Credito d’imposta POS 2026: come indicarlo nel modello redditi e quali controlli aspettarsi

Il credito d’imposta POS resta un’opportunità per imprese e professionisti
La progressiva diffusione dei pagamenti elettronici ha modificato profondamente il rapporto tra contribuenti e Fisco. In questo scenario continua a trovare applicazione il credito d’imposta sulle commissioni POS, una misura introdotta per incentivare l’utilizzo degli strumenti di pagamento tracciabili e ridurre i costi sostenuti da imprese e professionisti.
Anche in vista della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2025, il bonus rappresenta un’opportunità concreta per recuperare parte delle commissioni addebitate dagli operatori finanziari sulle transazioni effettuate tramite carte e altri strumenti elettronici.
A chi spetta il beneficio fiscale
Il credito d’imposta è riconosciuto agli esercenti attività d’impresa, arte o professione che nell’anno precedente abbiano conseguito ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro. La misura si applica alle commissioni pagate per le operazioni effettuate dai consumatori finali mediante strumenti di pagamento elettronici tracciabili.
L’obiettivo perseguito dal legislatore è duplice: favorire la diffusione dei pagamenti digitali e ridurre il ricorso al contante, aumentando così la trasparenza delle transazioni commerciali.
Come funziona il credito sulle commissioni
L’agevolazione consiste in un credito d’imposta pari al 30% delle commissioni applicate sulle operazioni agevolabili. Il beneficio matura mensilmente sulla base delle comunicazioni trasmesse dalla banca o dall’intermediario che fornisce il servizio di pagamento.
Il credito non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi né alla determinazione della base imponibile Irap, garantendo quindi un vantaggio fiscale pieno.
Dal punto di vista operativo, l’importo maturato può essere utilizzato in compensazione mediante modello F24 già dal mese successivo a quello in cui la spesa è stata sostenuta.
L’obbligo di indicazione nel Modello Redditi
Sebbene molti contribuenti utilizzino il credito nel corso dell’anno attraverso la compensazione, la normativa richiede comunque la sua esposizione nella dichiarazione dei redditi.
L’indicazione nel Modello Redditi assume una funzione fondamentale perché consente all’Agenzia delle Entrate di verificare la corretta fruizione del beneficio e di confrontare i dati dichiarati con quelli comunicati dagli intermediari finanziari.
L’omessa indicazione del credito può generare richieste di chiarimento e, nei casi più rilevanti, portare alla contestazione dell’agevolazione.
Come compilare il Quadro RU
Ai fini dichiarativi il credito d’imposta POS deve essere riportato nella sezione dedicata ai crediti agevolativi del Quadro RU. In tale ambito occorre indicare il codice identificativo del credito, l’importo maturato nel corso del periodo d’imposta, le somme già utilizzate in compensazione e l’eventuale residuo riportabile agli anni successivi.
La corretta compilazione del quadro assume particolare importanza perché costituisce uno dei principali elementi oggetto dei controlli automatizzati dell’Amministrazione finanziaria.
Attenzione anche al Quadro RS
Il credito d’imposta sulle commissioni POS rientra tra gli aiuti di Stato soggetti a monitoraggio. Per questo motivo il contribuente potrebbe essere tenuto a compilare anche il Quadro RS, necessario per l’alimentazione del Registro Nazionale degli Aiuti di Stato.
L’adempimento consente di verificare il rispetto dei limiti previsti dalla disciplina europea sugli aiuti pubblici e rappresenta un ulteriore elemento di controllo per l’Amministrazione finanziaria.
Il collegamento tra POS e registratori telematici
Negli ultimi anni il processo di digitalizzazione fiscale ha subito una significativa accelerazione. L’Agenzia delle Entrate sta infatti promuovendo una sempre maggiore integrazione tra i terminali POS e i sistemi di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi.
L’obiettivo è quello di rendere immediatamente riconducibile ogni pagamento elettronico al relativo documento commerciale, creando un collegamento diretto tra incasso e certificazione fiscale dell’operazione.
Questa evoluzione rappresenta uno dei passaggi più importanti nel percorso di modernizzazione dei controlli tributari.
Controlli sempre più automatizzati
Grazie alle informazioni trasmesse dagli intermediari finanziari e ai dati acquisiti tramite i registratori telematici, l’Agenzia delle Entrate dispone oggi di strumenti di verifica particolarmente avanzati.
Le informazioni relative alle commissioni POS vengono, infatti, confrontate con i crediti indicati nelle dichiarazioni fiscali e con i dati dei corrispettivi telematici. Eventuali incongruenze possono determinare l’invio di comunicazioni di compliance finalizzate a favorire la regolarizzazione spontanea della posizione del contribuente prima dell’avvio di un vero e proprio accertamento.
Il caso delle vendite online
L’agevolazione può trovare applicazione anche nell’ambito del commercio elettronico. Le commissioni sostenute tramite gateway di pagamento e POS virtuali possono generare il credito d’imposta purché le operazioni siano effettuate nei confronti di consumatori finali.
Restano, invece, escluse le commissioni riferibili a operazioni tra soggetti titolari di partita IVA, che non rientrano nell’ambito applicativo della misura.
Cosa verificare prima dell’invio della dichiarazione
Prima della presentazione del Modello Redditi è opportuno verificare il rispetto del limite dei 400.000 euro di ricavi o compensi, conservare la documentazione relativa alle commissioni comunicate dagli intermediari finanziari e controllare la corretta compilazione dei quadri dichiarativi interessati.
Una particolare attenzione deve essere riservata alla corrispondenza tra il credito effettivamente maturato e quello indicato nella dichiarazione, così da evitare anomalie che potrebbero emergere durante i controlli automatizzati.
Il credito d’imposta POS continua a rappresentare una misura di interesse per le attività economiche che accettano pagamenti elettronici. Tuttavia, il suo utilizzo richiede una corretta gestione sia sotto il profilo documentale sia sotto quello dichiarativo.
L’evoluzione dei sistemi di controllo e l’integrazione tra strumenti di pagamento e registratori telematici confermano come il POS non sia più soltanto uno strumento di incasso, ma un elemento sempre più centrale nel processo di digitalizzazione del sistema fiscale italiano.





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