Digitale, bavaglio alle Big Tech. Scontro Usa-Ue. Anche ChatGpt sotto la lente

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Accuse pesanti da parte degli Usa che l’Ue rimanda al mittente. La Commissione europea ha respinto con fermezza le accuse provenienti dagli Stati Uniti secondo cui Bruxelles avrebbe imposto alle piattaforme social una forma di censura attraverso una campagna decennale di controllo dei contenuti online. «Si tratta di accuse completamente infondate e assurde», ha dichiarato il portavoce per il settore digitale, ribadendo che «la libertà di espressione è un diritto fondamentale in Europa».

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ll rapporto della Commissione Giustizia Usa che accusa l’Ue

Le critiche arrivano da un rapporto della Commissione Giustizia del Congresso americano, che prende di mira le normative europee sui servizi digitali. In particolare, il documento sostiene che il Digital Services Act limiti la libertà di espressione, costringendo le piattaforme ad adeguarsi a regole restrittive.

La Commissione europea ha reagito con decisione, sottolineando come siano invece gli algoritmi delle grandi piattaforme a influenzare anche i processi elettorali. Secondo Bruxelles, la realtà è opposta a quella descritta dal rapporto statunitense: «Sono le norme europee a tutelare il diritto di espressione contro il potere delle Big Tech».

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Il settore dei servizi digitali è così diventato il centro di uno scontro politico, culturale ed economico tra l’Unione europea e l’amministrazione Trump fin dal suo insediamento. Il vicepresidente Vance ha più volte ribadito che «l’America non accetterà che governi stranieri impongano vincoli alle aziende tecnologiche statunitensi con presenza globale», mettendo in discussione la legittimità delle regole europee su tecnologia e intelligenza artificiale.

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La presidente Von der Leyen e’ finita nel mirino per aver scelto di procedere sul rispetto delle norme digitali con i passi di piombo benche’ diverse decisioni siano state comunque prese: per esempio le multe contro Apple, Meta, Google, X. Sempre la reazione politica degli Usa e’ stata molto aggressiva. Il portavoce ha spiegato che in Europa vengono difese elezioni libere con procedure corrette mentre e’ noto che le grandi piattaforme sono in grado di influenzarle in assenza di un quadro di regole precise.

Il portavoce ha portato l’esempio di Meta, che ha dovuto prendere 24,5 milioni di moderazione dei contenuti di cui quasi il 30% e’ stato annullato: non si tratta di censura, ha indicato, bensi’ dell’opposto.

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ChatGpt nel mirino

Anche ChatGpt finisce nel mirino. La Commissione ha fatto sapere che decidera’ entro fine marzo se classificare ChatGpt come piattaforma ‘molto grande’, il che comporta una serie di obblighi e vincoli piu’ forti per Open Ai. Entro l’anno presentera’ la proposta sulla cosiddetta ‘equita’ digitale’ che prevede il contrasto di pratiche dannose, come i dark pattern (tecniche di design utilizzate che spingono gli utenti a compiere azioni non volute come acquisti non previsti o la condivisione di dati personali), il marketing manipolatorio specie rivolto ai minori.

Intanto cominciano a manifestarsi soluzioni di ‘fuga’ dai sistemi americani per teleconferenze (Zoom, Microsoft Teams, Webex, GoTo Meeting): il governo francese ha annunciato che e’ pronta la piattaforma ‘sovrana’ Visio in tutti i ministeri entro il 2027. In Germania e in Austria comincia a essere sempre piu’ usato il software open source invece di Microsoft Office.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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