Ferrari Luce: uno dei peggiori disastri di immagine della storia dell’automobile, secondo solo al suicidio di Jaguar?

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— di Lapo Mazza Fontana —

Dopo la autentica ed assoluta catastrofe del lancio della ammiraglia FULL EV di Jaguar, considerato ormai un classico di tutto ciò che di idiotico si poteva fare per tentare di distruggere non solo la reputazione, ma anche la esistenza stessa di una casa automobilistica europea di massimo prestigio, ecco che qualcuno sembra essersi adoperato per fare non proprio di peggio, ma quasi quasi.

Il debutto della prima vettura totalmente elettrica di Maranello ha innescato praticamemte una specie di tempesta perfetta. Presentata ufficialmente dal John Elkann al Presidente della Repubblica al Quirinale e addirittura al Papa, la Ferrari Luce avrebbe dovuto segnare l’ingresso trionfale del cavallino rampante (il marchio più prestigioso del mondo, giova ricordare) nell’era della mobilità elettrica, in teoria a zero emissioni.
E già lì il primo errore, probabilmente. Ha senso una Ferrari elettrica? Soprattutto sapendo ormai fin troppo bene che le emissioni non sono a zero manco per niente, visto che la elettricità mica viene prodotta dalla polvere di stelle dei biscotti del Mulino Bianco?

Ecco doveva essere, dopo anni di ricerca sul progetto, tenuto segretissimo, un tripudio rosso Ferrari. E invece manco il rosso sono riusciti a fare. La Ferrari Luce è, francamente, neanche bruttissima in sé e per sé, se fosse una PEUGEOT. Ma caso vuole che sia una Ferrari. E invece sembra una cinesata di classe media, dentro e fuori, a mezzo milione di eury, pure. Roba da valanga di pernacchie, che infatti puntualmente sono arrivate da tutto il mondo. Il mercato e la base storica dei puristi hanno ovviamente risposto con un netto rifiuto, per usare un eufemismo, trasformando un lancio epocale in quello che molti analisti definiscono già un disastro d’immagine ed economico.

I mercati finanziari

Se ormai la questione è fattasi MEME con prese in giro di tutti i tipi, taluni veramente esilaranti, il segnale più immediato della freddezza generale trasformatasi in autentico sdegno è arrivato dai mercati finanziari. All’apertura delle contrattazioni successive alla presentazione, il titolo Ferrari ha subito un pesante crollo alla Borsa di Milano, chiudendo in calo dell’8,4%. Un verdetto spietato che riflette i forti dubbi degli investitori sulla sostenibilità di una strategia commerciale che devia drasticamente dalla tradizione della casa modenese.

Il design di Jony Ive divide il pubblico

A sollevare le polemiche più truci è stata l’estetica della vettura, curata dallo studio LoveFrom di Jony Ive e Marc Newson, celebri per il loro storico passato in Apple. Disegnatori di telefoni, rendiamoci conto.
La Luce si presenta come una berlina a quattro porte e cinque posti, lunga oltre cinque metri e con un peso complessivo che supera le 2,2 tonnellate. Le proporzioni e le linee in teoria pulite, fortemente ispirate al minimalismo tecnologico della Silicon Valley, sarebbero già fin troppo distanti dai canoni stilistici e dall’aggressività visiva tipici di Maranello, ma il risultato finale sfocia nel ridicolo, soprattutto se paragonato ai nuovi modelli Alfa Romeo presentati di recente. Un vero schiaffo in faccia alla tradizione inarrivabile della casa emiliana. Sui Social Network si sono rincorsi i paragoni ironici che l’hanno definita un iPhone su ruote, un mouse senza filo, una Fiat Multipla (venuta male), un clone di qualche cineseria a 4ruote o al massimo una replica di una brutta Tesla, evidenziando una profonda rottura con l’immaginario collettivo associato al marchio, per essere generosi. Per esserlo meno ci si domanda: ma quanto bisogna essere stupidamente inseguitori di mode fallaci e sostanzialmente ignoranti della storia del design italiano, per arrivare ad una tale pagliacciata?

La reazione durissima di Montezemolo e dei puristi

Il dissenso non è rimasto confinato alle piattaforme digitali, ma ha trovato voce nelle critiche feroci delle figure storiche dell’automobilismo italiano. L’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo ha rilasciato dichiarazioni durissime a margine dell’assemblea di Confindustria, parlando apertamente del rischio concreto di assistere alla distruzione di un mito. L’ex golden boy di Ferrari ha espresso il suo profondo dispiacere per la direzione intrapresa, arrivando a chiedere provocatoriamente la rimozione del cavallino rampante da una vettura ritenuta non degna della storia di Enzo Ferrari. A seguire copiando sostanzialmente l’ulteriore commento di Montezemolo anche l’imprenditore Flavio Briatore ha commentato la vicenda con mesta ironia sottolineando che l’auto ha un unico grande vantaggio, ovvero che i cinesi non avranno alcun interesse a copiarla. Il malcontento generale si concentra proprio sulla perdita dei pilastri identitari della Ferrari, a partire dall’assenza del sound del motore termico, che a Maranello hanno cercato di sostituire con un sistema acustico artificiale ispirato alle vibrazioni di una chitarra elettrica, scelta che non ha convinto gli appassionati. Si dirà: almeno non hanno messo i rombi finti. Ok, ma ci rendiamo conto del paradosso anche di questo aspetto? Che senso ha costruire automobili-giocattolo sempre più estreme in prestazioni che sostanzialmente nessuno sfrutta su strada, per poi non averne neanche il suono che rende bello il giocattolo? Ma aveva veramente senso copiare i cinesi invece di continuare ad essere copiati? La risposta è no. Ma ha veramente senso fare una Ferrari elettrica? Qui la risposta netta è più difficile, ma probabilmente anche qui sarebbe probabilmente negativa, almeno adesso e certamente sarebbe decisamente negativa per come è stata concepita questa “Luce” (che di bello ha davvero solo il nome): sembrare una berlina invece che una Supercar, che kakkio di senso ha? Zero virgola zero.

Prestazioni elevate ma concorrenza spietata

Dal punto di vista tecnico i dati dichiarati dalla casa automobilistica restano di rilievo, ma non certo di vertice assoluto. La Ferrari Luce vanta un powertrain da 1.050 cavalli, un’accelerazione da 0 a 100 chilometri orari in 2,5 secondi e un’autonomia superiore ai 500 chilometri grazie a un’architettura a 800 volt. Tali dati notevoli ma non eccezionali non bastano quindi a garantire l’esclusività nel segmento delle berline elettriche ad alte prestazioni. Modelli come la Tesla Model S Plaid, la Porsche Taycan Turbo GT o la Lucid Air Sapphire o perfino alcuni modelli di case cinesi non esattamente classificabili come leader del segmento del Lusso offrono performance del tutto paragonabili, se non superiori in termini di scatto puro, a una frazione del prezzo di listino della Luce, fissato alla cifra record di 550 mila euro.

Sfide future o flop per l’amministratore delegato Vigna?

Il CEO Benedetto Vigna si trova ora a dover difendere una scommessa industriale ad altissimo rischio. La dirigenza di Maranello continua abbastanza ottusamente a sostenere la bontà del progetto, evidenziando come l’auto punti a ridefinire il concetto di coinvolgimento emotivo alla guida attraverso la gestione del software e della dinamica del veicolo, piuttosto che con i soli dati grezzi. I vertici della azienda ricordano inoltre che anche il lancio del SUV Purosangue fu inizialmente accompagnato da un forte scetticismo prima di trasformarsi in un enorme successo di vendite. La sfida della Luce si preannuncia tuttavia molto più complessa, poiché si inserisce in una fase di generale rallentamento globale nella domanda di supercar a batteria, dove i collezionisti tradizionali continuano a preferire l’acquisto di un sogno legato al motore endotermico rispetto alla transizione ecologica imposta da normative sempre più contraddittorie e discutibili.

Il futuro è veramente su EV?

A parte questo flop sul lancio, che si vedrà se sarà controbilanciato dalle vendite, resta il problema di fondo: le EV sono davvero il futuro o no? Sono davvero ecosostenibili? Per ora ovviamente no: se il parco macchine mondiale virasse per magia ad elettrodomestico sarebbe necessario costruire centrali nucleari ovunque, o riaprire quelle a carbone dismesse come neanche nella Londra di Charles Dickens. Ma in futuro? Vedremo. Ma nel frattempo la cultura dell’automobile e della storia del design non sono vestitini fast fashion da cambiare come jeans delavati: sono il DNA del nostro sistema industriale ed anche culturale. E non è roba da svendere per seguire giovanilismi da quattro soldi, soprattutto se pagati cifre astronomiche. Le automobili non sono giocattoli: sono lavoro ed occupazione, dei designer, degli ingegneri, degli operai, molto più che dei dirigenti, capaci o meno, e soprattutto dei veri o finti guru della comunicazione, oltretutto sbagliata.

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Lapo Mazza Fontana

Guest Contributor LamiaFinanza.it

Con una decennale esperienza nei settori di analisi politica interna ed internazionale, analisi militare e geostrategica, ha diretto testate nel settore Automotive e Arti marziali/Sport da combattimento.
Dopo la pubblicazione di romanzi e saggi storici per le maggiori case editrici italiane e la collaborazione con alcune tra le maggiori testate giornalistiche italiane ed europee, tra cui La Voce di Montanelli, il ViviMilano del Corriere della Sera, l'International Herald Tribune e il The Guardian, oggi la sua carriera è caratterizzata dal focus per l'impatto della tecnologia in generale, della robotica e dell'Intelligenza Artificiale sul settore militare, sui mercati internazionali e sulla società occidentale nel suo complesso.

Areas of Expertise: Internationl, automotive, geopolitics
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