Istat, rallenta l’inflazione in Italia. Come cambia il carrello della spesa, trasporti e tempo libero

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A giugno 2026 l’inflazione in Italia rallenta. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al netto dei tabacchi, resta invariato su base mensile e segna un incremento del 3% su base annua, in calo rispetto al +3,2% registrato a maggio.

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Alimentari, trasporti, tempo libero, cultura e cura della persona

Il rallentamento, spiega l’Istituto di statistica, è dovuto principalmente all’attenuarsi delle tensioni sui prezzi degli alimentari non lavorati, dei servizi di trasporto e di quelli legati al tempo libero, alla cultura e alla cura della persona.

A sostenere l’inflazione contribuisce invece la moderata accelerazione dei prezzi dei beni energetici. In diminuzione anche il tasso di crescita del cosiddetto “carrello della spesa”, che passa dall’1,9% all’1,6%, così come l’inflazione di fondo, anch’essa scesa dall’1,7% all’1,6%.

L’inflazione acquisita per il 2026 resta stabile al +2,6%

Segnali di rallentamento arrivano anche dal resto d’Europa. In Francia, l’inflazione si attesta all’1,8% su base annua, in calo rispetto al +2,4% di maggio, con una flessione mensile dello 0,2%. Il dato, reso noto dall’Insee, risulta migliore delle attese degli analisti ed è legato soprattutto alla frenata dei prezzi dell’energia, sebbene i prodotti petroliferi restino in forte aumento su base annua (+11%).

Anche in Germania si registra una decelerazione: a giugno i prezzi al consumo crescono del 2,3% rispetto allo stesso mese del 2025, secondo i dati preliminari dell’Ufficio federale di statistica. Il tasso era al 2,6% a maggio e al 2,9% ad aprile.

Inflazione, la cautela dei banchieri

Nonostante i segnali di raffreddamento, resta la cautela tra i banchieri centrali europei riuniti al forum della Bce a Sintra. Diversi membri del board sottolineano come sia ancora presto per considerare conclusa la fase di pressione sui prezzi, anche alla luce delle recenti dinamiche energetiche e delle tensioni geopolitiche.

Il capo economista della Bce, Philip Lane, ha evidenziato la necessità di valutare in che misura gli aumenti dei costi energetici degli ultimi mesi si siano trasmessi ai prezzi di alimentari e servizi. Sulla stessa linea il governatore della banca centrale olandese Olaf Sleijpen, secondo cui il calo attuale rappresenta “una buona notizia”, ma resta da capire quali effetti persistano lungo la filiera.

Più netto il giudizio del presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, che sottolinea come l’inflazione resti ancora ben al di sopra dell’obiettivo e come lo shock energetico non sia esaurito. Una posizione condivisa anche dal governatore della banca centrale belga, Pierre Wunsch, che tuttavia non esclude la possibilità di evitare ulteriori rialzi dei tassi.

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