Il nichel distrugge paradisi naturali

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— di Davide Pinoli

Fino al 2014, l’area di Morowali, sull’isola indonesiana di Sulawesi ad est del Borneo, era conosciuta per le sue foreste tropicali, il mare cristallino e i piccoli villaggi di pescatori.
A distanza di poco più di dieci anni tutto è però cambiato con lo stravolgimento di un paradiso in quello che è di fatto diventato il cuore dell’industria mondiale del nichel, metallo duro, ferromagnetico e in parte tossico, indispensabile per la produzione delle batterie delle auto elettriche.
Una realtà che oltre a deturpare il territorio ha creato un allarme demografico dato da quella che originariamente era una popolazione composta da poche migliaia di persone agli oltre 150.000 abitanti odierni, perlopiù stranieri attratti dalla promessa di un lavoro.
Oggi centinaia di migliaia di operai vivono in baracche sovraffollate e alloggi di fortuna sorti su aree dove mancano reti fognarie adeguate e l’accesso all’acqua potabile è diventato un problema a causa dell’inquinamento provocato dalle attività minerarie.

Un prezzo altissimo

Come sottolineato, anche l’ambiente naturale delle isole sta pagato un prezzo altissimo, con migliaia di ettari di foresta tropicale abbattuti e i sedimenti rossi delle miniere che finiscono direttamente nei fiumi e di conseguenza in mare, soffocando le barriere coralline e compromettendo la pesca, che per generazioni era stata la principale fonte di sostentamento delle comunità locali.

Sulawesi è un esempio di un paradosso sempre più evidente: nel mondo occidentale acquistiamo auto elettriche per ridurre le emissioni di CO₂ e combattere il cambiamento climatico, mentre per rendere possibile una nostra mobilità più pulita, una parte del costo ambientale viene spostato dall’altra parte del pianeta.
Senza nessun senso di colpa, un paradiso naturale viene trasformato in un’immensa area mineraria, mentre migliaia di persone lavorano per salari da fame e in condizioni modeste.
Nessuno può negare quanto sia necessaria la transizione energetica, ma allo stesso modo nessuno dovrebbe definirla sostenibile se la riduzione delle emissioni nei Paesi ricchi viene pensata a scapito dell’ambiente e della qualità dei paesi poveri fornitori delle materie prime

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