Metano, l’Europa frena sulle regole per le importazioni: timori per la sicurezza energetica

Le nuove regole europee sulle emissioni di metano entrano in rotta di collisione con la sicurezza energetica.
Diversi Stati membri, tra cui Italia, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Paesi Bassi, temono che gli obblighi destinati agli importatori possano ridurre il numero dei fornitori disponibili e far aumentare i prezzi di gas, petrolio e prodotti raffinati.
Il confronto riguarda il Regolamento europeo 2024/1787, entrato in vigore il 4 agosto 2024. La norma impone controlli progressivamente più rigorosi sulle emissioni di metano generate durante l’estrazione, la lavorazione e il trasporto dei combustibili fossili venduti nell’Unione. Il metano ha una permanenza nell’atmosfera inferiore a quella dell’anidride carbonica, ma nei primi vent’anni esercita un effetto sul riscaldamento globale oltre ottanta volte superiore.
Gli importatori europei sono già tenuti, dal maggio 2025, a fornire informazioni sull’origine dei combustibili, sulle rotte commerciali e sui sistemi adottati per individuare perdite ed emissioni. Il passaggio più delicato scatterà il 1° gennaio 2027: per i contratti conclusi o rinnovati dopo il 4 agosto 2024, gli operatori dovranno dimostrare che petrolio, gas e carbone sono prodotti secondo sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica equivalenti a quelli europei. Seguiranno l’obbligo di comunicare l’intensità delle emissioni dal 2028 e, dal 2030, il rispetto di una soglia massima stabilita dalla Commissione.
Il principio ambientale
Il principio ambientale non è contestato apertamente dai governi. Il problema riguarda la sua applicazione alle filiere internazionali. Gli importatori europei non controllano direttamente pozzi, impianti e gasdotti situati nei Paesi produttori e potrebbero non ottenere tutti i dati richiesti. Alcuni fornitori potrebbero quindi scegliere di vendere gas naturale liquefatto e petrolio nei mercati asiatici, dove non sono previsti obblighi analoghi.
La questione è particolarmente sensibile perché l’Unione sta eliminando progressivamente le forniture russe e dipende sempre più dal GNL proveniente da Stati Uniti, Qatar, Algeria e Nigeria. Le tensioni in Medio Oriente e i problemi di transito nello Stretto di Hormuz hanno reso il mercato ancora più fragile. Un documento del Consiglio Ue del 10 luglio riconosce che la combinazione tra abbandono del gas russo, maggiore dipendenza dal GNL e volatilità dei mercati richiede una valutazione più attenta degli effetti della normativa sulla continuità delle forniture.
I requisiti europei
Stati Uniti e Qatar hanno esercitato forti pressioni su Bruxelles, sostenendo che i requisiti europei sarebbero difficili da applicare alle loro catene produttive. Un gruppo iniziale di undici Paesi dell’Unione ha chiesto un rinvio di almeno tre anni; successivamente il fronte favorevole a una maggiore flessibilità si è allargato. Il timore riguarda non soltanto il gas, ma anche greggio, carbone e prodotti come il carburante per l’aviazione.
Il 20 luglio la Commissione ha scelto una soluzione di compromesso. Senza modificare formalmente il regolamento, ha raccomandato alle autorità nazionali di non applicare sanzioni agli importatori inadempienti nel 2027, 2028 e 2029 quando ciò sia necessario per evitare interruzioni delle forniture. Ha inoltre pubblicato clausole contrattuali modello per facilitare i rapporti tra imprese europee e produttori esteri.
Raccomandazione non vincolante
La raccomandazione, tuttavia, non è giuridicamente vincolante e non rinvia gli obblighi: attenua soltanto la loro applicazione. Resta quindi una zona d’incertezza per le aziende che stanno negoziando contratti pluriennali. Le organizzazioni ambientaliste denunciano il rischio che la moratoria svuoti una normativa considerata pionieristica e osservano che ridurre le perdite di metano significa recuperare gas che altrimenti verrebbe disperso, rafforzando anche la sicurezza energetica.
La partita contrappone così due interpretazioni della sicurezza. Per i governi favorevoli al rinvio significa garantire nell’immediato una platea sufficientemente ampia di fornitori. Per i sostenitori della normativa significa ridurre gli sprechi, la dipendenza dai combustibili fossili e l’esposizione futura alle crisi internazionali. Il compromesso europeo evita per ora uno scontro frontale, ma rinvia al 2030 il momento in cui ambiente, prezzi e approvvigionamenti dovranno trovare un equilibrio più stabile.





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