Algeria: uno dei punti cardine della diversificazione energetica italiana
IL PARTENARIATO ENERGETICO ITALO-ALGERINO NEL CONTESTO GEOPOLITICO MEDITERRANEO.
— a cura del Prof. Marco Bacini e dell’Avv. Francesco Serra —
Il rapporto tra Italia e Algeria rappresenta oggi uno degli assi più rilevanti della politica energetica mediterranea. La sua importanza supera la dimensione strettamente commerciale e assume un valore strategico, perché riguarda la sicurezza nazionale, la stabilità delle forniture, la proiezione italiana verso il Nord Africa e la capacità dell’Europa meridionale di ridurre la propria esposizione alle fratture geopolitiche aperte dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni mediorientali e dalla competizione globale sulle infrastrutture critiche. Parlare di gas algerino significa, in realtà, parlare di Mediterraneo, di autonomia strategica, di intelligence economica e di capacità dello Stato di leggere per tempo i segnali deboli che precedono le crisi.

La recente missione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ad Algeri ha confermato il peso politico di questa relazione. L’incontro con il Presidente Abdelmadjid Tebboune ha rafforzato una linea di continuità che affonda le proprie radici nella visione di Enrico Mattei e che oggi viene aggiornata dentro un quadro internazionale assai più frammentato. Al centro vi sono la cooperazione tra Eni e Sonatrach, l’aumento dei flussi attraverso il gasdotto Transmed, la ricerca di nuove opportunità nell’esplorazione offshore, lo sviluppo di capacità produttive aggiuntive e l’apertura verso settori connessi alla transizione energetica, dalle rinnovabili all’idrogeno verde.
La diversificazione energetica italiana
L’Algeria è divenuta, dopo il 2022, uno dei punti cardine della diversificazione energetica italiana. La progressiva riduzione del gas russo, culminata con la cessazione del transito attraverso l’Ucraina dal primo gennaio 2025, ha imposto all’Europa una revisione profonda delle proprie catene di approvvigionamento. L’Italia ha cercato di trasformare una vulnerabilità in una leva geopolitica, valorizzando la propria posizione geografica e la propria rete di relazioni nel Mediterraneo allargato. Il gasdotto Transmed, che collega Algeria, Tunisia e Italia, è una dorsale strategica, una linea di connessione tra Africa ed Europa, un asset che incide sulla competitività industriale, sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla postura internazionale del Paese.
La partnership con Algeri assume ulteriore valore se letta accanto alla crescente instabilità del Medio Oriente. Le tensioni nell’area del Golfo, le ricorrenti criticità lungo le rotte del GNL e la sensibilità dello Stretto di Hormuz confermano quanto la sicurezza energetica dipenda ormai dalla capacità di presidiare scenari lontani, interdipendenti e difficili da governare con strumenti tradizionali. Il mercato del gas non risponde più soltanto alla logica della domanda e dell’offerta ma risponde alla sicurezza delle rotte marittime, alla tenuta dei governi, alla capacità produttiva reale dei fornitori, alle pressioni delle potenze esterne, alla vulnerabilità delle infrastrutture digitali che regolano estrazione, trasporto e distribuzione.
L’Algeria offre all’Italia una maggiore prevedibilità rispetto ad altri teatri nordafricani, ma questa prevedibilità va interpretata con lucidità. Algeri conserva una politica estera autonoma, coltiva rapporti storici con la Russia sul piano militare, mantiene relazioni economiche significative con la Cina e guarda alla cooperazione con l’Europa senza rinunciare alla propria sovranità decisionale. Per Roma, questo significa muoversi su un terreno che richiede realismo, continuità diplomatica e capacità di analisi. L’Algeria è un partner solido, ma resta un attore sovrano inserito in un sistema di equilibri complessi. Proprio per questo la relazione va gestita come un dossier strategico, e non semplicemente come una fornitura commerciale.
La competizione europea sul gas algerino aggiunge un ulteriore livello di complessità. Italia e Spagna guardano entrambe ad Algeri come a un interlocutore fondamentale. Madrid dispone del collegamento Medgaz, Roma del Transmed. Entrambi i Paesi cercano stabilità, volumi e contratti di lungo periodo. L’Italia, però, può giocare una carta politica più ampia, legando la dimensione energetica al Piano Mattei per l’Africa, alla cooperazione industriale, alla formazione, allo sviluppo agricolo, alla gestione ordinata dei flussi migratori, alla sicurezza del Sahel e alla transizione energetica. E il partenariato con l’Algeria può diventare un modello di proiezione mediterranea, energia, sviluppo e sicurezza trattati come elementi di una stessa architettura.
Il confronto con la Libia rende ancora più evidente il peso dell’Algeria, perchè la Libia possiede risorse rilevanti e conserva un ruolo importante per la politica energetica italiana, anche grazie alla storica presenza di Eni. La sua frammentazione politica, la competizione tra centri di potere interni, l’influenza di attori esterni e la ricorrenza di blocchi produttivi rendono però i flussi meno prevedibili. L’Algeria, al contrario, dispone di una struttura statale più centralizzata, di una compagnia nazionale integrata e di una continuità istituzionale che consente una programmazione più stabile. Questo non elimina i rischi, ma li rende più leggibili e nella politica energetica contemporanea la leggibilità del rischio è spesso tanto importante quanto la disponibilità della risorsa.
La sicurezza energetica italiana
Il Transmed, inoltre, attraversa la Tunisia, Paese che vive una fase politica ed economica delicata ed anche questo elemento impone attenzione. La sicurezza energetica italiana dipende anche dalla stabilità dei territori di transito, dalla protezione delle infrastrutture, dalla manutenzione tecnica, dalla sicurezza fisica e cibernetica degli impianti. Il Sahel, con la crescita di gruppi jihadisti, reti criminali e instabilità statuali, proietta ulteriori ombre sui giacimenti sahariani e sulle direttrici energetiche nordafricane. La rivalità tra Algeria e Marocco sul Sahara Occidentale, infine, continua a rappresentare una frattura geopolitica del Maghreb, capace di influenzare indirettamente anche la sicurezza energetica europea.
È in questo punto che diventa più importante un approccio di intelligence economica. La sicurezza energetica richiede una capacità permanente di raccolta, analisi e interpretazione delle informazioni e questo significa studiare la governance di Sonatrach, la reale capacità produttiva dei campi algerini, l’andamento del consumo interno, il grado di maturità dei giacimenti, la trasparenza finanziaria, i rischi reputazionali, le pressioni politiche, le interferenze esterne e la tenuta degli impegni assunti verso l’Italia. Significa integrare fonti aperte, analisi economiche, valutazioni geopolitiche, informazioni umane e dati tecnici, costruendo un quadro predittivo utile alle decisioni pubbliche e industriali.
Sonatrach, in quanto compagnia nazionale integrata, rappresenta il centro della politica energetica algerina. La sua capacità di sostenere nuovi investimenti, ma anche onorare gli accordi di export, attrarre tecnologia e gestire processi di modernizzazione incide direttamente sugli interessi italiani. Gli accordi con Eni, inclusi quelli relativi all’esplorazione, allo sviluppo di nuovi giacimenti e alla transizione energetica, vanno letti dentro questa cornice. Ogni accordo energetico di lungo periodo contiene una dimensione industriale, una finanziaria e una geopolitica e l’intelligence economica serve proprio a tenere insieme questi livelli, evitando che la decisione pubblica si fondi su una lettura parziale o tardiva degli eventi.
Il caso Algeria mostra con grande chiarezza l’evoluzione contemporanea del concetto di sicurezza. La sicurezza nazionale non coincide più soltanto con la difesa dei confini o con la protezione militare del territorio ma comprende energia, dati, infrastrutture, catene di fornitura, tecnologie, materie prime, porti, cavi sottomarini, reti digitali e capacità industriale. Una crisi energetica può produrre effetti sulla manifattura, sull’inflazione, sulla competitività delle imprese, sulla coesione sociale e sulla postura diplomatica del Paese. Per questo la sicurezza energetica è anche sicurezza economica, sicurezza sociale e sicurezza democratica.
La maturità strategica italiana
Il rapporto con l’Algeria deve quindi essere letto come un banco di prova della maturità strategica italiana e la domanda da porsi è quale tipo di relazione vogliamo costruire. Una relazione fondata esclusivamente sull’emergenza avrebbe un respiro corto, una relazione fondata su investimenti, formazione, cooperazione tecnologica, sviluppo locale, sicurezza condivisa e transizione energetica può invece produrre valore stabile. Il Piano Mattei ha senso se riesce a trasformare la cooperazione energetica in un partenariato politico e industriale più ampio, capace di generare benefici per entrambe le sponde del Mediterraneo.
La partita energetica mediterranea si giocherà anche sul terreno della transizione. L’Europa intende ridurre progressivamente il peso delle fonti fossili, ma il gas continuerà a svolgere per anni una funzione di equilibrio, soprattutto per la sicurezza del sistema elettrico e per la continuità delle attività industriali. L’Algeria, da parte sua, dovrà affrontare la crescita del consumo interno, la necessità di nuovi investimenti, la modernizzazione delle infrastrutture e la diversificazione della propria economia. Qui si apre uno spazio di cooperazione importante per l’Italia, che può offrire tecnologia, competenze industriali, capacità ingegneristiche e una visione euro mediterranea meno predatoria rispetto ad altre presenze esterne.
Il dominio cibernetico aggiunge un ulteriore fronte di rischio perchè le infrastrutture energetiche sono ormai sistemi fisici e digitali al tempo stesso. Impianti di estrazione, stazioni di compressione, reti di trasporto, sistemi di controllo industriale, piattaforme di trading e logistica portuale dipendono da architetture informatiche esposte ad attacchi, sabotaggi, spionaggio economico e manipolazioni. La protezione del partenariato energetico passa quindi anche dalla cybersecurity, dalla cyber intelligence e dalla capacità di condividere informazioni tra istituzioni, imprese strategiche e partner internazionali. Un gasdotto, oggi, va protetto tanto sul piano fisico quanto su quello digitale.
L’Italia può valorizzare il proprio ruolo di hub energetico mediterraneo soltanto se affiancherà alla diplomazia una cultura dell’anticipazione. L’anticipazione è la funzione più alta dell’intelligence perchè consente di cogliere le vulnerabilità prima che diventino crisi, di individuare le dipendenze prima che si trasformino in ricatti, di costruire alternative prima che il mercato imponga soluzioni affrettate. La vicenda del gas russo ha mostrato quanto costi ignorare per anni un rischio sistemico. Il partenariato con l’Algeria, se gestito con visione, può rappresentare una risposta più matura, diversificazione, relazione politica, presenza industriale e lettura strategica dei rischi.
Il Mediterraneo torna così a essere uno spazio centrale, l’Italia, per geografia e storia, ha la possibilità di interpretare un ruolo di cerniera tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Questa posizione, però, produce vantaggio soltanto se viene sostenuta da una strategia coerente, Energia, migrazioni, sicurezza del Sahel, stabilità del Maghreb, competizione tra potenze, transizione climatica e protezione delle infrastrutture devono essere trattate come parti di un unico disegno. L’Algeria è uno dei nodi principali di questo disegno, perché collega la dimensione energetica alla profondità africana e alla sicurezza europea.
Il partenariato tra Italia e Algeria, dunque, è una relazione preziosa, esposta a rischi reali e proprio per questo meritevole di un presidio politico, industriale e informativo costante. Il suo successo dipenderà dalla capacità italiana di mantenere continuità diplomatica, rafforzare la presenza delle proprie imprese, proteggere le infrastrutture, comprendere le dinamiche interne algerine, monitorare le influenze esterne e integrare la politica energetica con una più ampia strategia mediterranea.
La lezione finale è chiara. Dopo il 2022 l’Italia ha compreso che la dipendenza energetica può diventare una vulnerabilità strategica. Oggi ha l’opportunità di trasformare quella vulnerabilità in una leva di politica estera, a condizione di non confondere la diversificazione con la semplice sostituzione di un fornitore con un altro. Diversificare significa costruire resilienza, moltiplicare le opzioni, ridurre i punti di pressione, conoscere in profondità i partner e presidiare le catene del valore. In questo senso il rapporto con Algeri rappresenta molto più di un accordo sul gas. È una prova della capacità italiana di pensare la sicurezza economica come parte integrante della sicurezza nazionale.






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