito comune e istituzioni più forti, per diventare protagonista sul palcoscenico mondiale.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

L’illusione evapora

Il 22 agosto 2025, al Meeting di Rimini, Mario Draghi ha dichiarato con chiarezza che «l’Unione europea non ha un peso nella politica internazionale» e che l’illusione di «un’Europa con potere geopolitico è evaporata».
Secondo l’ex premier, la debolezza dell’Europa è evidente: l’Ue è rimasta un soggetto marginale nei grandi dossier globali, dal conflitto in Ucraina all’escalation devastante a Gaza.

Spettatrice nei teatri decisionali globali

Durante il discorso, Draghi ha sottolineato come l’Unione sia rimasta in posizione di «spettatrice» in occasione di eventi cruciali: la diplomazia europea non ha permeato nemmeno i negoziati sulla pace in Ucraina, nonostante l’impegno finanziario e l’interesse strategico evidente.
Ha evocato scenari drammatici: dall’intensificarsi del «massacro di Gaza» ai bombardamenti contro siti nucleari iraniani, l’Europa si è limitata a osservare, incapace di influire sull’ordine mondiale.

Necessità di un salto politico

Per Draghi, non basta la critica: è urgente trasformare l’Ue da comprimaria in attore protagonista. Ciò richiede una riforma profonda dell’assetto politico europeo, capace di imprimere potere e coesione alle sue istituzioni.
A questo scopo, l’ex banchiere centrale suggerisce l’adozione di un “debito comune europeo” per finanziare grandi progetti strategici nei settori della difesa, dell’energia e della tecnologia.

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Riforme strutturali e mercato interno

Già in occasione dell’audizione al Senato e delle audizioni in Parlamento europeo nei mesi scorsi, Draghi aveva segnalato la necessità di abbattere le barriere interne: armonizzare le normative, favorire il mercato dei capitali, spingere su mercato interno, tecnologia e difesa erano obiettivi che, per lui, hanno carattere di urgenza.
Il “Rapporto sulla competitività” che sta elaborando (su incarico della Commissione) individua un ammontare stimato di risorse necessarie pari a circa 800 miliardi di euro l’anno, pari al 4% del Pil europeo, il doppio del piano Marshall, da raccogliere attraverso strumenti finanziari comuni.

Dallo scetticismo all’azione

Concludendo il suo intervento a Rimini, Draghi ha rivolto un appello acceso ai cittadini europei: trasformare lo scetticismo verso l’Ue in motore di cambiamento, riconoscendo che la politica comunitaria resta l’unico strumento per realizzare obiettivi condivisi e garantire un futuro di crescita e sicurezza collettiva. “L’Europa deve finalmente sentire e agire come un’unica entità politica, capace di parlare a tutti i tavoli dove si decidono pace, stabilità e progresso”.

Nel discorso di Draghi emerge un quadro impietoso: l’Unione europea è stata finora spettatrice, priva di voce e peso geopolitico. Per recuperare credibilità, occorre un salto politico radicale: debito comune, istituzioni forti, un mercato interno integrato e, soprattutto, una volontà politica condivisa tra cittadini e élite europee che restituisca all’Ue lo statuto di attore globale.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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