Imu 2026, le scadenze e le nuove aliquote. Tutte le novità

Nel 2026 l’IMU torna con il consueto calendario in due rate: acconto entro il 16 giugno e saldo finale entro il 16 dicembre. Restano in gran parte invariati i principi generali dell’imposta, comprese le principali esenzioni, ma ci sono anche delle novità, in particolare sul fronte delle aliquote comunali.
L’imposta municipale propria continua a non essere dovuta sull’abitazione principale, ad eccezione degli immobili di lusso, ossia quelli appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.
Gli immobili esenti dall’Imu
Accanto a questa esclusione, il sistema prevede una serie articolata di ulteriori esenzioni. Non pagano l’IMU, tra gli altri, gli immobili posseduti da enti pubblici – come Stato, Comuni, Regioni e Servizio sanitario nazionale – quando destinati a finalità istituzionali. Sono esentati anche i fabbricati appartenenti alle categorie catastali da E/1 a E/9, quelli destinati a usi culturali o al culto, oltre agli immobili della Santa Sede e quelli di Stati esteri o organizzazioni internazionali, nei casi previsti da accordi specifici. Rientrano tra i casi di esclusione anche gli immobili occupati abusivamente o non disponibili, a condizione che sia stata presentata regolare denuncia.
Le scadenze
La prima scadenza operativa resta fissata al 16 giugno, termine entro il quale versare l’acconto calcolato sulla base delle aliquote comunali del 2025 o, se già deliberate, di quelle aggiornate al 2026. I contribuenti hanno inoltre la possibilità di pagare l’intero importo in un’unica soluzione entro la stessa data, utilizzando come riferimento le aliquote dell’anno precedente. Il conguaglio definitivo avverrà poi entro il 16 dicembre, quando il saldo dovrà essere calcolato secondo le aliquote in vigore per il 2026.
Le nuove aliquote
Sul fronte normativo, una delle principali novità riguarda il sistema di determinazione delle aliquote. Con un intervento dello scorso novembre, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha introdotto un nuovo modello più semplificato. In passato, infatti, i Comuni potevano scegliere le aliquote all’interno di una casistica estremamente ampia e complessa. Oggi, invece, sono tenuti a rispettare criteri uniformi definiti a livello nazionale, con una significativa riduzione delle variabili. L’obiettivo è rendere il sistema più trasparente e prevedibile, facilitando i contribuenti nel calcolo dell’imposta dovuta.





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