ESG, l’indagine della Banca d’Italia nelle aree di governance: carenze e ritardi

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La Banca d’Italia ha pubblicato i risultati di una interessante indagine condotta su un campione di 86 intermediari non bancari sul livello di integrazione dei rischi climatici e ambientali nei paradigmi gestionali con particolare riguardo alle aree di governance e organizzazione, modello di business e strategia, sistema di gestione dei rischi, informativa al mercato. La ricerca si pone a valle della pubblicazione nello scorso mese di aprile di un un primo documento da parte della Banca Centrale sulle “Aspettative di vigilanza sui rischi climatici e ambientali” contenenti indicazioni non vincolanti per gli intermediari bancari e finanziari vigilati circa l’integrazione dei rischi climatici e ambientali (fisici e di transizione).

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Quali sono le principali evidenze della ricerca?

A fronte di una generalizzata attenzione alle tematiche Environmental, Social and Governance (ESG) da parte dei vertici aziendali, nella maggior parte dei casi si sono riscontrate diffuse carenze, con ritardi nella realizzazione e, spesso, anche nella pianificazione degli interventi strutturali sui diversi profili aziendali interessati. In tema di modello di business e strategia, sono emerse aree di debolezza nella valutazione di come i rischi ambientali e climatici possano influenzare il contesto competitivo e normativo nel quale ciascuna azienda opera.
La maggioranza degli intermediari si è limitata a ricondurre il tema della sostenibilità del business model alla presenza, nella propria offerta commerciale, di prodotti proposti come “green” o “socialmente responsabili”. Scarsa è risultata l’attenzione al conseguimento di misurabili obiettivi di sostenibilità della strategia aziendale e al monitoraggio di specifici indicatori di performance, individuati solo da un numero ridotto di operatori.

Con riguardo alla governance e al sistema organizzativo, è emerso un grado di rispondenza alle aspettative differenziato. Se per una larga parte di soggetti il tema della sostenibilità è all’attenzione dei vertici aziendali, si evidenzia comunque una quota non trascurabile di società in cui il grado di coinvolgimento degli organi di governance è solo parziale o, in taluni casi, addirittura nullo. In particolare, sono emerse aree di debolezza legate alla scarsa presenza negli organi amministrativi di competenze sui temi climatici e ambientali e a un insufficiente sistema di reporting.

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I rischi

In merito al sistema di gestione dei rischi, si evidenzia la necessità che gli intermediari accelerino gli sforzi per allinearsi alle aspettative, sviluppando un’adeguata azione delle funzioni di controllo. Un problema molto diffuso è riconducibile alla difficile reperibilità di dati affidabili e utili alla misurazione dei rischi; la qualità delle informazioni raccolte principalmente da providers esterni risulta inoltre non adeguatamente valutata, alla luce delle carenti strategie di governo dei dati e di una insufficiente integrazione degli stessi nei sistemi informativi aziendali. Le aspettative di vigilanza chiedono la realizzazione di una sistematica integrazione dei rischi di sostenibilità nel sistema di risk management aziendale. A tale scopo è necessario che gli intermediari completino la mappatura degli eventi di rischio che potrebbero manifestarsi in relazione a fattori climatici e ambientali e ne valutino la materialità e le implicazioni di natura prudenziale.

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Alla luce dei risultati emersi la Banca d’Italia chiede a tutti gli intermediari di predisporre un “Piano di azione” che individui gli specifici interventi che si intende porre in essere per colmare le lacune identificate, specifichi le priorità e i tempi necessari al completamento delle diverse iniziative, in considerazione dell’intensità di esposizione ai rischi e in funzione della dimensione e complessità dell’operatività aziendale e tenga conto degli elementi di debolezza e delle esigenze di miglioramento emerse dai questionari di autovalutazione sopra rappresentate.

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