Riforma fiscale, perché resta una priorità: le posizioni dei principali partiti italiani. Intervista ad Alessia Potecchi
Riduzione della pressione fiscale, sostegno a famiglie e imprese e lotta all’evasione caratterizzano il dibattito. Cambiano però le ricette proposte dalle principali forze politiche.
La riforma fiscale continua a rappresentare uno dei temi centrali del confronto politico italiano. Se esiste un punto condiviso dai principali partiti è la necessità di rendere il sistema tributario più semplice, competitivo ed equo. Le differenze emergono invece sugli strumenti da adottare per raggiungere questo obiettivo.

Fratelli d’Italia considera la riforma fiscale una priorità strategica del Governo. La linea del partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni punta sulla progressiva riduzione della pressione fiscale, sull’estensione della riduzione delle aliquote IRPEF, sulla semplificazione degli adempimenti e sul sostegno alle imprese attraverso incentivi agli investimenti. Tra gli obiettivi dichiarati figurano anche il rafforzamento del rapporto di collaborazione tra fisco e contribuente e il contrasto all’evasione tramite la digitalizzazione dell’amministrazione finanziaria.
Il Partito Democratico condivide la necessità di una riforma organica, ma la stessa Elly Schlein ritiene prioritario preservare il principio costituzionale della progressività dell’imposizione fiscale. Il PD propone di alleggerire il carico sui redditi medio-bassi e sul lavoro dipendente, finanziando gli interventi attraverso una maggiore lotta all’evasione fiscale e una revisione delle agevolazioni considerate meno efficaci. Per i democratici la riforma deve inoltre favorire una maggiore equità tra lavoro, capitale e grandi patrimoni.
Il Movimento 5 Stelle pone al centro il tema della giustizia fiscale. La proposta del partito guidato da Giuseppe Conte prevede un alleggerimento della tassazione per lavoratori e piccole imprese, accompagnato da un deciso contrasto all’evasione e alle pratiche elusive delle grandi multinazionali. Il Movimento continua inoltre a sostenere un utilizzo della leva fiscale come strumento per ridurre le disuguaglianze sociali.
La Lega continua invece a individuare nella flat tax il principale obiettivo della riforma fiscale. Il partito di Matteo Salvini propone l’estensione dell’aliquota unica a una platea sempre più ampia di contribuenti, insieme a una forte semplificazione del sistema tributario, ritenendo che una minore pressione fiscale possa favorire crescita economica, investimenti e consumi.
Anche Forza Italia considera prioritario ridurre il peso delle imposte, ma con un approccio orientato soprattutto al sostegno di imprese, professionisti e ceto medio. Il partito guidato da Antonio Tajani sostiene una progressiva diminuzione della pressione fiscale, la semplificazione degli adempimenti burocratici e l’introduzione di incentivi destinati a favorire investimenti, occupazione e competitività del sistema produttivo italiano.
Italia Viva sostiene una riforma fiscale di ispirazione liberale e riformista, orientata alla riduzione della pressione fiscale su lavoro e imprese, alla semplificazione del sistema tributario e al sostegno degli investimenti. Il partito guidato da Matteo Renzi propone un fisco più favorevole alla crescita economica, accompagnato da una revisione della spesa pubblica e da interventi per rendere il sistema più competitivo, senza rinunciare al contrasto dell’evasione fiscale.
Azione, il partito fondato da Carlo Calenda, ritiene che la riforma fiscale debba coniugare riduzione della pressione fiscale e sostenibilità dei conti pubblici. Tra le priorità indicate figurano la semplificazione del sistema tributario, la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, incentivi agli investimenti e il recupero dell’evasione attraverso l’incrocio delle banche dati e la digitalizzazione dell’amministrazione finanziaria. Il partito ha inoltre presentato numerose proposte di modifica alla Legge di Bilancio 2026 per rafforzare il sostegno a imprese, lavoratori e giovani.
Intervista all’economista Alessia Potecchi
Nonostante le profonde differenze ideologiche, il dibattito politico evidenzia un punto di convergenza: il sistema fiscale italiano è ritenuto da tutte le principali forze politiche eccessivamente complesso e bisognoso di una riforma strutturale. Rimangono però divergenti le modalità con cui realizzarla, tra chi privilegia la riduzione generalizzata delle imposte, chi punta soprattutto sull’equità redistributiva e chi considera prioritario il rafforzamento della lotta all’evasione fiscale.
Perché è necessaria una riforma fiscale?

Il sistema fiscale è uno strumento importante per ridurre le diseguaglianze e va utilizzato e riformato in questa ottica e prospettiva. La riforma del nostro Sistema Tributario deve porre al centro il valore dell’eguaglianza e della solidarietà. Occorre promuovere maggiore equità, approntare una redistribuzione del reddito, costruire un sistema fiscale che accentui la progressività e che contribuisca in primis a ridurre il divario tra ricchi e poveri.
Quali obiettivi deve perseguire la riforma?
L’obiettivo è quello di rendere più giusto il carico fiscale, eliminare i regimi di favore e utilizzare le risorse, in primis quelle che derivano da una seria lotta all’evasione e all’elusione fiscale, per finanziare sanità, istruzione e transizione ecologica e per diminuire le tasse.
Perché la lotta all’evasione fiscale è così importante?
Il valore dell’eguaglianza e della solidarietà va promosso con una costruttiva ed efficace lotta all’evasione fiscale. Il problema dell’evasione è un problema economico, sociale e politico che impatta fortemente sull’intero sistema produttivo e sociale del nostro Paese. Produttivo, perché l’evasione crea concorrenza sleale nella realtà economica, perché chi evade non solo non paga le tasse, ma beneficia di aiuti che dovrebbero andare a chi realmente ne avrebbe diritto; sociale, perché aumenta il divario tra chi contribuisce alla spesa pubblica e ai servizi di cui usufruiscono tutti.
Come promuovere maggiore uguaglianza attraverso la riforma del fisco?
Spostare il carico fiscale da lavoro e capitale ai patrimoni, alle rendite e ai consumi. Realizzare una vera semplificazione del sistema fiscale con una severa lotta all’evasione e all’elusione attraverso tutti gli strumenti elettronici oggi disponibili. Accentuare la progressività dell’imposizione fiscale, ridurre la tassazione sui redditi da lavoro e da pensione, soprattutto per i redditi medi e bassi, contrastare il lavoro nero, superare i divari tra territori attraverso investimenti e lavorare a livello europeo per un fisco comune e armonizzato che contrasti il dumping sociale e i paradisi fiscali.
Quale ruolo deve avere la politica fiscale?
La politica fiscale deve essere intelligente. Deve rafforzare la capacità di spesa e incrementare i consumi. L’economia torna a girare se si sostiene la domanda. Più consumi significa più produzione. Più produzione vuol dire più lavoro e più occupazione. Le tasse in Italia sono eccessive e insopportabili.
Sono trascorsi più di cinquanta anni durante i quali il nostro Paese è profondamente cambiato sotto il profilo economico e sociale. È cambiata la composizione della società, è cambiata l’emigrazione italiana, ma l’impianto fiscale è rimasto sostanzialmente lo stesso dalla sua nascita, fondato sulla distinzione tra redditi delle persone fisiche e redditi delle persone giuridiche.
Quali interventi sono stati realizzati finora?
Nel corso degli anni si sono succedute numerose proposte di riforma. Sono stati introdotti alcuni interventi di semplificazione, come il modello 730, la nascita dei CAF, strumenti per la misurazione del reddito da lavoro autonomo, gli studi di settore e lo Statuto del Contribuente. Tuttavia una vera riforma fiscale non è mai stata realizzata, nonostante le numerose deleghe fiscali approvate nelle varie legislature.
Perché l’evasione fiscale rappresenta ancora un’emergenza?
Un intervento riformatore è necessario per affrontare un problema che si è incancrenito nella nostra società e nella nostra economia. A ciò si aggiungono circa 1.000 miliardi di euro accertati dal 2000 a oggi e non ancora riscossi, un magazzino di circa 130-140 milioni di cartelle esattoriali che difficilmente saranno recuperate, nonostante i diversi provvedimenti di rottamazione e saldo e stralcio.
Quasi la metà degli italiani, il 47%, non dichiara redditi. Tra coloro che versano l’IRPEF, il 13,94% dei contribuenti con redditi superiori ai 35.000 euro versa da solo il 62,52% dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Non si può accettare che poco più del 13% della popolazione si faccia carico della quasi metà degli italiani che non dichiarano redditi e che beneficia di un sistema di agevolazioni e sostegni che necessita di una revisione.
Come deve cambiare il contrasto all’evasione?
L’azione di contrasto all’evasione fiscale deve fare molta prevenzione e rafforzare la collaborazione tra Stato e città. È necessario insistere sulla semplificazione delle norme, sull’utilizzo dei sistemi informatici, delle banche dati, della digitalizzazione e della tracciabilità delle operazioni finanziarie.
I proventi derivanti dalla lotta all’evasione devono essere in gran parte utilizzati per diminuire le tasse. Solo così è possibile attuare il principio secondo cui «è possibile ridurre le tasse se tutti le pagano».
Qual è l’obiettivo finale della riforma fiscale?
Vanno ridotte le disuguaglianze che favoriscono il lavoro autonomo e la politica finanziaria. Occorre eliminare i troppi balzelli presenti nel sistema fiscale, semplificare il ricorso alla giustizia amministrativa e procedere senza indugi alla riforma del nostro sistema fiscale.





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