OpenAI pubblica “Industrial Policy for the Intelligence Age”. Commenti e opinioni

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La “Industrial Policy for the Intelligence Age” di OpenAI propone un quadro per governare l’impatto economico e sociale dell’intelligenza artificiale. Il documento si fonda su tre principi: condividere i benefici della crescita, mitigare i rischi e garantire accesso diffuso alla tecnologia. Tra le proposte centrali emerge la creazione di un fondo pubblico alimentato anche da una tassazione sulle grandi aziende tecnologiche, con l’obiettivo di redistribuire ricchezza ai cittadini sotto forma di dividendo sociale.

OpenAI sottolinea la necessità di investimenti massicci in infrastrutture, ricerca e formazione, per evitare che i vantaggi dell’AI si concentrino in pochi attori. Viene inoltre evidenziata l’urgenza di sviluppare standard di sicurezza e governance globale per gestire i rischi della superintelligenza. Il documento, pur proponendo soluzioni concrete, solleva un tema più ampio: il ruolo delle grandi aziende tecnologiche nel definire politiche pubbliche in un contesto in cui la politica fatica a tenere il passo dell’innovazione.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Qui il link al documento originale di OpenAI

Il concetto di contratto sociale

In un suggestivo e colto commento del documento che OpenAI ha recentemente pubblicato, padre Paolo Benanti su Il Sole 24 Ore conclude che “un contratto sociale per l’età dell’intelligenza è necessario. Ma non può essere esternalizzato a chi di quell’intelligenza è, al tempo stesso, produttore, proprietario e principale beneficiario. La frontiera etica che dobbiamo presidiare non è solo quella delle applicazioni tecnologiche: è quella della parola stessa di noi, di chi ha diritto di pronunciarla quando si tratta di ridefinire le condizioni della vita in comune”. Qui il link all’intero contenuto dell’intervento

In difesa di OpenAI

Partiamo da quello che potrebbe essere un falso presupposto: che il “contratto sociale” sia corretto se simmetrico.

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Il testo di padre Benanti parte da un’idea teorica (Hobbes, Rousseau, Rawls) che nella realtà storica non è mai esistita in forma pura. I contratti sociali reali sono sempre stati asimmetrici (élite politiche, economiche, intellettuali). Il New Deal, citato implicitamente, non nasce da simmetria, ma da leadership forte e crisi sistemica. Non sarebbe quindi OpenAI a rompere la simmetria: la simmetria non c’è mai stata.

Il testo critica OpenAI perché “propone” un ordine normativo. Ma proporre non significa imporre, il documento è una policy proposal, non una legge: nel sistema democratico, chiunque può avanzare visioni (think tank, università, aziende). Se si nega questo, si limita il dibattito pubblico, non lo si difende.

La tesi di padre Benanti presenta OpenAI come anomalia, ma storicamente le aziende hanno sempre influenzato l’ordine sociale, da General Electric a Ford, a IBM. Le grandi imprese hanno sempre contribuito a definire regole e modelli sociali. OpenAI sembrerebbe agire in continuità, non come rottura degli schemi.

Padre Benanti stesso ammette che le proposte sono “ragionevoli”. Senza fare voli pindarici, se il contenuto è valido, ma viene rigettato per chi lo propone si entra in una fallacia ad hominem istituzionale: la legittimità si valuta anche sui contenuti, non solo sulla provenienza.

Uso selettivo di Habermas

La critica habermasiana è usata in modo rigido: idealizza una deliberazione “pura” ma ignora che oggi il dibattito pubblico è ibrido (pubblico + privato). La sfera pubblica contemporanea è già co-costruita da attori non statali.
OpenAI è coerente con questo modello.

Una sorta di paradosso

Il testo denuncia che OpenAI concentra potere, ma allo stesso tempo propone redistribuzione, tassazione, accesso democratico: una vera entità egemonica non proporrebbe meccanismi che riducono il proprio potere.

In dfinitiva la critica di padre Benanti è filosoficamente raffinata ma soffre, a miomodesto parere, di alcune debolezze: in primis idealizza un modello di legittimità mai esistito, poi confonde proposta con imposizione. Ma soprattutto ignora che il vuoto politico genera inevitabilmente attori sostitutivi.

OpenAI non sta riscrivendo il contratto sociale. Sta facendo ciò che le élites culturali o tecnologiche hanno sempre fatto: proporre una visione che poi spetta alla politica accettare, modificare o rifiutare.

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    Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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    Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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