Iran, fine del cessate il fuoco. S’infiammano i prezzi di petrolio ed energia. Le previsioni degli analisti
La tensione in Medio Oriente torna ad aumentare e i mercati reagiscono con volatilità: petrolio e gas in forte rialzo, mentre le Borse registrano pesanti ribassi.

Le principali piazze europee hanno chiuso mercoledì 8 luglio in territorio negativo. Parigi, Madrid e Berlino segnano perdite superiori al 2,1%, mentre Milano limita i danni con un calo dell’1,22%. In difficoltà anche Wall Street, dove gli investitori sono stati colti di sorpresa dalla nuova escalation geopolitica.
Attacco degli Usa all’Iran. Trump evoca nuovi raid
A pesare sui mercati è stato l’attacco degli Stati Uniti all’Iran, accompagnato dalle dichiarazioni di Donald Trump al vertice Nato. Il presidente ha parlato di cessate il fuoco “finito”, evocando la possibilità di nuovi raid e rilanciando l’ipotesi di un controllo sull’isola di Kharg. Parole che hanno messo in dubbio un accordo definitivo con Teheran e riacceso i timori legati allo Stretto di Hormuz.
In saluta i prezzi dell’energia
Le preoccupazioni si sono immediatamente riflesse sui prezzi dell’energia: a New York il Wti sale oltre il 5%, raggiungendo i 75 dollari al barile, mentre il Brent tocca quota 80 dollari. Anche il gas corre, chiudendo sopra i 49 euro al Ttf di Amsterdam.
Analisti, scenario cambiato
Secondo gli analisti, i mercati avevano inizialmente sottovalutato il riaccendersi delle tensioni, ma ora lo scenario appare cambiato. Pur non prevedendo un conflitto prolungato tra Stati Uniti e Iran, resta elevato il rischio legato a eventuali scontri nello Stretto di Hormuz, che potrebbero spingere ulteriormente al rialzo i prezzi energetici.
L’aumento del costo dell’energia riporta l’attenzione sulle banche centrali, in particolare sulla Federal Reserve, per la quale gli operatori danno ormai per probabile un nuovo rialzo dei tassi nel corso dell’anno, alla luce di un’inflazione ancora persistente.
Soffrono i titoli delle compagnie aeree
A Wall Street soffrono soprattutto i titoli delle compagnie aeree, penalizzati dal timore di un incremento dei costi del carburante. In controtendenza Alibaba, mentre i rendimenti dei Treasury decennali salgono al 4,593%, massimo da maggio.
Le tensioni restano elevate anche sul piano diplomatico. Trump ha minacciato ulteriori attacchi e ha espresso scetticismo sulla volontà dell’Iran di raggiungere un accordo, arrivando a definire i leader di Teheran “fuori di testa”. Da parte iraniana è arrivata una risposta immediata, con la minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz.
Previsioni ottimistiche ma forte volatilità
Gli investitori, per ora, restano alla finestra. Gli analisti prevedono giornate di forte volatilità, in attesa di sviluppi più chiari. Nonostante i timori di escalation, i mercati non scontano al momento un conflitto su larga scala, anche se l’imprevedibilità delle parti mantiene elevato il livello di rischio.
Prevale comunque un cauto ottimismo: la convinzione diffusa è che i prezzi del petrolio non torneranno ai picchi dei mesi scorsi, consentendo all’economia globale di continuare a crescere ed evitando una fase recessiva. In questo contesto si inserisce anche il memorandum d’intesa firmato dagli Stati Uniti con l’Iran, con l’obiettivo di arrivare a un accordo definitivo, anche sul dossier nucleare.





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