Il (costo) opportunità bussa alla porta

Stuart Canning -
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Negli ultimi cinque anni, i Treasury decennali statunitensi hanno generato rendimenti reali nulli per gli investitori, mentre il mercato azionario statunitense è aumentato dell’87%.

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Questi dati non dovrebbero stupire. È ragionevole che gli investitori paghino di più per avere una volatilità inferiore (anche se questo rapporto non si conferma sempre). Sicuramente, i Treasury decennali USA sono stati meno volatili delle azioni.

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Vale la pena notare che le obbligazioni a più lunga durata erano effettivamente diventate più volatili dell’S&P 500, anche prima che intervenisse la riduzione della volatilità delle azioni tanto dibattuta.

Ci si domanda se la fredda realtà del costo opportunità pagato per evitare la volatilità a breve termine cambierà le percezioni degli investitori. Per gran parte del periodo intercorso dal 2012, molti investitori hanno sottolineato con chiarezza che considerano più importante la restituzione del capitale che il rendimento del capitale. Tuttavia, gli esseri umani hanno il vizio di dimenticarsi di ciò che volevano in passato. È quindi possibile che gli investitori passino dal temere il rischio di perdite spiacevoli a breve termine al timore di non realizzare guadagni? Quando subentrano questi tipi di spinte emotive, possono raccontarvi di più della eventuale presenza di una bolla di quanto non faccia una misura del valore.

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Whatever it takes

Naturalmente la data di inizio del quinquennio nei grafici precedenti non è scelta a caso. Il 26 luglio di cinque anni fa, Mario Draghi pronunciò il suo discorso su “Whatever it takes” con il quale ribadì l’impegno della BCE a preservare l’Euro e sostenere il sistema finanziario. Permise una ripresa degli afflussi verso i titoli dei paesi periferici d’Europa che erano stati nell’occhio del ciclone della crisi dell’Euro.

Gli investitori italiani hanno avuto cinque anni ottimi se sono riusciti a superare i propri timori.

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Agli investitori spagnoli è andata persino meglio.

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Gli investitori italiani e spagnoli non hanno dovuto affrontare il costo opportunità di nascondersi dalla volatilità. Tuttavia, il motivo tiene conto del fatto che nel 2012 i titoli di Stato italiani e spagnoli non erano meno volatili del mercato azionario.

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Non è neanche così evidente che si tratti di una conseguenza diretta della politica della banca centrale, almeno non nel modo in cui viene spesso descritto. Intervenire a sostegno della liquidità nel sistema bancario, e contribuire a cambiare le percezioni degli investitori sulle obbligazioni periferiche, da essere un rischio di credito ad un rischio sovrano, è estremamente importante, così come lo sono i cambiamenti delle aspettative del mercato sui tassi d’interesse.

Al contrario, è meno chiara la narrazione che vuole che gli afflussi verso questi asset, dettati dal QE, abbiano spinto al rialzo i prezzi. Le Figure 3 e 4 mostrano che i rendimenti sulle obbligazioni italiane e spagnole sono rimaste generalmente invariate dall’inizio del 2015, momento in cui iniziò il programma esteso di acquisto di titoli da parte della BCE (gli acquisti USA furono interrotti a ottobre 2014).

La scorsa settimana, un intervento di un membro del Comitato direttivo della BCE ha inoltre dimostrato come la liquidità che gli istituti ricevono attraverso gli acquisti di obbligazioni da parte della BCE si è tendenzialmente diretta verso titoli di Stato di altri regioni del mondo, in particolare gli USA (senza che con questo ne sia derivato un aumento dei rendimenti sul mercato dei Treasury, come abbiamo visto).

Piuttosto, sembrerebbe che il rendimento costituisca un punto di partenza. A gennaio 2015, le obbligazioni decennali italiane e spagnole avevano un rendimento rispettivamente dell’1,6 e dell’1,5%, e da allora i loro rendimenti reali sono stati bassi. Possiamo vedere che i Bund tedeschi, che cinque anni fa avevano rendimenti nettamente più bassi, non hanno mantenuto il passo con i paesi periferici.

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Vi sono segnali più chiari di un impatto del QE sul mercato delle obbligazioni societarie ma, per quel che concerne i titoli di Stato, quanto detto suggerisce che non dovremmo perdere di vista i rendimenti, a prescindere dalle nostre stime sui flussi di capitali degli investitori o delle banche centrali.

E con i rendimenti ai livelli di oggi, sembra che i costi opportunità potrebbero certo venire a bussare in Europa, proprio come è accaduto negli USA.

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 Stuart Canning – Investment Specialist del team Multi Asset – M&G Investments