Milano Unica 43, il tessile italiano guarda al futuro tra innovazione e tradizione

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La 43ª edizione di Milano Unica si apre con numeri che confermano il ruolo centrale della manifestazione nel panorama internazionale del tessile di alta gamma. Nei padiglioni di Fiera Milano Rho sono presenti 737 espositori, il dato più alto mai registrato, per le collezioni Autunno/Inverno 2027-2028. Nei saloni Ideabiella, Moda In e Shirt Avenue espongono 460 aziende italiane e 144 europee, mentre altre 119 realtà sono presenti nelle Aree Speciali dedicate ai progetti di ricerca, ai distretti internazionali e ai materiali innovativi. Rispetto all’edizione corrispondente del 2025 cresce anche la partecipazione delle imprese europee, con un incremento superiore al 15%.

Un settore in fase di contrazione

I numeri record di Milano Unica si inseriscono in un contesto di settore che negli ultimi due anni ha registrato una contrazione significativa. Il fatturato del tessile-abbigliamento italiano nel 2024 è stimato in 59,8 miliardi di euro, in calo del 6,1% rispetto all’anno precedente, e nel 2025 la flessione è proseguita, con un fatturato di 58,39 miliardi, in calo del 2,4%, e un export sceso a 36,9 miliardi, pari a -1,6%. A pesare è un contesto internazionale ancora complesso, caratterizzato da una domanda disomogenea e da una crescente pressione competitiva globale, con importazioni in aumento, in particolare dall’Asia, che segnalano una progressiva penetrazione dei prodotti esteri nel mercato. Il settore conta 37.331 imprese e 372.200 addetti, numeri in diminuzione rispetto al 2022, a conferma che la fase espansiva post-pandemia si è esaurita e che il comparto sta attraversando una transizione strutturale oltre che congiunturale.

Una fiera che pesa sull’economia nazionale

I numeri della manifestazione si inseriscono in un contesto di settore che Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, ha sintetizzato durante la cerimonia inaugurale: oltre 50 mila imprese, più di un milione di addetti, circa 75 miliardi di euro di valore aggiunto e una quota significativa delle esportazioni nazionali. Cifre che descrivono una filiera con un peso economico rilevante ma che, come ha sottolineato lo stesso Bozzetti, non possono essere considerate un traguardo definitivo: mantenere la leadership richiede investimenti continui in ricerca, formazione e innovazione.

Innovazione e tradizione: la sfida delle PMI

Tra i temi emersi nel corso dell’evento, particolare attenzione è stata riservata all’equilibrio tra innovazione e tradizione manifatturiera. Il viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini ha evidenziato come il futuro della moda italiana dipenda dalla capacità di integrare nuove tecnologie, digitalizzazione e apertura ai mercati esteri senza disperdere il patrimonio manifatturiero costruito nel tempo, un obiettivo che riguarda soprattutto le piccole e medie imprese, cuore produttivo del sistema moda nazionale. Sulla stessa linea il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha indicato nella combinazione tra competenze artigianali, ricerca, sostenibilità e automazione il fattore competitivo decisivo per il Made in Lombardia sui mercati internazionali.

Il settore tra pressioni e trasformazione

Il presidente di Milano Unica Simone Canclini ha definito i risultati di questa edizione un segnale di fiducia da parte delle imprese, sottolineando però come il successo della manifestazione rappresenti anche una responsabilità. In un mercato caratterizzato da instabilità economica, tensioni internazionali e rapidi cambiamenti tecnologici, la fiera è chiamata a offrire strumenti concreti per sostenere la competitività del comparto, non solo uno spazio espositivo. È una distinzione che vale per l’intera filiera: i dati di partecipazione raccontano un settore ancora attrattivo, ma le sfide legate a sostenibilità, digitalizzazione e internazionalizzazione richiedono risposte strutturali che vanno oltre il calendario fieristico.

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Caterina Chiarelli

Content Editor Bachelor’s Degree, Master’s Degree,Postgraduate Master

Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.

Areas of Expertise: editoria e comunicazione digitale, scrittura e revisione editoriale, giornalismo economico-finanziario, progettazione editoriale, pianificazione e coordinamento dei contenuti, social media e marketing digitale, intelligenza artificiale applicata alla comunicazione, strategie digitali, analisi dei contenuti e storytelling, comunicazione istituzionale e ufficio stampa
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