I dati raccolti da Moneyfarm: il “Rendiconto costi e oneri” resta poco chiaro per molti investitori
La trasparenza sui costi degli investimenti è prevista dalla MiFID II, ma l’indagine Moneyfarm mostra che la consapevolezza dei risparmiatori italiani è ancora limitata
Il “Rendiconto costi e oneri” dovrebbe essere uno degli strumenti più importanti per capire quanto costa davvero investire. È il documento che gli intermediari finanziari devono fornire almeno una volta l’anno ai clienti, indicando commissioni, costi dei prodotti, oneri di servizio e impatto complessivo sul rendimento. Eppure, secondo l’indagine condotta da Moneyfarm, la sua comprensione resta ancora parziale: solo il 38% degli investitori lo considera chiaro ed esaustivo, mentre una quota significativa dichiara di conoscerlo poco o di non sapere dove trovarlo.

Il dato è rilevante perché arriva in un momento in cui il costo degli investimenti è diventato un tema centrale per famiglie e risparmiatori. Moneyfarm ricorda che il 97% degli investitori considera costi e commissioni un fattore importante nelle decisioni finanziarie, ma soltanto il 40% ha un’idea chiara di quanto paga realmente.
Il problema non è solo normativo, ma culturale
La MiFID II ha imposto maggiore trasparenza, ma la semplice consegna di un documento non basta se il linguaggio resta tecnico o se manca un confronto con il consulente. Secondo i dati riportati dall’indagine, il 74% degli investitori non ha mai discusso il rendiconto con il proprio consulente: un segnale che mostra quanto sia ancora ampio il divario tra informazione disponibile e reale consapevolezza finanziaria.
Il Rendiconto costi e oneri è invece decisivo perché consente di valutare l’impatto concreto delle spese sulla performance. A parità di rendimento lordo, costi più elevati riducono il risultato netto per il cliente. In un contesto di mercati volatili, inflazione e rendimenti non garantiti, conoscere quanto si paga diventa parte integrante della protezione del risparmio.
L’indagine Moneyfarm mette dunque in luce un punto critico del sistema: la trasparenza formale non coincide sempre con la trasparenza sostanziale. Il documento esiste, ma molti risparmiatori non lo leggono, non lo comprendono o non lo utilizzano per confrontare le proprie soluzioni di investimento.
Per intermediari e consulenti la sfida è chiara: rendere il rendiconto più leggibile, spiegare meglio le voci di costo e trasformarlo da adempimento burocratico a strumento di educazione finanziaria. Perché investire consapevolmente non significa solo scegliere dove mettere i propri soldi, ma anche sapere quanto si sta pagando per farlo.





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