Reken: la nuova frontiera della cybersecurity è ricostruire la fiducia nell’era dell’IA. Le implicazioni per il mercato italiano
La crescita dell’intelligenza artificiale non sta modificando soltanto il modo in cui vengono prodotti i contenuti digitali, ma anche il panorama delle minacce informatiche. È da questa premessa che nasce Reken, la startup fondata da Shuman Ghosemajumder, ex responsabile del team Trust & Safety di Google e figura chiave nello sviluppo dei sistemi anti click-fraud del colosso di Mountain View. Dopo aver contribuito alla crescita di Shape Security – acquisita nel 2020 da F5 per circa un miliardo di dollari – Ghosemajumder torna sul mercato con una nuova società che punta ad affrontare quella che definisce “la principale minaccia dell’era dell’intelligenza artificiale: il collasso della fiducia nelle comunicazioni online”.

Dopo due anni di sviluppo in modalità stealth, Reken ha presentato Reken Private Core, una piattaforma di sicurezza basata su piccoli modelli proprietari di IA che operano direttamente sul dispositivo dell’utente, senza inviare dati al cloud. Il primo prodotto sviluppato sulla piattaforma è Northstar, una soluzione pensata per individuare in tempo reale tentativi di phishing, frodi, social engineering e deepfake sempre più sofisticati.
Dalla prevenzione alla protezione in tempo reale
L’approccio proposto da Reken rappresenta un cambio di paradigma rispetto alle tradizionali strategie di cybersecurity. Fino a oggi gran parte delle aziende ha investito soprattutto nella formazione dei dipendenti per riconoscere email sospette o tentativi di phishing. Secondo Ghosemajumder questo modello non è più sufficiente: gli attacchi generati dall’intelligenza artificiale sono diventati così credibili da riuscire a ingannare anche utenti esperti.
Per questo Northstar non cerca semplicemente di individuare contenuti creati con l’IA – che ormai rappresentano una quota crescente delle comunicazioni legittime – ma analizza il contesto della comunicazione, verificando l’identità del mittente e individuando anomalie invisibili all’occhio umano. L’obiettivo è offrire una protezione “just in time”, intervenendo nel momento in cui l’utente sta per compiere un’azione potenzialmente rischiosa.
Il valore dell’elaborazione “on-device”
L’elemento tecnologicamente più innovativo è l’esecuzione dei modelli on-device. A differenza di molte piattaforme di sicurezza che inviano email e messaggi a server cloud per l’analisi, i modelli di Reken elaborano i dati direttamente sul computer o sullo smartphone dell’utente.
Questa architettura offre diversi vantaggi:
- riduce il rischio di esposizione dei dati sensibili;
- elimina la latenza dovuta al trasferimento delle informazioni verso il cloud;
- limita la dipendenza da modelli linguistici di terze parti;
- facilita il rispetto delle normative sulla protezione dei dati personali.
In Europa, e in particolare in Italia, quest’ultimo aspetto assume un’importanza crescente alla luce del GDPR, dell’AI Act e delle crescenti richieste di sovranità digitale.
Perché la notizia è rilevante per il mercato italiano
L’emergere di Reken intercetta un’esigenza destinata a diventare centrale anche per il sistema produttivo italiano.
L’Italia presenta infatti un tessuto economico composto prevalentemente da piccole e medie imprese, spesso prive di Security Operation Center dedicati e con investimenti limitati nella sicurezza informatica. Parallelamente cresce rapidamente l’utilizzo di strumenti di IA generativa per redigere email, documenti commerciali, offerte e comunicazioni interne.
Questa combinazione aumenta il rischio di nuove forme di attacco, tra cui:
- phishing personalizzato generato con l’IA;
- Business Email Compromise (BEC), in cui i criminali impersonano dirigenti o fornitori;
- deepfake vocali utilizzati per autorizzare bonifici;
- falsificazione di identità digitali durante trattative commerciali.
Il rischio riguarda soprattutto settori ad alta intensità di relazioni commerciali come manifattura, moda, sanità, servizi professionali e filiere industriali, che costituiscono una parte significativa dell’economia italiana.
Dalla cybersecurity alla “trust economy”
L’aspetto forse più interessante della strategia di Reken è che sposta l’attenzione dalla semplice protezione informatica alla costruzione di un’infrastruttura di fiducia.
La startup immagina infatti la creazione di una Reken Network, una rete nella quale aziende, fornitori, clienti e partner possano verificare automaticamente l’autenticità delle reciproche comunicazioni. In questo modello la sicurezza non dipende più soltanto dalla capacità dell’utente di riconoscere una frode, ma dall’esistenza di un ecosistema che certifica preventivamente l’identità digitale degli interlocutori.
Le opportunità per l’ecosistema italiano
Per il mercato italiano questa evoluzione apre diverse prospettive.
Da un lato potrebbero crescere gli investimenti nelle soluzioni di AI Security, uno dei segmenti più dinamici della cybersecurity internazionale. Dall’altro aumenterà la domanda di tecnologie capaci di integrare sicurezza, tutela della privacy e conformità normativa.
Anche il settore finanziario, le compagnie assicurative, la pubblica amministrazione e il sistema sanitario potrebbero essere tra i principali beneficiari di strumenti in grado di verificare automaticamente l’autenticità delle comunicazioni senza trasferire dati sensibili all’esterno.
In prospettiva, la sicurezza delle comunicazioni potrebbe diventare un elemento competitivo al pari della protezione delle infrastrutture informatiche. Se negli ultimi vent’anni la cybersecurity ha cercato soprattutto di impedire l’accesso ai sistemi, nell’era dell’intelligenza artificiale l’obiettivo sembra spostarsi sulla capacità di distinguere ciò che è autentico da ciò che è stato artificialmente costruito per manipolare persone e organizzazioni.





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