PRIMACASSA: una questione di stile. Restituire misura, rispetto e raffinatezza al tema dell’ultimo commiato
Quando il design incontra il senso del commiato
Nel panorama del design italiano esistono realtà che scelgono di confrontarsi con territori poco esplorati, trasformando oggetti funzionali in strumenti di racconto culturale. Primacassa appartiene a questa categoria. Con il progetto “Una questione di stile”, presentato al Centro Internazionale di Brera a Milano, l’azienda propone una riflessione profonda sul rapporto tra estetica, memoria e ultimo viaggio, ridefinendo il concetto stesso di feretro attraverso arte, manifattura e pensiero progettuale.

Un progetto nato da una visione imprenditoriale
Primacassa nasce nella seconda metà degli anni Novanta dall’intuizione di Primo Fumagalli, imprenditore brianzolo da sempre legato al mondo del design, della creatività e del viaggio. La sua idea prende forma a partire da una domanda tanto semplice quanto radicale: perché un oggetto destinato ad accompagnare l’ultimo saluto dovrebbe rinunciare alla bellezza, all’identità e alla ricerca estetica?
Da questa riflessione nasce una realtà che sceglie di elevare il feretro da elemento puramente funzionale a manufatto d’autore, capace di raccontare una storia personale e di interpretare il momento del commiato con sensibilità e coerenza stilistica.
Non a caso, questa filosofia è definita come la volontà di:
“Connotare il momento del commiato con un’ultima performance in conformità ai precetti di vita.”
Una dichiarazione che sintetizza perfettamente la visione Primacassa: trasformare l’ultimo gesto in una forma di espressione personale, elegante e consapevole.
Il feretro come opera di design

Il cuore della mostra è costituito da dodici bare progettate dal designer Vittorio Prato, figure che reinterpretano il tema funerario attraverso linee essenziali, lavorazioni raffinate e un’estetica lontana dagli stereotipi tradizionali del settore.
Ogni pezzo esposto diventa una sorta di architettura simbolica: non semplice contenitore, ma spazio narrativo, memoria materiale, presenza silenziosa. In alcuni casi, le opere vengono ulteriormente reinterpretate attraverso interventi decorativi contemporanei, creando un dialogo tra tradizione artigianale e sensibilità artistica attuale.
Il progetto si muove così in equilibrio tra design industriale, artigianato italiano e ricerca culturale, restituendo al tema del commiato una dimensione sorprendentemente sofisticata.
La cultura del viaggio come metafora
Uno degli aspetti più affascinanti emersi dai testi della mostra è il continuo richiamo al tema del viaggio. Primo Fumagalli viene descritto come un “viaggiatore indefesso”, figura curiosa e dinamica che trasferisce nella filosofia aziendale il senso del movimento, dell’esplorazione e della trasformazione.
Il feretro viene quindi interpretato non come simbolo di fine, ma come mezzo di attraversamento, ultima soglia tra presenza e memoria. È qui che il progetto assume una dimensione quasi letteraria e spirituale.
Guido Oldani fa emergere una delle immagini più intense dell’intera esposizione:
“Gli ospiti di queste scultoree abitazioni si avviano ad un viaggio che esce dal tempo e non avrà termine mai.”
Una frase che restituisce alla materia una dimensione poetica e che colloca l’intero progetto in un territorio più vicino all’arte e alla riflessione esistenziale che non al semplice prodotto.
Bellezza, memoria e permanenza
L’intera mostra ruota attorno a una domanda implicita: può la bellezza accompagnare anche il momento della perdita?
Primacassa risponde attraverso una ricerca estetica sobria, ma fortemente identitaria, nella quale il design non ha funzione decorativa, ma simbolica. Le forme, i materiali e le proporzioni diventano strumenti per dare dignità al rito e costruire memoria.
Tra le citazioni più emblematiche del progetto emerge quella che probabilmente ne rappresenta il manifesto poetico:
“L’unico segno di bellezza permanente.”
In poche parole, una sintesi potentissima del senso dell’intera esposizione: la bellezza come traccia, permanenza, memoria che sopravvive al tempo.
Il dialogo tra arte e artigianato
Uno degli elementi distintivi di Primacassa è la capacità di unire cultura progettuale e manifattura italiana. Le opere presentate nascono, infatti, da un lavoro che valorizza materiali, lavorazioni artigianali e attenzione ai dettagli, mantenendo vivo quel patrimonio produttivo tipico della Brianza.
Il contributo di artisti, designer e intellettuali amplia ulteriormente il progetto, trasformandolo in un’esperienza multidisciplinare dove convivono estetica, filosofia, letteratura e spiritualità.
Stefano Pizzi descrive questa visione con una formula particolarmente efficace:
“Eleganza e stile, l’habitat per il percorso finale.”
Una definizione che restituisce perfettamente il tentativo di Primacassa di dare forma a uno spazio simbolico capace di accogliere il commiato con misura, rispetto e raffinatezza.
Una nuova idea di ritualità contemporanea
In un’epoca in cui molti rituali collettivi tendono a perdere significato e profondità, “Una questione di stile” propone una riflessione controcorrente: recuperare il valore simbolico dell’ultimo saluto attraverso il linguaggio dell’arte e del progetto.
La mostra non cerca provocazione, ma consapevolezza. Non spettacolarizza il tema della morte, ma lo restituisce a una dimensione umana, culturale e persino intima. È proprio questa delicatezza a rendere il progetto particolarmente contemporaneo.
Primacassa dimostra così come il design possa intervenire anche nei territori più complessi dell’esperienza umana, trasformando un oggetto quotidianamente associato al dolore in una testimonianza di memoria, identità e bellezza.
Perché, in fondo, anche il modo in cui scegliamo di essere ricordati può diventare una questione di stile.






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