NewsGuard: cresce la disinformazione alimentata dall’IA e aumenta il valore strategico delle fonti giornalistiche verificate
Si amplia la polemica sulle testate giornalistiche (o che si spacciano come tali…) innescata dalla testata We-News che dichiara apertamente di non avere a bordo della sua redazione nemmeno un giornalista. Di questo abbiamo trattato ampiamente ieri (qui il link).

L’analisi di NewsGuard
L’ultima analisi pubblicata da NewsGuard, la società statunitense specializzata nella valutazione dell’affidabilità delle fonti online e nel monitoraggio della disinformazione, evidenzia come l’intelligenza artificiale stia modificando profondamente l’ecosistema informativo. Da un lato aumenta la capacità dei chatbot di produrre risposte articolate e aggiornate; dall’altro cresce il rischio che questi sistemi ripetano narrazioni false, soprattutto quando attingono a contenuti provenienti da siti poco affidabili (nell’immagine l’AI finge di essere un’altra testata).
Uno dei dati più significativi riguarda il monitoraggio mensile dei principali modelli generativi. Attraverso l’AI False Claims Monitor, NewsGuard verifica come i chatbot rispondano a domande relative a notizie contenenti affermazioni dimostrabilmente false. L’organizzazione osserva che i modelli di IA continuano a riprodurre disinformazione su temi di attualità – dalla guerra in Ucraina ai processi elettorali, fino alla salute pubblica – sebbene con prestazioni differenti tra le diverse piattaforme. Per questo motivo NewsGuard ha trasformato il monitoraggio in un benchmark permanente destinato a misurare l’affidabilità dei principali sistemi di IA generativa.
Grandi quantità di articoli generati automaticamente
Un secondo fenomeno riguarda la rapida proliferazione dei cosiddetti AI Content Farm, siti che pubblicano grandi quantità di articoli generati automaticamente con l’obiettivo di intercettare traffico dai motori di ricerca o alimentare campagne di disinformazione. Secondo l’ultimo aggiornamento, NewsGuard ha identificato oltre 3.000 siti di questo tipo, con una crescita di circa 300-500 nuovi domini ogni mese. Troppo spesso i contenuti sono privi di supervisione editoriale, riportano informazioni inesatte o rielaborano automaticamente notizie provenienti da altre fonti senza alcuna verifica giornalistica.
L’analisi evidenzia inoltre un paradosso che sta assumendo crescente rilevanza per lo sviluppo dell’IA. Molti editori tradizionali, compresi numerosi quotidiani internazionali, hanno limitato l’accesso dei crawler utilizzati per addestrare o aggiornare i modelli linguistici.
Un crawler (detto anche web crawler, spider o bot di indicizzazione) è un programma automatico che naviga il web seguendo i collegamenti tra le pagine per raccogliere informazioni. Il suo compito principale è visitare i siti internet, leggere i contenuti e copiarne alcune informazioni, che vengono poi utilizzate per scopi diversi a seconda del soggetto che lo impiega.NewsGuard stima che circa il 67% dei principali siti di informazione blocchi almeno in parte i chatbot attraverso i file robots.txt. Il risultato è che i sistemi di IA rischiano di avere un accesso relativamente maggiore a siti di bassa qualità o a portali di disinformazione, spesso più aperti alla scansione automatica. Questo squilibrio può incidere sulla qualità delle informazioni utilizzate per addestrare o aggiornare i modelli.
Il concetto di affidabilità secondo NewsGuard
Per rispondere a questo problema, NewsGuard sta sviluppando un modello alternativo fondato sulle fonti giornalistiche verificate. Attraverso il proprio sistema di valutazione assegna a migliaia di testate un punteggio di affidabilità basato su criteri editoriali trasparenti, tra cui accuratezza, correzione degli errori, distinzione tra fatti e opinioni, trasparenza sulla proprietà e identificabilità degli autori. Questi dati vengono oggi utilizzati non solo da lettori e inserzionisti, ma anche da aziende tecnologiche che intendono migliorare la qualità informativa dei propri sistemi di IA.
La strategia si è estesa anche ai modelli generativi attraverso NewsGuardAI, un servizio che integra esclusivamente contenuti provenienti da editori ritenuti affidabili tramite il database proprietario denominato False Claim Fingerprints. La piattaforma raccoglie e cataloga migliaia di affermazioni false già verificate, creando una sorta di “impronta digitale” delle principali narrazioni di disinformazione. Questo permette ai sistemi di intelligenza artificiale di riconoscere rapidamente contenuti fuorvianti, anche quando vengono riformulati con parole diverse, e di evitare di riproporli come informazioni attendibili, con l’intento di ridurre il rischio che i chatbot ripetano automaticamente narrazioni già smentite e fornire invece risposte fondate su fonti giornalistiche professionali.
Secondo NewsGuard, il tema non riguarda soltanto la precisione tecnica dei modelli linguistici, ma la qualità dell’intero ecosistema informativo. Se l’IA continuerà ad apprendere da un web progressivamente invaso da contenuti generati automaticamente e scarsamente verificati, aumenterà il rischio di un fenomeno definito da numerosi ricercatori come “model collapse” o “inquinamento informativo”: sistemi che apprendono da testi prodotti da altre IA, amplificando errori, distorsioni e campagne di manipolazione. Per questo motivo l’organizzazione sostiene che il giornalismo professionale e le fonti verificate non rappresentino soltanto un presidio democratico, ma una componente essenziale dell’infrastruttura informativa sulla quale si baseranno i futuri sistemi di intelligenza artificiale.
In conclusione, la presenza di giornalisti professionisti nel processi di pubblicazione delle notizie non esclude l’utilizzo dell’AI, ma anzi ne potenzia l’efficacia e la validità solo se l’ultima parola spetta ancora all’essere umano.





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