Hormuz paralizzato, quasi mille navi ferme: a rischio l’agroalimentare globale. Rincari in arrivo
Quasi mille navi bloccate nel Golfo Persico, per un valore di 23,7 miliardi di dollari di merci. È la fotografia di una crisi logistica senza precedenti quella scattata dal report Port Infographics di Assoporti e Srm (gruppo Intesa Sanpaolo), dopo la chiusura del traffico nello Stretto di Hormuz.

Transiti crollati dell’89%
In pochi mesi, i transiti giornalieri nello snodo strategico per l’energia mondiale sono crollati dell’89%. Un dato allarmante, considerando che da qui passa il 37% del petrolio trasportato via mare e il 28% del Gpl globale. Le navi sono costrette a deviare le rotte, spesso circumnavigando l’Africa via Capo di Buona Speranza, con ritardi fino a 20 giorni e costi in forte aumento.
Comparto agroalimentare in ginocchio
A pagare il prezzo più alto è soprattutto il comparto agroalimentare. Attraverso Hormuz transita circa la metà dei fertilizzanti utilizzati a livello globale – tra cui urea, ammoniaca e zolfo – essenziali per la produttività agricola. Il tema è stato al centro di un confronto tra operatori del settore durante Tuttofood 2026 a Milano.
Allarme Nazioni Unite: grave crisi umanitaria
L’allarme arriva anche dalle Nazioni Unite. Secondo la Fao, il protrarsi del blocco potrebbe innescare nel giro di poche settimane una grave crisi umanitaria. I prezzi dei fertilizzanti, già in crescita, rischiano di restare superiori del 15-20% anche nella seconda metà del 2026. Per gli agricoltori europei si prospetta un dilemma: ridurre l’uso di fertilizzanti, con conseguente calo delle rese, oppure assorbire i rincari, mettendo a rischio la sostenibilità economica delle aziende.
La crisi evidenzia inoltre la fragilità strutturale di un sistema agroindustriale fortemente dipendente dall’energia e da filiere globali lunghe. Anche in caso di riapertura dello Stretto, il ritorno alla normalità non sarebbe immediato: la produzione di gas naturale nel Golfo richiederà mesi, se non anni, per tornare a regime.
Rincari in arrivo
Intanto, cresce la preoccupazione per gli effetti sull’economia europea. Secondo gli operatori del settore, il blocco rischia di alimentare una nuova ondata di rincari lungo tutta la filiera agroalimentare, dall’energia agli imballaggi. Federalimentare avverte del pericolo di stagflazione per l’Italia, mentre le organizzazioni agricole stimano un aggravio dei costi superiore a 250 euro per ettaro.
In uno scenario sempre più instabile, mercati alternativi come Giappone e Australia diventano strategici. Ma, avvertono gli operatori, senza interventi rapidi il rischio è una nuova impennata dell’inflazione alimentare globale.






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