Petrolio, scorte mondiali ai minimi. Effetto caro benzina e impatto su industria e consumi

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Le scorte globali di petrolio si avvicinano ai minimi dell’ultimo decennio, alimentando nuove preoccupazioni sui mercati energetici e sull’economia mondiale. Non è più solo una questione di prezzi: secondo gli analisti, cresce il rischio concreto di una carenza fisica di forniture in alcune aree, con possibili ripercussioni su industria, consumi e crescita.

Large off shore oil rig platform in the ocean at sunset 3d render

Stretto di Homuz ed effetti su sistema energetico

A pesare è soprattutto la situazione nello stretto di Hormuz, snodo cruciale attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Il traffico rallentato delle petroliere continua a rappresentare un collo di bottiglia per l’intero sistema energetico internazionale.

L’ultimo allarme arriva da UBS

Le riserve globali potrebbero scendere entro fine maggio a circa 7,6 miliardi di barili, il livello più basso dal 2016, in netto calo rispetto agli 8,2 miliardi registrati a febbraio. Nemmeno il rilascio di scorte strategiche e il temporaneo rallentamento della domanda sono riusciti a riequilibrare il mercato, ancora segnato da un forte squilibrio tra domanda e offerta.

Caro benzina

Intanto i prezzi restano elevati. Dall’inizio della crisi nel Golfo Persico, il Brent ha superato i 100 dollari al barile, mentre il WTI si mantiene intorno ai 110 dollari. La volatilità resta alta e il progressivo calo delle scorte potrebbe innescare ulteriori rincari nelle prossime settimane, con effetti differenziati tra Paesi a seconda della loro esposizione.

A complicare il quadro contribuiscono anche le tensioni geopolitiche. Secondo indiscrezioni, gli Stati Uniti avrebbero lasciato scadere alcune deroghe alle sanzioni che consentivano l’acquisto di petrolio russo, mentre gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche di Mosca aumentano la pressione sull’offerta globale.

A rafforzare le preoccupazioni è intervenuto anche il numero uno di ExxonMobil, Darren Woods, secondo cui il mercato non ha ancora assorbito pienamente la perdita di forniture. Il vero nodo, ha avvertito, emergerà quando le scorte commerciali non saranno più sufficienti a compensare eventuali interruzioni.

L’aumento dei prezzi dell’energia sta già alimentando l’inflazione globale, spingendo le banche centrali a mantenere politiche monetarie restrittive. In Europa, la Banca centrale continua a monitorare gli effetti del caro energia, mentre crescono i timori per un rallentamento più marcato dell’economia.

“Distruzione della domanda”

Gli economisti evocano infine lo spettro della “distruzione della domanda”: uno scenario in cui prezzi troppo elevati costringono famiglie e imprese a ridurre drasticamente i consumi. Un segnale che potrebbe preludere a una nuova crisi energetica globale, dove il problema non sarà solo il costo del petrolio, ma la sua stessa disponibilità.

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