Fringe benefit e Welfare aziendale: la circolare 2/2026 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

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Nuovi chiarimenti su fringe benefit, flexible benefit e vantaggi fiscali per i lavoratori

La circolare n. 2/2026 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro interviene per chiarire alcuni aspetti operativi legati al welfare aziendale e al trattamento fiscale dei benefit riconosciuti ai lavoratori. Il documento si inserisce nel quadro delle norme aggiornate dalla Legge di Bilancio e dalle recenti interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate, con l’obiettivo di fornire indicazioni pratiche a imprese e consulenti del lavoro.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

La circolare analizza in particolare le modalità di erogazione dei fringe benefit e dei flexible benefit, strumenti sempre più utilizzati dalle aziende per integrare la retribuzione e migliorare il benessere dei dipendenti.

I vantaggi per i lavoratori

Uno degli elementi centrali evidenziati dalla circolare riguarda il trattamento fiscale agevolato di molte forme di welfare aziendale. Alcuni benefit possono infatti essere erogati senza essere considerati reddito imponibile, entro determinate soglie stabilite dalla normativa.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Tra i principali vantaggi per i lavoratori l’incremento del potere d’acquisto, grazie a servizi e beni che non subiscono la normale tassazione sul reddito da lavoro e l’accesso a servizi per la famiglia, come istruzione, assistenza ai figli o supporto alla cura dei familiari. Inoltre la possibilità di usufruire di servizi di mobilità, sanità integrativa e previdenza complementare.

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Questo tipo di strumenti consente alle imprese di migliorare il benessere dei dipendenti senza aumentare il costo del lavoro nella stessa misura di un aumento salariale tradizionale.

Le modalità di erogazione

La circolare ricorda che i benefit possono essere concessi attraverso diverse modalità operative. In molti casi le aziende utilizzano piattaforme digitali di welfare che consentono ai lavoratori di scegliere tra diverse opzioni: voucher per servizi educativi, contributi per attività sportive, assistenza sanitaria integrativa o rimborsi per spese familiari.

Un’altra modalità frequente riguarda l’erogazione di buoni acquisto o carte welfare, che permettono di utilizzare il credito assegnato dall’azienda per specifiche categorie di beni o servizi.

La Fondazione sottolinea inoltre che i piani di welfare possono essere introdotti tramite contrattazione aziendale o accordi collettivi, ma anche attraverso regolamenti unilaterali dell’impresa, purché rispettino i requisiti previsti dalla normativa fiscale.

Il ruolo crescente del welfare aziendale

Negli ultimi anni il welfare aziendale ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel sistema delle relazioni di lavoro in Italia. Molte imprese utilizzano questi strumenti per rafforzare le politiche di retention dei dipendenti, migliorare il clima organizzativo e compensare la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione.

La circolare 2/2026 evidenzia proprio questa evoluzione: i benefit non rappresentano più solo una forma accessoria di retribuzione, ma diventano parte integrante delle strategie di gestione delle risorse umane.

In prospettiva, la diffusione dei piani di welfare potrebbe continuare a crescere, soprattutto se accompagnata da ulteriori incentivi fiscali e da una maggiore integrazione con le politiche pubbliche di sostegno al reddito e alla famiglia.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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