Povertà in Europa, oltre 72 milioni a rischio: l’Italia peggio della media UE

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Cresce l’allarme per la fragilità della classe media

I nuovi dati EU-SILC 2025 mostrano un’Europa sempre più diseguale. I principali quotidiani economici europei collegano il fenomeno a salari stagnanti, costo della vita, crisi abitativa e trasformazioni del lavoro

Le nuove statistiche EU-SILC (European Union Statistics on Income and Living Conditions) diffuse da Eurostat confermano una delle principali fragilità strutturali dell’Europa contemporanea: la crescita economica non sta riducendo in modo significativo il rischio di povertà. Nel 2025, infatti, 72,4 milioni di persone nell’Unione Europea risultavano a rischio povertà, pari al 16,3% della popolazione europea. Il dato è leggermente peggiorato rispetto all’anno precedente.

L’Italia si colloca sopra la media europea con un tasso del 18,6%, confermandosi tra i grandi Paesi europei più esposti alla vulnerabilità economica.

Non solo “rischio povertà”

Eurostat distingue il semplice “rischio povertà” dall’indicatore più ampio AROPE (At Risk of Poverty or Social Exclusion), che include anche deprivazione materiale e bassa intensità lavorativa. Considerando quest’ultimo parametro, le persone a rischio nell’UE salgono addirittura a 92,7 milioni, pari al 20,9% della popolazione europea.

Il quadro europeo resta fortemente disomogeneo. I Paesi con le percentuali più elevate di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale sono Bulgaria (29%), Grecia (27,5%) e Romania (27,4%).

Tra i migliori risultati figurano invece Repubblica Ceca (11,5%), Polonia (15%) e Slovenia (15,5%).

Nel caso italiano il problema assume una forte dimensione territoriale. Secondo Eurostat, Calabria e Campania figurano tra le regioni europee con il più alto rischio di povertà ed esclusione sociale: rispettivamente 48,8% e 43,5%.

L’opinione della stampa europea

I principali quotidiani finanziari europei stanno leggendo questi dati come il sintomo di una trasformazione più profonda del modello economico europeo.

Il Financial Times collega la crescita della vulnerabilità economica soprattutto alla crisi della classe media europea. In diversi editoriali e analisi, il quotidiano sottolinea come salari reali stagnanti, inflazione energetica e aumento dei costi abitativi stiano erodendo il potere d’acquisto anche delle famiglie tradizionalmente considerate stabili.

Anche Les Echos in Francia insiste sul tema della “précarisation des classes moyennes”, evidenziando come il lavoro qualificato non garantisca più automaticamente sicurezza economica, soprattutto nelle grandi aree urbane dove il costo della vita cresce più rapidamente dei salari.

Il quotidiano economico tedesco Handelsblatt ha invece collegato il problema alla trasformazione industriale europea: transizione energetica, automazione e rallentamento manifatturiero starebbero aumentando le disparità territoriali e sociali, soprattutto nei Paesi con produttività stagnante.

In Spagna, El País e Cinco Días sottolineano invece il ruolo della crisi abitativa e dell’aumento degli affitti, considerati ormai uno dei principali fattori di impoverimento urbano per giovani e lavoratori precari.

La natura della nuova povertà

Il dato più interessante emerso nel dibattito europeo riguarda però la natura della nuova povertà. Sempre più spesso non si parla di esclusione estrema, ma di vulnerabilità diffusa:

  • famiglie che lavorano ma non riescono a sostenere il costo della vita;
  • giovani occupati ma senza capacità di risparmio;
  • pensionati colpiti dall’inflazione;
  • lavoratori qualificati esposti alla precarizzazione.

Secondo diversi osservatori, il rischio maggiore per l’Europa non è soltanto l’aumento statistico della povertà, ma l’indebolimento progressivo del ceto medio, storicamente pilastro della stabilità sociale europea.

La “fragilità strutturale”

Anche think tank e istituzioni europee stanno iniziando a parlare apertamente di “fragilità strutturale”. La rete europea anti-povertà EAPN ha evidenziato che l’UE resta lontana dagli obiettivi 2030 di riduzione della povertà fissati dall’Agenda sociale europea.

Dietro i numeri EU-SILC emerge quindi una questione economica e politica molto più ampia: l’Europa sta attraversando una fase in cui crescita, innovazione e occupazione non riescono più automaticamente a tradursi in sicurezza economica diffusa. E proprio questa frattura tra sviluppo macroeconomico e percezione quotidiana del benessere è oggi uno dei temi più discussi nei principali quotidiani finanziari europei.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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