Fusione Warner-Paramount, Hollywood non ci sta. Le ricadute per gli spettatori

Oltre mille tra sceneggiatori, attori e registi hanno firmato una lettera aperta per esprimere la propria contrarietà all’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount, sostenendo che l’operazione rischia di aggravare le difficoltà già presenti nell’industria dell’intrattenimento hollywoodiana. Tra i firmatari figurano nomi di primo piano come Bryan Cranston, Joaquin Phoenix, Tiffany Haddish, Lily Gladstone e Yorgos Lanthimos.
I dettagli dell’acquisizione di Warner Bros
Nel documento si sottolinea che la fusione tra due grandi realtà produttive potrebbe tradursi in “meno opportunità per i creatori, meno posti di lavoro lungo tutta la filiera produttiva, costi più elevati e una minore scelta per il pubblico, sia negli Stati Uniti che a livello globale”. La lettera evidenzia inoltre un calo significativo nel numero di film prodotti e distribuiti, accompagnato da una riduzione della varietà di storie finanziate. Secondo i firmatari, un numero sempre più ristretto di grandi gruppi decide quali progetti realizzare e a quali condizioni, penalizzando creatori e realtà indipendenti.
L’iniziativa arriva a pochi mesi dall’annuncio dell’accordo da 111 miliardi di dollari con cui Paramount, guidata dall’amministratore delegato David Ellison, ha prevalso su Netflix nell’acquisizione di Warner Bros. Discovery. Ellison ha difeso l’operazione, assicurando che porterà benefici alla comunità creativa, con l’impegno a distribuire almeno 30 film all’anno nelle sale e a investire in entrambe le società.
Secondo il manager, un’eventuale fusione con Netflix avrebbe dato vita a un gigante dello streaming con dimensioni doppie rispetto ai principali concorrenti. L’operazione tra Paramount e Warner Bros. Discovery dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno, subordinatamente all’approvazione degli azionisti e delle autorità di regolamentazione. L’azienda ha dichiarato di non prevedere ostacoli significativi negli Stati Uniti, mentre alcuni Paesi, tra cui Germania e Slovenia, hanno già espresso parere favorevole.




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