Pensioni donne, addio a Opzione Donna: cosa resta nel 2026
La misura non è stata prorogata, ma per le lavoratrici continuano a essere previste diverse agevolazioni previdenziali

Per Opzione Donna sembra essere arrivato il capolinea definitivo. La misura che per anni ha consentito a molte lavoratrici di anticipare l’uscita dal lavoro accettando il calcolo contributivo dell’assegno pensionistico non è stata infatti prorogata dalla Legge di Bilancio 2026. Dopo una lunga serie di rinnovi annuali, si chiude così l’esperienza di uno strumento che ha accompagnato il sistema previdenziale italiano per oltre vent’anni.
La mancata conferma della misura, tuttavia, non significa che siano venuti meno tutti i vantaggi previsti per le donne. Anche nel 2026 restano infatti diverse agevolazioni che consentono alle lavoratrici, soprattutto a quelle con figli, di accedere alla pensione in condizioni più favorevoli rispetto agli uomini.
Un anno di sconto sui contributi
Tra le principali differenze ancora presenti nel sistema pensionistico c’è quella relativa alla pensione anticipata ordinaria. Questa prestazione consente di lasciare il lavoro senza alcun requisito anagrafico, basandosi esclusivamente sugli anni di contributi versati.
Nel 2026 gli uomini possono accedere alla pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi, mentre per le donne il requisito resta fissato a 41 anni e 10 mesi. Le lavoratrici continuano quindi a beneficiare di uno sconto pari a un anno di contribuzione rispetto ai colleghi uomini.
Anche quando entreranno in vigore i futuri adeguamenti legati all’aspettativa di vita, il vantaggio continuerà a essere mantenuto, preservando una differenza favorevole alle donne nell’accesso alla pensione anticipata.
Le madri possono uscire prima dal lavoro
Le agevolazioni più significative riguardano le lavoratrici che rientrano nel sistema contributivo puro, cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996.
Per accedere alla pensione anticipata contributiva restano necessari almeno 20 anni di contributi e un’età minima di 64 anni. Le madri possono però ridurre il requisito anagrafico di quattro mesi per ogni figlio avuto, fino a un massimo di sedici mesi complessivi.
In presenza di quattro o più figli, l’età minima può quindi scendere fino a 62 anni e 8 mesi. Lo stesso beneficio trova applicazione anche nell’ambito della pensione di vecchiaia contributiva, consentendo un accesso anticipato rispetto alle regole ordinarie.
Requisiti economici più favorevoli
Per ottenere la pensione anticipata contributiva non basta rispettare i requisiti anagrafici e contributivi. La normativa richiede anche che l’importo della pensione raggiunga una determinata soglia minima rispetto all’assegno sociale.
Anche sotto questo profilo le lavoratrici madri possono beneficiare di condizioni più vantaggiose. Mentre per gli uomini il trattamento deve raggiungere almeno tre volte l’importo dell’assegno sociale, per le donne con figli il limite si riduce, ampliando così le possibilità di accesso alla prestazione.
Si tratta di una misura particolarmente importante per chi ha avuto carriere lavorative discontinue o periodi di interruzione legati alla maternità e alla cura della famiglia.
Non solo anticipo: assegni potenzialmente più elevati
Le lavoratrici con figli possono scegliere di non utilizzare lo sconto sull’età pensionabile e optare invece per un meccanismo che permette di ottenere una pensione più elevata.
Nel sistema contributivo, infatti, l’importo dell’assegno viene determinato anche attraverso i coefficienti di trasformazione, che aumentano con l’età del pensionamento. La normativa consente alle madri di beneficiare di coefficienti più favorevoli rispetto a quelli corrispondenti alla loro età effettiva.
Questo significa che il calcolo della pensione può essere effettuato come se la lavoratrice avesse uno o due anni in più rispetto all’età anagrafica reale, con un conseguente incremento dell’importo mensile percepito.
Le agevolazioni restano anche senza Opzione Donna
La fine di Opzione Donna rappresenta senza dubbio una svolta per il sistema previdenziale italiano, ma non coincide con la scomparsa delle tutele dedicate alle lavoratrici. Le norme attualmente in vigore continuano infatti a riconoscere alcuni vantaggi specifici alle donne, in particolare alle madri, sia attraverso requisiti di accesso più favorevoli sia mediante strumenti che consentono di incrementare il valore dell’assegno pensionistico.
Un insieme di misure che, pur diverse dalla storica formula di pensionamento anticipato, mantiene l’obiettivo di attenuare gli effetti che maternità e responsabilità familiari possono avere sul percorso lavorativo e contributivo delle donne.





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