Usa, Trump impone nuovi dazi tra il 10 e il 12,50% per 60 paesi. Dall’Ue alla Gb passando per la Cina
Pechino torna a criticare la politica commerciale degli Stati Uniti dopo l’introduzione di nuovi dazi che colpiscono la Cina e altri 59 Paesi. “Ci opponiamo a tutte le forme di misure tariffarie unilaterali”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, nel corso di una conferenza stampa. “Le guerre tariffarie e commerciali non sono nell’interesse di nessuna delle parti”, ha aggiunto.

Le misure per i 60 paesi
Le misure, diffuse dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio Usa, Jamieson Greer, sono rivolte a 60 Paesi e sostituiscono quelle globali temporanee del 10%. La mossa è il risultato di un’indagine ad ampio raggio che, nella ricostruzione del Financial Time, vede importanti partner commerciali degli Stati Uniti come Giappone, Corea del Sud, India e Canada, oltre all’Ue e al Regno Unito. Nell’indagine figurano anche la Cina e il Brasile. Le nuove misure colpiscono, secondo quanto riferito dall’ufficio di Greer, oltre il 99% del commercio americano: ai Paesi dotati di leggi di contrasto al lavoro forzato è stato applicato un dazio del 10%, mentre a quelli privi è stato invece addebitata una maggiorazione del 2,5%, al 12,5%.
Nel frattempo, da Bruxelles la Commissione europea fa sapere di aver preso atto delle misure correttive pubblicate da Washington nell’ambito dell’indagine ai sensi della Sezione 301. L’Ue giudica positivamente il fatto che tali interventi risultino in linea con gli impegni tariffari assunti dagli Stati Uniti nella dichiarazione congiunta tra le due sponde dell’Atlantico.
“L’Unione europea ha già adempiuto alla propria parte dell’accordo”, sottolinea un portavoce, ribadendo l’aspettativa che gli Stati Uniti continuino a rispettarne i termini anche in futuro, in particolare in relazione a eventuali nuove misure derivanti da ulteriori indagini commerciali.
Canada, dal vino ai bastoni da hockey fino al cemento
Sul fronte nordamericano, intanto, l’amministrazione Trump ha firmato tre proclamazioni che introducono dazi aggiuntivi del 50% su diverse categorie di beni canadesi, dal vino ai bastoni da hockey fino al cemento. La misura è giustificata dalla Casa Bianca come risposta a quello che viene definito un “trattamento discriminatorio” nei confronti dei prodotti statunitensi.
Le nuove tariffe si applicheranno indipendentemente dall’origine dei beni nell’ambito dell’accordo USMCA, con alcune eccezioni che riguardano energia, potassio, prodotti già soggetti alla Sezione 232 e altri settori come pesce e minerali critici. L’entrata in vigore è prevista entro 30 giorni dalla firma.
Washington accusa Ottawa di aver imposto dazi e quote sulle automobili statunitensi non applicati ad altri Paesi, con un calo delle importazioni pari al 22% (5,6 miliardi di dollari) tra aprile 2025 e marzo 2026. Critiche anche per il blocco alla vendita di alcolici americani in gran parte delle province canadesi, che avrebbe causato una contrazione dell’81% (582 milioni di dollari), e per le quote sul formaggio giudicate più restrittive rispetto a quelle riservate all’Unione europea.
Si riaccendono le tensioni commerciali
Secondo la Casa Bianca, negli ultimi 18 mesi solo Cina e Canada avrebbero scelto la strada della ritorsione anziché quella del negoziato. L’amministrazione statunitense ha inoltre ribadito la propria contrarietà a un rinnovo dell’USMCA nella sua forma attuale, ritenuta non sufficientemente vantaggiosa per gli Stati Uniti.
Le nuove misure rischiano di riaccendere le tensioni commerciali a livello globale, dopo che all’inizio dell’anno la Corte Suprema statunitense aveva annullato i dazi di emergenza introdotti da Trump su scala internazionale. Il Canada resta comunque il secondo partner commerciale degli Stati Uniti, con un interscambio che nel 2025 ha raggiunto circa 716 miliardi di dollari.





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