Istat, l’inflazione corre: aumento dei prezzi al 3,2%. Stretto di Hormuz, stangata da 1000 euro a famiglia
L’inflazione torna a correre e pesa sempre di più sui bilanci delle famiglie italiane. A certificarlo è l’Istat, che rileva per il mese di maggio un aumento dei prezzi al 3,2%, livello che non si registrava dal settembre 2023. Un dato che, secondo il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, segna un nuovo record recente.

Tra febbraio e marzo rincari pari a 550 euro a famiglia
L’impatto è concreto: tra febbraio e maggio i prezzi sono cresciuti del 2%, traducendosi in un aggravio annuo di circa 505 euro per una famiglia media. Il conto sale a 734 euro per una coppia con due figli e a 660 euro per una coppia con un figlio.
A incidere maggiormente è la chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha innescato rincari diffusi, non limitati al comparto energetico. “L’unica magra consolazione è la lieve decelerazione dei beni alimentari e del carrello della spesa – osserva Dona – ma si tratta di un effetto temporaneo, legato alla fine delle tensioni sui prezzi registrate durante il periodo pasquale”.
Quanto costa alle famiglie la chiusura dello Stretto di Hormuz
Guardando nel dettaglio, per una coppia con due figli l’aumento complessivo del costo della vita, con un’inflazione al 3,2%, raggiunge i 1.157 euro annui. Le voci più rilevanti sono 241 euro in più per alimentari e bevande analcoliche, 323 euro per i trasporti, 251 euro per abitazione ed energia e 119 euro per ristorazione e alloggi.
Per una coppia con un figlio la spesa aggiuntiva annua si attesta a 1.063 euro, mentre l’aumento medio per famiglia è pari a 819 euro, di cui 166 euro destinati a cibo e bevande.
Stangata da 1000 euro a famiglia
Anche il Codacons lancia l’allarme, parlando di una “stangata” che supera i mille euro annui per famiglia, con punte di 1.461 euro per i nuclei con due figli. L’associazione sottolinea come l’attuale scenario sia fortemente influenzato dalla crisi in Medio Oriente, che continua a riflettersi sui prezzi al consumo.
Sul fronte dei singoli prodotti, gli aumenti più marcati riguardano i supporti per la registrazione (+60,7% su base annua), il gasolio per riscaldamento (+36,8%), i gioielli (+29,5%) e il carburante per i trasporti (+25,4%). Rincari significativi si registrano anche nel settore alimentare, con legumi (+22,8%), carciofi (+19,9%) e pomodori (+18,4%).
Secondo il Codacons, inoltre, non si intravedono segnali di rientro a breve termine. Anche in caso di riapertura dello Stretto di Hormuz e di un eventuale calo del petrolio, i prezzi dei carburanti richiederanno settimane per tornare ai livelli precedenti, mentre gli aumenti già applicati su beni e servizi difficilmente verranno riassorbiti, continuando a gravare sulle famiglie italiane.





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