FED aggressiva sui tassi e avvio del QT

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Nella riunione di due giorni del FOMC (commissione operativa della Federal Reserve) le previsioni in materia di politica monetaria sono nettamente favorevoli ai falchi che sembra abbiano deciso di accelerare il processo per fronteggiare ancora più seriamente le pressioni inflazionistiche.

Nel mese di marzo l’indice dei prezzi al consumo ha evidenziato una crescita dell’8,5% anno su anno – il valore maggiore dal 1981. Su base mensile l’inflazione ha mostrato un aumento dell’1,2% ben superiore all’incremento mostrato a febbraio (+0,8%). Il tutto sancito dal fatto che sussistono ancora forti rischi al rialzo sui prezzi per i ritardi nelle catene di fornitura, per la persistente crisi in Ucraina e per i problemi in Cina per il contenimento dei casi di Covid-19 che stanno paralizzando il paese con severi lockdown. Pressioni inflazionistiche molto preoccupanti mentre la disoccupazione (il secondo obiettivo del mandato della FED) ha raggiunto il minimo del 3,6% (ovvero uno situazione di piena occupazione tenendo conto che un certo livello di disoccupazione è fisiologico all’interno di un’economia).

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Cosa scontano i mercati?

I mercati finanziari stanno, quindi scontando un aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti di almeno 50 punti base, portando l’aumento del costo del denaro nella forchetta di 0,75% – 1%. Infatti, sembra improbabile che la banca centrale americana possa alzare in questo momento i tassi di 75 punti base con il rischio di indebolire ulteriormente l’economia domestica e causare dunque una possibile recessione tecnica. Forse nei mesi successivi potrebbe essere necessario un altro rialzo monstre ma non ora.

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La certezza sulle scelte della FED è ben dimostrata dall’andamento recente del cambio EUR/USD in cui il dollaro sembra non avere più freni al suo rafforzamento visto che è passato nelle ultime cinque settimane da 1,10 a 1,05 per ogni euro. D’altra parte, la sua robustezza si è dimostrata dirompente anche nei confronti di altre coppie valutarie quali lo USD/JPY che è passato, nello stesso periodo, da 122 a 130 yen per dollaro, nei confronti del USD/CAD da 1,25 a 1,29, e il USD/CHF da 0,92 a 0,97.

L’obiettivo principale della riunione sarà di limitare la crescita dell’inflazione e porre solide basi di politica monetaria tali però da non compromettere la ripresa dell’economia americana, già messa a dura prova da innumerevoli fattori. Infatti, il PIL statunitense risulta in contrazione nel primo trimestre 2022 dell’1,4%. Dunque, il FOMC dovrà essere in grado di bilanciare abilmente le sue decisioni anche se pare che – per il momento – preferisca sacrificare la crescita economica. Infatti, le pressioni inflazionistiche risultano assai preoccupanti e le delibere della commissione vogliono rappresentare uno spartiacque tra l’atteggiamento incerto dei mesi scorsi ed un comportamento più duro in futuro.

Quali sono le previsioni di IG?

Le nostre previsioni sono che la FED aumenterà i tassi di interesse di 50 punti base nel prossimo meeting e incrementerà il costo del denaro per tutto il corso dell’anno. Ci aspettiamo un livello dei tassi negli Stati Uniti entro fine anno tra il 2,50% e il 3%. Crediamo, inoltre, che il processo di quantitative tightening possa essere attivato già nel meeting odierno. Le minute dell’ultima riunione avevano indicato che quest’ultimo avrà un tetto massimo di spesa di $60 miliardi per i Treasuries e di $35 miliardi per i mortgage-backed securities.

Quali mercati possono salire e quali scendere?

Nel medio/breve i settori azionari da favorire sono quelli energetici e industriali. Anche il comparto bancario dovrebbe essere sostenuto da una politica monetaria aggressiva sul rialzo dei tassi di interesse. Le banche statunitensi potrebbero risentire tuttavia dell’effetto doom loop come quelle europee per l’ammontare di bond governativi che hanno in portafoglio. Nel complesso rimaniamo moderatamente rialzisti sulle banche d’affari. Discorso diverso per il settore tecnologico soprattutto per quelle imprese fortemente indebitate che potrebbero risentire notevolmente dall’aumento del costo del denaro. Sui mercati valutari riteniamo che il dollaro abbia ancora spazio per salire contro le altre valute internazionali.

E la BCE seguirà a ruota la FED?

Non necessariamente. Mentre negli Stati Uniti le pressioni inflazionistiche arrivano sia dal lato dell’offerta ma anche da quello della domanda, in Europa al momento il principale driver dell’aumento dei prezzi al consumo è legato al settore energetico e a quello dei trasporti. La crescita dei salari evidenziata nel mercato statunitense non è mai stata osservata nel Vecchio Continente. La differenza tra le divergenti politiche monetarie porterà nel medio/breve periodo il cambio eurodollaro a scendere anche verso la parità.