Orsini e Meloni contro “l’Europa che frena”: il dibattito acceso dopo l’Assemblea di Confindustria. Il parere di Carlo Cottarelli
Dall’energia alla burocrazia europea, passando per ETS, competitività e industria: gli interventi all’Assemblea di Confindustria hanno riaperto il confronto sul rapporto tra Italia, imprese e Bruxelles. La stampa italiana si divide tra chi parla di realismo industriale e chi denuncia una deriva “eurocolpevolista”
L’Assemblea 2026 di Confindustria ha segnato uno dei momenti più espliciti di critica verso l’Unione Europea da parte del presidente Emanuele Orsini e della premier Giorgia Meloni. Al centro degli interventi: costo dell’energia, regole ambientali, competitività industriale e burocrazia europea.

Emanuele Orsini ha parlato apertamente di rischio di “deserto industriale europeo”, sostenendo che Bruxelles non avrebbe compreso fino in fondo il problema della competitività manifatturiera. Nel suo intervento ha definito il prezzo dell’energia una “minaccia esistenziale” per le imprese europee e ha criticato duramente il sistema ETS sulle emissioni, accusandolo di aver trasformato la decarbonizzazione in una forma di speculazione finanziaria.
Particolarmente forte la richiesta di sospendere temporaneamente l’ETS europeo, considerato da Confindustria un fattore che starebbe accelerando delocalizzazioni e perdita di competitività rispetto a Stati Uniti e Cina.
La posizione di Giorgia Meloni è stata in parte convergente, anche se politicamente diversa. La premier ha attaccato quella che ha definito una UE troppo burocratica, sostenendo che “l’Europa deve fare meno e meglio” e criticando un modello regolatorio percepito come distante dai bisogni dell’industria.
Intervista a Carlo Cottarelli
Diversi quotidiani italiani hanno letto gli interventi come il segnale di una crescente insofferenza del sistema produttivo italiano verso alcune politiche europee, soprattutto sul Green Deal e sui costi energetici.
Abbiamo chiesto a Carlo Cottarelli di approfondire con noi questo tema, e di commentare la superficialità con la quale Governo e Confindustria hanno affrontato un tema tanto delicato. Qui il link alla video-intervista realizzata da La Mia Finanza

“Gli interventi del presidente della Confindustria Orsini e della premier Meloni all’Assemblea della Confindustria hanno suscitato in me sentimenti contrastanti. Da un lato, ho apprezzato l’aver indicato l’eccesso di burocrazia come male fondamentale della nostra economia. Dall’altro, gli attacchi all’Europa mi hanno ricordato un film già visto: quello in cui all’avvicinarsi delle elezioni i leader politici italiani (in passato non solo quelli della destra nazionalista, ma talvolta anche quelli del centrosinistra) scaricavano sull’Europa tutta la responsabilità dei mali nostrani”.
I commenti dei quotidiani
Il Corriere della Sera ha sottolineato soprattutto la radicalità dell’attacco di Orsini a Bruxelles, evidenziando come il presidente di Confindustria abbia parlato di una burocrazia europea “lunare” e di una manifattura continentale schiacciata tra costi energetici e concorrenza asiatica. Il quotidiano osserva però anche una contraddizione: Orsini critica duramente l’Europa, ma allo stesso tempo sostiene che solo una dimensione europea più forte possa reggere la competizione globale.
Fortune Italia ha interpretato il discorso come un allarme industriale più che politico, concentrandosi sul rischio di perdita di competitività europea e sul ritardo economico italiano rispetto a Stati Uniti e Cina.
Molto più critico invece HuffPost Italia, che ha parlato apertamente di una “congrega eurocolpevolista”, accusando sia Confindustria sia il governo di attribuire all’Europa responsabilità che deriverebbero anche da problemi strutturali italiani: bassa innovazione, scarsi investimenti e ritardi nell’attuazione del PNRR.
Anche La Repubblica, in un commento firmato da Francesco Manacorda, ha criticato l’impostazione degli interventi, sostenendo che il rischio sia trasformare Bruxelles nel capro espiatorio delle difficoltà italiane. Il quotidiano sottolinea come nei discorsi siano mancati riferimenti alle responsabilità nazionali su crescita, produttività e politiche industriali.
Più equilibrata l’analisi di Firstonline, secondo cui Orsini e Meloni condividono alcune critiche all’UE, ma partono da prospettive differenti: Confindustria chiede un’Europa più forte e industriale, mentre Meloni mantiene un approccio più sovranista e orientato alla riduzione del peso regolatorio di Bruxelles.
Una certa ambivalenza
Il punto centrale del dibattito riguarda proprio questa ambivalenza. Né Orsini né Meloni propongono realmente un’uscita dall’orizzonte europeo. Al contrario, entrambi riconoscono che senza scala europea sarebbe impossibile competere con Stati Uniti e Cina. La critica si concentra piuttosto sul modello attuale dell’UE: troppo lenta, troppo burocratica e troppo focalizzata sulla regolazione rispetto alla politica industriale.
Dietro gli interventi emerge quindi una questione più ampia che attraversa oggi gran parte dell’Europa industriale: come conciliare transizione ecologica, competitività e sostenibilità sociale. Per una parte crescente del mondo produttivo europeo, il timore è che il Green Deal e i vincoli climatici stiano imponendo costi troppo rapidi a economie che già soffrono energia cara, stagnazione e concorrenza globale aggressiva.
Al tempo stesso, però, molti commentatori ricordano che proprio l’industria italiana ha beneficiato enormemente del mercato unico europeo, del PNRR e delle politiche monetarie della BCE. Per questo il dibattito emerso all’Assemblea di Confindustria viene letto da parte della stampa come il segnale di una nuova fase politica europea: meno entusiasmo federalista e più conflitto tra esigenze industriali, transizione verde e governance comunitaria.





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