Il lavoro dei rider in Italia, parte integrante dell’economia urbana. L’esempio di Milano

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In una città come Milano il lavoro dei rider è diventato parte integrante dell’economia urbana. Ogni giorno migliaia di consegne vengono effettuate tramite piattaforme digitali come Glovo, Deliveroo, Just Eat e Uber Eats, che mettono in contatto clienti, ristoranti e fattorini attraverso algoritmi. Dietro un servizio ormai percepito come “normale” esiste però un sistema complesso, che coinvolge aspetti giuridici, fiscali, organizzativi e sociali.

Come funziona il lavoro dei rider

Il modello operativo è relativamente semplice:

  • il cliente effettua un ordine tramite un’app;
  • l’algoritmo individua il rider disponibile più vicino;
  • il rider accetta la consegna;
  • ritira il prodotto presso il ristorante;
  • lo consegna al cliente;
  • il compenso viene registrato automaticamente dalla piattaforma.

Nelle grandi città come Milano il sistema funziona grazie a una forte densità di ristoranti e utenti. Per questo motivo i rider tendono a concentrarsi in aree come Porta Nuova, Navigli, Isola, CityLife, Porta Romana e il centro storico, dove la domanda è continua.

Le piattaforme utilizzano sistemi algoritmici che distribuiscono gli ordini in funzione di diversi parametri, tra cui distanza, tempi di consegna, disponibilità del rider e, in alcuni casi, indicatori di affidabilità o performance.

Qual è l’inquadramento legale

In Italia la disciplina dei rider è cambiata profondamente negli ultimi anni. Oggi esistono sostanzialmente tre possibili inquadramenti.

Il primo è quello del lavoro subordinato, quando il rapporto presenta caratteristiche tipiche della dipendenza.

Il secondo riguarda le collaborazioni etero-organizzate, cioè prestazioni continuative le cui modalità di esecuzione sono organizzate dalla piattaforma. In questi casi si applicano gran parte delle tutele del lavoro subordinato, pur senza una riqualificazione automatica del rapporto.

Il terzo è quello del lavoro autonomo tramite piattaforma digitale, disciplinato dagli articoli 47-bis e seguenti del D.Lgs. 81/2015, che prevede comunque un nucleo minimo di diritti.

Tra le principali tutele riconosciute ai rider autonomi figurano:

  • contratto scritto;
  • compenso che non può essere basato esclusivamente sul numero di consegne;
  • maggiorazioni per lavoro notturno, festivo o in condizioni meteorologiche avverse;
  • assicurazione obbligatoria contro gli infortuni;
  • applicazione della normativa sulla sicurezza sul lavoro;
  • tutela contro discriminazioni e penalizzazioni legate al rifiuto delle consegne;
  • protezione dei dati personali e trasparenza delle condizioni contrattuali.

Come funziona dal punto di vista fiscale

Dal punto di vista fiscale la situazione varia in base alla tipologia di rapporto. Il rider può operare come:

  • lavoratore dipendente;
  • collaboratore coordinato e continuativo;
  • lavoratore autonomo.

Nel lavoro autonomo possono trovare applicazione, a seconda della continuità e delle modalità dell’attività, diversi regimi fiscali (ad esempio partita IVA oppure prestazioni autonome nei casi consentiti dalla normativa). La piattaforma deve inoltre effettuare gli adempimenti previsti dalla legge, comprese le comunicazioni obbligatorie introdotte per il lavoro intermediato da piattaforme digitali.

Gli obblighi delle piattaforme

Le piattaforme non possono limitarsi a mettere in contatto domanda e offerta. Devono garantire:

  • copertura INAIL;
  • rispetto delle norme sulla sicurezza;
  • trasparenza contrattuale;
  • informazione sulle condizioni di lavoro;
  • protezione dei dati personali;
  • comunicazioni obbligatorie agli enti competenti nei casi previsti.

I vantaggi per Milano

Dal punto di vista urbano il fenomeno produce diversi effetti positivi.

Per i cittadini:

  • consegne rapide, spesso entro 20-30 minuti;
  • accesso a un’offerta molto ampia di ristoranti;
  • maggiore comodità per anziani, persone con disabilità o chi lavora da casa;
  • disponibilità del servizio anche in orari serali.

Per le imprese:

  • possibilità di servire clienti lontani dal locale;
  • incremento del fatturato senza dover gestire una flotta di fattorini;
  • accesso immediato a un mercato molto più ampio.

Per la città:

  • sviluppo della gig economy;
  • opportunità di lavoro flessibile, soprattutto per studenti, lavoratori part-time e nuovi arrivati.

Le criticità ancora aperte

Nonostante i progressi normativi, il settore continua a presentare diversi problemi.

Il primo riguarda la retribuzione. I compensi possono variare sensibilmente in base alla domanda, agli incentivi e al numero di consegne disponibili. Nei periodi di bassa richiesta il reddito può risultare molto contenuto.

Il secondo è la gestione algoritmica del lavoro. Le piattaforme utilizzano sistemi automatici per assegnare gli ordini e organizzare il servizio. Comprendere come questi algoritmi influenzino concretamente opportunità di lavoro, priorità e guadagni resta un tema di forte dibattito tra istituzioni, aziende e sindacati.

C’è poi il tema della sicurezza stradale. Milano registra un traffico intenso e molti rider lavorano in bicicletta o scooter anche con pioggia, caldo estremo o durante la notte, aumentando il rischio di incidenti.

Un’altra criticità riguarda la rappresentanza sindacale. Sebbene negli ultimi anni siano stati fatti passi avanti, il settore continua a essere caratterizzato da una forte frammentazione, con modelli contrattuali differenti tra piattaforme.

Infine, resta aperto il nodo della sostenibilità economica dell’intero modello. Le piattaforme devono trovare un equilibrio tra tariffe competitive per i consumatori, commissioni richieste ai ristoranti e compensi adeguati ai rider: tre obiettivi che spesso entrano in tensione tra loro.

Quale direzione sta prendendo il settore

La tendenza normativa, sia italiana sia europea, è quella di aumentare la trasparenza delle piattaforme e rafforzare le tutele dei lavoratori, senza eliminare del tutto la flessibilità che caratterizza questo modello di business. In particolare, cresce l’attenzione verso il controllo degli algoritmi, la prevenzione delle discriminazioni automatizzate e il miglioramento delle condizioni di lavoro, temi destinati a influenzare l’evoluzione del food delivery nei prossimi anni.

Il parere di un cittadino

Ho trovato un bellisimo post sul web a firma di F.B. (non cito per privacy) che chiarisce molto bene la situazione

“È un lavoro meglio di tanti altri, che ha aiutato e aiuta tante persone che sono venute in Italia, che sono in regola col permesso di soggiorno, ma non hanno di che vivere, è un lavoro dove ci sono tutte le tutele che hanno gli altri lavoratori autonomi, c’è anche l’Inail, ad esempio. Tutti i Rider vengono sottoposti a visita medica obbligatoria gratuita, questo ha consentito di aiutare queste persone (che in alternativa sono abbandonate dallo Stato) a tenere sotto controllo la loro salute.

È un lavoro che ha evitato a queste persone, comunque presenti nel nostro paese, di iniziare a delinquere per sostenersi. Ha aiutato e aiuta anche molte persone italiane che hanno già un primo lavoro e che fanno applicazione per questo, perchè magari vogliono comprarsi qualcosa e hanno la possibilità di avere un’extra entrata, infatti fino a 5000 € l’anno non devi aprire la partita Iva. Se invece lo fai seriamente porti a casa anche 2000 € al mese, anche 2500 o 3000 nelle città come Milano. Oltre a questo puoi lavorare soltanto quando attivi l’applicazione, in qualsiasi momento puoi smettere. Io ho due amici che fanno entrambi questo lavoro, sono una coppia con figli di Roma e si sono trasferiti a Milano conservando il lavoro perché una volta che tu sei un Rider puoi farlo in qualsiasi città, basta che ci vai attivi l’applicazione e ti arrivano le consegne. Puoi anche andare a lavorare ogni giorno in una città diversa, se vuoi.

Puoi anche essere sia un Rider di Deliveroo che di Glovo contemporaneamente e lavorare con entrambi. I miei amici grazie a questo lavoro gestiscono tranquillamente i loro figli perché in qualsiasi momento possono scollegarsi o mettersi i turni come vogliono. Certo, se non lavorano non guadagnano, ma come tutti i lavori autonomi di questo mondo. Però se vogliono andare via una settimana ad ottobre, sono padroni di farlo. Anzi, paradossalmente, se si trovano una bicicletta possono lavorare anche nella città dove vanno in vacanza.

Quando i ristoranti o i supermercati consegnano il cibo che viene messo all’interno degli zaini, il cibo è sigillato. Sicuramente ci sarà qualcuno che tiene all’interno dello zaino sporco, questo è inutile negarlo, esattamente come ci sono supermercati e ristoranti dove andate fisicamente a prendervi le cose che non rispettano le norme di igiene.

L’altra cosa che forse non sapete, è che durante il covid il servizio di consegna a domicilio ha salvato la vita di tantissimi ristoratori che in alternativa non avrebbero avuto più alcun incasso, con conseguente automatico fallimento. E se fate un giro sull’applicazione, che potete scaricarvi gratuitamente, vi renderete conto che ci sono molti più ristoranti di fascia medio alta che McDonald’s. Forse sarebbe ora di smetterla di dare retta alle narrazioni politiche ignoranti che fanno falsa propaganda e iniziare ad informarsi seriamente prima di dire cavolate”.

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