Giappone, valgono ancora i classici deterrenti?

Ernst Glanzmann -

Dopo essere state relativamente impopolari per diverso tempo, le azioni giapponesi stanno iniziando a riconquistare un po’ di peso in termini di asset allocation. anche se nel complesso persiste un atteggiamento di prudenza, in quanto la comunità degli investitori continua a nutrire perplessità data la difficile situazione demografica del Paese, un’economia impantanata in una crescita anemica e un rapporto debito/PIL di proporzioni pressoché stratosferiche.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

Tra i possibili deterrenti l’invecchiamento demografico, problematica ben nota al governo Abe che sta spingendo costantemente in alto la percentuale di lavoro femminile, e il rapporto debito/pil, attualmente intorno al 235%. La cifra è sì elevatissima, ma livelli eccessivi di indebitamento rappresentano un problema più grave nella zona Euro, dove non esiste un “acquirente di ultima istanza” per le emissioni di titoli di Stato vista l’assenza di Banche centrali che operino a livello nazionale. Tra gli elementi da prendere in considerazione anche una crescita anemica, spesso indicata come il motivo principale per non investire nel mercato azionario locale.

In realtà, se in altri Paesi i consumi privati sono stati favoriti grazie al regime di bassi tassi d’interesse, al governo nipponico basterebbe invitare i cittadini a non rinviare ulteriormente gli acquisti che possono comodamente finanziare con i propri risparmi in questo momento. Il vero problema per le autorità nipponiche consiste dunque nel portare l’inflazione al livello target. Mentre gli strumenti di politica monetaria non convenzionale sembrano pressoché esauriti, la soluzione potrebbe giungere dalla politica governativa. Quindi, la grande speranza per l’economia giapponese è che un pacchetto completo in grado di “ricaricare” la politica di Abenomics possa finalmente far decollare la crescita economica.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Inoltre, il fatto che il Giappone sia percepito come un Paese scarsamente innovativo è un fenomeno piuttosto nuovo. Le infrastrutture del territorio sono senza pari, come potranno constatare i visitatori dei Giochi Olimpici del 2020. E il Paese è sempre stato all’avanguardia nell’innovazione della tecnologia robotica. Anzi, c’è chi afferma che gli sviluppi sul fronte della robotica potrebbero potenzialmente superare le difficoltà demografiche della Nazione.

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Non è corretto, dunque, ritenere la cultura giapponese del risparmio sia un ostacolo all’innovazione. Certo, le caratteristiche di stabilità e fidelizzazione aziendale possono fungere da freno, ma gli investimenti nipponici in ricerca e sviluppo (R&D) si sono costantemente dimostrati più consistenti rispetto a quasi tutti gli altri Paesi industrializzati, sia in termini assoluti che relativi. Un altro aspetto incoraggiante è dato dal fatto che le società giapponesi abbiano compiuto progressi costanti, seppure a un ritmo molto lento, sul fronte della corporate governance. Quando Abe è salito al governo, le aspettative in tal senso erano elevate, ma il gran numero di parti coinvolte ha fatto sì che le fasi iniziali si rivelassero impegnative. Oggi è evidente che i vertici dirigenziali si concentrano davvero sul miglioramento della redditività del capitale proprio (RoE), che secondo le previsioni avrebbe dovuto superare quota 10% per la prima volta nella storia nell’esercizio chiuso nel 2017. Inoltre, diverse società stanno anche cercando di accrescere il valore per gli azionisti tramite un connubio di distribuzioni costanti dei dividendi e riacquisti di azioni opportunistici.

E ancora, sebbene i dati sul PIL siano relativamente poco entusiasmanti, le società giapponesi stanno generando, in media, una crescita degli utili per azione di circa il 7-8% annuo in un ciclo di tre anni e non si trovano in un periodo di stagnazione come molti suppongono. Molte società stanno vivendo un periodo di crescita e gli sviluppi sul fronte della corporate governance dovrebbero andare a vantaggio degli investitori in termini di rendimento del capitale. In questa fase, i prezzi delle azioni non scontano ancora i suddetti sviluppi positivi – le valutazioni rimangono pertanto interessanti con multipli P/E forward pari a 12,9x (16,9x negli USA).1

Per il momento, le opportunità d’investimento in Giappone sono saldamente ancorate a livello microeconomico, dove investitori competenti possono individuare attori di nicchia in grado di offrire una crescita degli utili sostenibile a un prezzo ragionevole. Ma se il governo riuscisse a convincere la popolazione a riallocare parte dei risparmi verso i consumi differiti, le prospettive di redditività aziendale diventerebbero estremamente interessanti.

E infine, se gli investitori divenissero sempre più consapevoli che i tanto declamati “deterrenti” (situazione demografica difficile, eccessivo accumulo di debito e crescita anemica) sono in realtà esagerati, un’ondata di flussi di capitali potrebbe determinare un sostanziale re-rating del mercato nel complesso.


Ernst Glanzmann – responsabile strategie azionarie per il Giappone – GAM Investments

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