Ryanair si prepara allo scenario peggiore: caro carburante e rischio fallimenti. Il piano estate

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Ryanair si prepara a fronteggiare uno scenario estremo, definito dal suo direttore finanziario Neil Sorahan come una possibile “situazione da Armageddon”, nel pieno della crisi globale legata al caro carburante che sta colpendo l’intero comparto aereo.

I piani di Ryanair

In un’intervista a CNBC, Sorahan ha spiegato che la compagnia low cost ha già predisposto piani di emergenza, pur ritenendo improbabile uno scenario così critico. “Siamo operativi con un programma completo per l’estate e puntiamo a mantenere la piena operatività anche in inverno”, ha dichiarato.

Tuttavia, il manager ha lanciato un avvertimento per il settore: le compagnie più fragili, già in difficoltà prima della crisi energetica legata alle tensioni in Medio Oriente, potrebbero non superare i prossimi mesi. Il rischio concreto è quello di nuovi fallimenti durante la stagione invernale.

Nessuna cancellazione prevista per l’estate

Nonostante il contesto incerto, Ryanair esclude al momento tagli ai voli estivi. La compagnia ha infatti coperto circa l’80% del fabbisogno di carburante attraverso operazioni di hedging, limitando l’impatto della volatilità dei prezzi.

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“Non stiamo pianificando cancellazioni”, ha ribadito Sorahan, sottolineando come il mercato petrolifero resti instabile ma in miglioramento rispetto ai timori delle scorse settimane. La società si dice ora più fiduciosa sulla disponibilità di greggio nei mesi estivi.

Prezzi più alti e settore sotto pressione

Resta però elevata l’incertezza per il futuro. Secondo il CFO, i prezzi del carburante sono destinati a rimanere alti più a lungo, con conseguenze su tutto il comparto. In questo contesto, Ryanair ritiene di avere un vantaggio competitivo grazie alla propria strategia di copertura dei costi energetici.

Inoltre, la progressiva diversificazione delle forniture energetiche — con un minore peso dello Stretto di Hormuz — contribuisce a contenere i rischi immediati, pur senza eliminare le tensioni.

Nel medio termine, l’aumento strutturale dei costi potrebbe ridisegnare il settore, favorendo i vettori più solidi e mettendo in difficoltà quelli finanziariamente più deboli.

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