Il territorio delle Langhe e Roero. Tre giorni con The Art of Wine e il Consorzio Albeisa

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LANGHE INSOLITE

—   a cura di Greta Marilyn Carnieletto —  The Art of Wine 

The Art of Wine è un magazine esclusivo che presenta il mondo del vino, intrecciandolo con l’arte e il design. Format editoriale che, tramite un taglio coinvolgente e un visual artistico, mostra le numerose eccellenze che caratterizzano l’Italia, il Bel Paese, offrendo spunti e percorsi enoturistici e gastronomici inediti, per dare voce a produttori, realtà, territori e personaggi da scoprire.
Due numeri annuali con focus tematici e connessioni fra vino, arte, design e hospitality per leggere il settore in modo più emozionale e curioso.

Esperienze insolite, incontri e tradizioni autentiche

Tre giorni nelle Langhe, organizzati dal Consorzio Albeisa, per scoprire uno dei territori vitivinicoli più iconici d’Italia attraverso esperienze insolite, incontri e tradizioni autentiche. Un viaggio immersivo tra vino, cultura e convivialità, che va oltre il calice e permette di entrare in contatto con ciò che rende davvero speciale queste colline: le persone, i gesti, le storie e il profondo legame con il territorio. L’accoglienza nelle Langhe inizia al Relais Montemarino, immerso nella quiete delle colline piemontesi. Qui, tra il silenzio del paesaggio e la lentezza che caratterizza questi luoghi, il primo pranzo diventa già un’introduzione all’esperienza. Prodotti tipici piemontesi e bottiglie istituzionali Albeisa accompagnano i primi racconti e i primi incontri. Piccoli dettagli che anticipano il senso più profondo del progetto.

Una bottiglia diventata icona

Il tour prosegue verso Alba, cuore pulsante di un territorio che vive di vino, cultura e identità. Proprio qui si entra nel mondo di Albeisa, Consorzio nato per valorizzare i grandi vini dell’Albese nel mondo e oggi simbolo di coesione territoriale e promozione culturale delle Langhe e del Roero. Una realtà che rappresenta oltre 320 soci e 20 milioni di bottiglie distribuite nei cinque continenti (dato 2025), ma che soprattutto custodisce il valore di una bottiglia diventata icona.

La storica bottiglia Albeisa, nata nel Settecento e ripresa nel 1973 grazie all’intuizione visionaria di Renato Ratti insieme a sedici produttori, non è soltanto un contenitore, ma un simbolo riconoscibile dell’identità langarola. Una bottiglia che racconta appartenenza, qualità e tradizione, oggi reinterpretata anche con una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale. Ancora prodotta dalle vetrerie del territorio, può essere utilizzata esclusivamente dai soci del consorzio, realtà profondamente legate alle Langhe e al Roero.

Passeggiando per Alba si percepisce quanto il territorio sia profondamente vissuto e raccontato attraverso ogni dettaglio. Le vie della città, i locali storici e le botteghe diventano parte integrante di questo percorso esperienziale che culmina, nella prima serata, in una cena dal carattere insolito e autentico, in un piccolo paese poco fuori dalla città. Un luogo conviviale, dove le eccellenze gastronomiche piemontesi incontrano le bottiglie del consorzio e dove il vero valore aggiunto è la possibilità di sedersi a tavola insieme ai produttori. È proprio nel dialogo diretto che il vino cambia prospettiva; non più semplice degustazione, ma racconto personale, territorio e memoria.

La caccia al tartufo

Il secondo giorno conduce invece verso una delle esperienze più emozionanti e identitarie delle Langhe, la caccia al tartufo. Se l’attesa della scoperta del prezioso tartufo rappresenta il momento più iconico, ciò che colpisce davvero è il legame profondo tra il Trifulau e il suo fedele cane. Una relazione fatta di fiducia, silenzi e complicità, che racconta il lato più umano e autentico di questa tradizione.

Successivamente il viaggio prosegue alla scoperta della Collezione di Grinzane Cavour, importante progetto di tutela del patrimonio viticolo seguito dal CNR-IPSP (Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Consiglio Nazionale delle Ricerche) con il lavoro dei ricercatori Anna Schneider e Stefano Raimondi. Un’iniziativa nata nel 1992 con l’obiettivo di valorizzare i vitigni minori del territorio e custodire il germoplasma della vite, preservando biodiversità, memoria agricola e identità territoriale. Oggi la collazione conta circa 500 accessioni differenti e contunda a rappresentare un lavoro prezioso di ricerca e conservazione, capace talvolta di riportare alla luce varietà ancora sconosciute o prive di una classificazione genetica ufficiale.

I panorami delle colline

Tra una tappa e l’altra, lo sguardo continua a perdersi nei panorami delle colline patrimonio UNESCO.
Dal Belvedere di La Morra fino a Barolo, ogni punto sembra ricordare quanto il paesaggio sia parte integrante del vino stesso. Qui il pranzo diventa un nuovo momento di incontro con i produttori e con la filosofia di chi continua a credere nella valorizzazione territoriale attraverso il lavoro quotidiano.

Il percorso enologico prosegue poi con la visita al WiMu, il Museo del Vino di Barolo, che accompagna il visitatore in un racconto immersivo capace di intrecciare cultura, storia e percezione sensoriale del vino. Non solo tecnica o produzione, ma emozione, memoria e identità collettiva.

Anche la seconda serata ad Alba prosegue nel segno della convivialità, tra nuovi produttori, condivisione di eccellenze gastronomiche e bottiglie che continuano a raccontare le Langhe attraverso sfumature diverse. Il fil rouge resta sempre lo stesso, il supporto concreto al territorio, la valorizzazione delle produzioni locali e la volontà di costruire una rete fatta di persone che credono profondamente in ciò che fanno.

Il pranzo finale

A concludere Langhe Insolite, il terzo giorno regala un’esperienza ancora diversa, cucinare insieme allo Chef Marc Lanteri.

Arrivato in Piemonte con la moglie Amy Marcelle Bellotti nel 1998, conquista la sua prima stella Michelin nel 2004, seguita poi da nuove stelle nel 2008 e nel 2015. Oggi, con il ristorante “Marc Lanteri”, porta avanti una cucina sempre più legata al territorio delle Langhe e Roero, che negli anni ha profondamente influenzato la sua visione gastronomica.

Con le mani immerse nella cucina piemontese, guidati dai racconti e dai gesti dello Chef, il territorio smette definitivamente di essere qualcosa da osservare e diventa qualcosa da vivere in prima persona. Il pranzo finale, preparato insieme, assume così un valore ancora più autentico, non soltanto degustare, ma sentirsi parte di ciò che si sta producendo e vivendo.

Langhe Insolite si conclude lasciando la sensazione di aver riscoperto questo territorio attraverso uno sguardo nuovo. Non soltanto Langhe come destinazione enologica d’eccellenza, ma Langhe come insieme di persone, cultura, relazioni e tradizioni. Un viaggio che insegna quanto il vero valore del territorio non risieda solo nei suoi grandi vini, ma nell’anima collettiva che continua, ogni giorno, a custodirlo e raccontarlo.

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