Carrello della spesa più caro, ma più leggero: cosa dicono i dati ISTAT
Le famiglie italiane spendono di più, ma comprano meno. È quanto emerge dai dati Istat sul commercio al dettaglio relativi al mese di giugno 2026, pubblicati il 4 agosto e che confermano un paradosso ormai consolidato nei consumi italiani, la crescita della spesa alimentare in valore non si traduce in un aumento reale delle quantità acquistate dalle famiglie.

A giugno, rispetto al mese precedente, le vendite al dettaglio risultano in lieve calo sia in valore sia in volume, frenate proprio dall’andamento del comparto alimentare, che scende dello 0,4% in valore e dello 0,5% in volume, mentre i beni non alimentari crescono dello 0,2% in entrambe le misure. Su base tendenziale, invece, il quadro cambia segno: le vendite complessive salgono del 3,1% in valore e dell’1,9% in volume rispetto a giugno 2025, con i beni alimentari in aumento dell’1,9% in valore ma sostanzialmente fermi in termini di quantità acquistate.
Perché si spende di più senza comprare di più
Il meccanismo alla base di questo scostamento è più semplice di quanto sembri. L’Istat rileva ogni mese due indicatori distinti, quello di valore, che misura quanto denaro spendono i consumatori, e quello di volume, che depura l’effetto dei prezzi per restituire le quantità realmente acquistate. Quando il primo cresce più del secondo, come accade da inizio anno per il comparto alimentare, significa che a sostenere la spesa sono principalmente i prezzi, non un incremento reale dei consumi. Nel primo semestre del 2026 le vendite alimentari sono cresciute del 2,3% in valore, a fronte di un volume rimasto sostanzialmente fermo, e anche il secondo trimestre conferma la stessa dinamica, con un aumento dello 0,4% in valore e una contrazione dello 0,2% in volume.
Un rallentamento che dura da mesi, non solo un dato di giugno
Il confronto con il mese precedente aiuta a inquadrare meglio il fenomeno. A maggio 2026 le vendite alimentari erano già cresciute del 2,0% in valore su base annua, ma con un calo dello 0,4% nei volumi, un divario molto simile a quello osservato a giugno. La differenza principale tra i due mesi riguarda il dato congiunturale, cioè il confronto con il mese immediatamente precedente: a maggio le vendite alimentari erano in leggero aumento sia in valore sia in volume, mentre a giugno il comparto ha invertito la rotta, scendendo in entrambe le misure. È un segnale che la frenata di giugno non è un episodio isolato, ma l’ultimo tassello di una tendenza che accompagna l’intero primo semestre dell’anno, in cui il potere d’acquisto delle famiglie italiane si è progressivamente eroso.
L’e-commerce continua ad accelerare
Mentre il commercio fisico rallenta, il canale online prosegue la sua corsa. A giugno 2026 le vendite online sono cresciute del 26,7% in valore e del 28% in volume rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, un ritmo che secondo l’Istat mostra un’ulteriore accelerazione rispetto ai tassi già sostenuti dei mesi precedenti, quando a maggio l’incremento si era fermato al 12,1% in volume. Il commercio elettronico rappresenta ancora una quota contenuta del fatturato complessivo del commercio al dettaglio, attorno al 5% secondo la base di calcolo Istat, ma è l’unico canale capace di crescere in modo sostenuto sia nei valori sia nelle quantità acquistate, confermandosi il motore più dinamico dell’intero settore.
La polarizzazione dei canali di vendita fisici
Anche tra i negozi fisici il quadro non è uniforme. Rispetto a giugno 2025, la grande distribuzione cresce dell’1,8% in valore e dello 0,6% in volume, mentre le imprese operanti su piccole superfici si fermano a un incremento più contenuto dell’1,3% in valore, accompagnato da un calo dello 0,4% nei volumi. All’interno della grande distribuzione alimentare, i supermercati registrano un aumento dell’1,8% in valore con volumi stabili, i discount crescono dell’1,7% in valore ma con una lieve flessione dello 0,2% nelle quantità, mentre gli ipermercati segnano il calo più marcato, con volumi in discesa dello 0,7% a fronte di un aumento dell’1,2% in valore. Il quadro conferma una tendenza già visibile nei mesi precedenti, in cui i formati di prossimità e i piccoli esercizi faticano a tenere il passo della grande distribuzione organizzata.
Dove si sposta la spesa non alimentare
Se il carrello alimentare si alleggerisce, altrove la spesa delle famiglie italiane continua a crescere con decisione. Tra i beni non alimentari, gli aumenti maggiori su base annua riguardano gli elettrodomestici, radio, televisori e registratori, con un incremento del 14,2%, seguiti dal comparto informatica, telecomunicazioni e telefonia, in crescita del 12,6%. È un balzo significativo rispetto al mese precedente, quando lo stesso comparto degli elettrodomestici si era fermato a un aumento del 4,9%. L’unico settore in flessione tra i beni non alimentari resta quello di calzature, articoli in cuoio e da viaggio, con un calo dell’1,2% su base annua.





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