Cannes 2026 : la guerra domina sul Festival. Il Cinema strumento di resistenza
— di Laura Damiola —
Fatherland diretto da Paweł Pawlikowski è il racconto di un viaggio attraverso una Germania devastata dalla guerra nel 1949, sulle orme di Thomas Mann, di ritorno dopo 11 anni di esilio.
Notre salut di Emmanuel Marre, un intenso dramma storico liberamente ispirato alla storia familiare del regista ci parla della squallida routine di un funzionario pubblico nel regime collaborazionista di Vichy.
Moulin del regista ungherese Laszlo Nemes ci porta nel 1943 e ci trascina senza via d’uscita nel supplizio di Jean Moulin, eroe della Resistenza francese contro l’occupazione nazista.

Il tema della Seconda Guerra Mondiale
Tre dei 21 film in concorso per la Palma d’Oro a Cannes nel 2026 affrontano il tema della Seconda Guerra Mondiale e delle sue conseguenze da diversi punti di vista. Per non parlare delle sue cause o dei suoi precursori.
In tal caso, dovremmo aggiungere un quarto film ambientato sullo sfondo delle trincee del 1916 Coward di Lukas Dhont e un altro ancora, che riflette sulla Guerra Civile Spagnola La Bola Negra di Los Javis, ispirato al romanzo incompiuto di García Lorca, il poeta assassinato dalle milizie di Franco.
La guerra si è fatta sentire sul red carpet di questa 79ª edizione di un Festival, la cui prima edizione fu interrotta nel 1939 a causa della guerra mondiale.
E ricordiamo che nel 1946 la Palma d’oro a Cannes fu assegnata a Roma città aperta il “capolavoro” di Roberto Rossellini.
La selezione Cannes Classic
La selezione Cannes Classic di quest’anno ha proiettato filmati inediti dell’edizione del 1947, celebrando lo spirito della Liberazione, quando, sotto l’impulso di un sindaco antifascista e combattente della Resistenza, il dottor Raymond Picaud, “medico dei poveri”, gli operai benevoli costruirono volontariamente il primo Palazzo del Festival, senza dimenticare un film ambientato nel 1943 per ancor meglio evidenziare il mostruoso impatto della guerra : la Ciociara nella selezione Cannes Classique (in versione restaurata) capolavoro di Vittorio De Sica, che ha premiato sulla Croisette Anna Magnani per la miglior interpretazione femminile nel 1961.
La guerra e le sue conseguenze sono parte integrante del DNA del Festival, presenti sul red carpet e ricorrenti nel Palmares fin dal suo esordio.
Non era forse l’obiettivo originario, come avevano immaginato i ministri dell’epoca Jean Zay e Philippe Erlanger, quello di contrastare, attraverso un educazione popolare, la propaganda totalitaria veicolata dal cinema?
«Le notizie che ci giungono da tutto il mondo non sono certo rassicuranti e, in momenti come questi, riunire film e artisti da ogni parte del mondo non è un lusso, ma una necessità», ha spiegato Iris Knobloch, Presidente del Festival, durante la Conferenza di presentazione della 79 esima edizione. Le sue parole hanno sottolineato il ruolo del cinema come ponte culturale in un contesto geopolitico segnato da conflitti e tensioni globali.
Evocare il passato per illuminare meglio il presente è una formula rimedio magica contro gli spettri di un passato di cui temiamo l’imminente ritorno?
Al di fuori della selezione ufficiale, la lista di film storici si allunga . Dal salvataggio dei bambini ebrei a Vénissieux (La troisième nuit di Daniel Auteuil), al destino del generale de Gaulle (La Bataille de Gaulle d’Antonin Baudry, L’Âge de fer, passando per Un Certain Regard e altre sezioni, fino alla guerra civile nella Repubblica Centrofricana, al genocidio in Ruanda e alla guerriglia di Che Guevara…
Per quanto riguarda la Seconda Guerra Mondiale, diversi fattori possono spiegare questo rinnovato interesse da parte dei registi.
Questo avrebbe l’effetto di risvegliare l’interesse della Seconda Guerra Mondiale e di riarmare il nostro presente. Innanzitutto, il crollo in atto dell’ordine mondiale stabilito nel 1945 e delle istituzioni che ne derivarono, come l’ONU e gli ideali che essa incarna, nonché il disprezzo per il diritto internazionale, unito allo sfruttamento della storia della guerra a fini propagandistici da parte dei regimi autoritari.
Quando i registi nei loro film parlano di storia, ovviamente parlano del presente”, osserva la storica Sylvie Lindeperg.
“E bisogna sempre ricordare che il Potere, quando diventa assoluto, è estremamente pericoloso” come ha ricordato in un’intervista Paweł Pawlikowski “L’impegno civile è fondamentale per opporsi all’estremismo, in qualsiasi luogo e circostanza. Gli artisti devono allontanarsi dalle ideologie. Il cinema quindi non deve essere ideologico, ma restare umano e parlare di individui le cui storie possono aiutare a interpretare la Storia”.






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