Iran, chiusura totale dello Stretto di Hormuz. Trump: colpiremo duramente. Che cosa accade ora

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Notte di escalation in Medio Oriente, dove le tensioni tra Iran e Stati Uniti si intensificano sullo sfondo di un accordo di pace sempre più lontano. Il mancato avanzamento nei negoziati per la fine della guerra alimenta un clima di crescente instabilità nella regione.

Usa: bombardamenti su larga scala

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato in un’intervista a Fox News il lancio di 49 missili Tomahawk, precisando che jet americani sono penetrati nello spazio aereo iraniano. Il capo della Casa Bianca ha inoltre alzato i toni, avvertendo che, in assenza di un’intesa con Teheran, l’intera regione rischia bombardamenti su larga scala.

Secondo fonti militari, gli Stati Uniti avrebbero colpito diverse infrastrutture riconducibili ai Pasdaran, inclusa l’area nei pressi dell’aeroporto di Bandar Abbas, snodo strategico vicino allo Stretto di Hormuz. Operazioni militari si sarebbero estese anche alle località di Kish, Sirik e Minab. Nelle prime ore del mattino, forti esplosioni sono state segnalate in diverse zone del Paese, in particolare nei pressi della capitale Teheran.

L’Iran annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz

La reazione iraniana è stata immediata. Dopo le dichiarazioni di Trump, che aveva rivendicato il passaggio indisturbato di 22 petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato la chiusura dello stretto a tutte le imbarcazioni, incluse navi commerciali e petroliere. Una mossa che ha immediatamente innescato forti preoccupazioni a livello internazionale.

Cina, Russia, Turchia e Arabia Saudita hanno lanciato un appello congiunto alla moderazione, chiedendo la cessazione delle ostilità e la ripresa dei negoziati per evitare gravi ripercussioni sull’economia globale.

Nel frattempo, il comandante delle forze aerospaziali dei Pasdaran, Majid Mousavi, ha dichiarato che l’Iran è pronto a trasformarsi in “un inferno” per gli Stati Uniti. Teheran ha rivendicato 18 attacchi nell’ambito della propria risposta militare, che avrebbero coinvolto Kuwait, Bahrein e Giordania. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, tra gli obiettivi colpiti figura la base aerea giordana di Al-Azraq.

Le Guardie Rivoluzionarie avrebbero inoltre impiegato 12 missili balistici contro velivoli militari statunitensi, dichiarando di aver distrutto diversi caccia, tra cui F-15, F-16 e F-35. Tuttavia, tali affermazioni non sono al momento verificabili in modo indipendente.

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