Mario Tozzi chiede alle compagnie fossili di finanziare la transizione

La notizia in sintesi
- Mario Tozzi avverte: senza ridurre le emissioni, l’adattamento alla crisi climatica rischia di diventare insufficiente.
- Il geologo chiede alle compagnie fossili di finanziare la transizione, fermando nuove trivellazioni e sussidi.
- Per le rinnovabili propone cave e coperture degli edifici, con attenzione alla tutela del paesaggio.
- Favorevole al deposito unico per scorie a media e bassa radioattività, richiama la necessità di scegliere il sito.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Mario Tozzi ad Agorà: ridurre le emissioni per contenere la crisi climatica
Mario Tozzi, geologo e divulgatore, ha richiamato le responsabilità delle compagnie fossili nella crisi climatica durante il suo intervento ad Agorà, la trasmissione di Rai 3 condotta da Annalisa Bruchi. Al centro dell’analisi, la necessità di ridurre le emissioni e accelerare la transizione verso le rinnovabili, perché affidarsi soltanto alla tecnologia e all’adattamento potrebbe non bastare di fronte a un riscaldamento dalle conseguenze difficilmente prevedibili. Pur riconoscendo il contributo dei combustibili fossili allo sviluppo umano, Tozzi ne ha evidenziato gli effetti negativi, collegando il problema climatico alle scelte industriali, alla collocazione degli impianti energetici sul territorio e alla gestione delle scorie radioattive.
Compagnie fossili e rinnovabili: le richieste e i criteri indicati da Tozzi
Per Tozzi, la mitigazione deve accompagnare l’adattamento: senza intervenire sulle emissioni clima-alteranti, le soluzioni adottate per affrontare il riscaldamento rischiano di essere superate dall’aggravarsi della crisi, rendendo insufficiente anche il ricorso alla tecnologia. Il geologo attribuisce alle compagnie del gas, del petrolio e del carbone la responsabilità di finanziare la riconversione, sostenendo che potrebbero destinare una piccola parte degli utili, non dei fatturati, alla transizione senza fallire. Da questa valutazione discendono due richieste esplicite, “Basta nuove trivellazioni” e “Basta sussidi di ogni tipo”, motivate dall’incompatibilità, secondo il suo intervento, tra nuove estrazioni seguite dalla combustione e rispetto dei limiti di temperatura.
Come precedente industriale cita il contrasto al buco nell’ozono: anche un colosso come DuPont si riconvertì quando i CFC non poterono più essere prodotti, contribuendo al percorso di recupero descritto dal divulgatore. Per le rinnovabili distingue invece la convenienza economica degli impianti concentrati su aree vergini dall’opportunità di utilizzare superfici già compromesse, come cave e coperture degli edifici. La modularità consente applicazioni domestiche, ma non cancella la tutela paesaggistica: il Colle dell’Infinito di Leopardi è l’esempio citato di un luogo dove evitare pale eoliche.
Deposito unico delle scorie: il nodo della scelta del sito
Sul deposito unico per le scorie a media e bassa radioattività, Mario Tozzi esprime una posizione favorevole, richiamando l’obbligo di legge e la richiesta europea. Nel suo intervento indica 67 siti individuati, compresi alcuni nel Lazio, e afferma che occorrerà selezionarne uno opportunamente: il passaggio decisivo è dunque la scelta della localizzazione, non un sito già annunciato. La disponibilità personale dichiarata rende esplicita la sua posizione: “Me lo mettessero sotto casa non avrei niente da dire”.
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