Il modello Bending Spoons: cosa c’è dietro il successo della startup italiana
Bending Spoons, azienda tecnologica italiana recentemente quotata al Nasdaq, ha concluso con successo la propria offerta pubblica iniziale (IPO), collocando complessivamente 57.971.015 azioni ordinarie al prezzo unitario di 29 dollari.
La quotazione è avvenuta il 1° luglio 2026 sul listino Nasdaq e ha incluso la vendita di 34.398.640 azioni da parte della società e di ulteriori 23.572.375 titoli ceduti da alcuni azionisti esistenti.
L’operazione ha generato proventi lordi complessivi pari a circa 953,9 milioni di dollari, prima della deduzione di sconti, commissioni di underwriting e altre spese legate all’offerta. Bending Spoons ha precisato di non aver incassato alcun ricavo dalla quota di azioni vendute dagli azionisti venditori.
Il modello Bending Spoons: cosa c’è dietro il successo della startup italiana
Da Aol a Evernote, passando per Vimeo ed Eventbrite. Sono infatti tutti entrati nell’orbita di Bending Spoons, la startup italiana che negli ultimi anni ha costruito una strategia di crescita tanto originale quanto efficace.

Fondata nel 2013, la società con sede a Milano ha acquisito oltre 50 applicazioni e piattaforme digitali trasformandole in un unico ecosistema capace di generare, nel 2025, ricavi per 1,3 miliardi di dollari.
La quotazione al Nasdaq
Il salto definitivo è arrivato con la quotazione al Nasdaq, che ha permesso a Bending Spoons di raccogliere 1,7 miliardi di dollari, raggiungendo una valutazione di 18,4 miliardi. Si tratta della più importante IPO per una startup europea dal 2023. Il fondatore Luca Ferrari e i cofondatori avevano già raggiunto lo status di miliardari dopo la valutazione da 14 miliardi ottenuta nell’ottobre 2025. Oggi, la loro partecipazione complessiva – pari a 8,9 miliardi di dollari – supera il valore di colossi italiani come Pirelli e Banca Generali.
I ritorni per gi investitori
La quotazione ha generato anche significativi ritorni per gli investitori. Tra questi spiccano il fondo britannico Baillie Gifford, con una quota ora valutata 1,2 miliardi di dollari, il fondo di private equity Renaissance Partners (980 milioni) e il gruppo media del miliardario statunitense Jim Cox, che detiene una partecipazione da 780 milioni.
Alla base di questa crescita c’è una strategia precisa e fortemente orientata all’efficienza. Bending Spoons acquisisce piattaforme ancora redditizie ma prive di slancio, intervenendo poi in profondità sulla loro struttura tecnologica. Il modello prevede la ricostruzione delle infrastrutture, la centralizzazione dei costi – in particolare quelli legati ai server – e la semplificazione di basi di codice spesso complesse. Il risultato è una drastica riduzione dei costi operativi e una nuova sostenibilità economica per prodotti dati ormai per maturi.
Un approccio che, nel panorama tecnologico europeo, rappresenta un caso quasi unico e che sta ridefinendo il modo in cui si crea valore nel settore digitale.





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