Plasmon torna italiana, ma la vera sfida di NewPrinces è dimostrare che la crescita crea valore

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L’acquisizione di Plasmon da parte di NewPrinces non rappresenta soltanto il ritorno in mani italiane di uno dei marchi più conosciuti dell’alimentazione infantile. Dietro l’operazione da 124,3 milioni di euro, conclusa a fine 2025 con Kraft Heinz, c’è una strategia industriale che punta a costruire un grande gruppo europeo del food attraverso acquisizioni mirate di brand storici, impianti produttivi e competenze specializzate. Ma per il gruppo guidato da Angelo Mastrolia il 2026 segna anche un passaggio di fase: dopo una campagna di acquisizioni senza precedenti, il mercato vuole capire se la crescita dimensionale si tradurrà in maggiore redditività.

Cosa ha acquistato realmente NewPrinces

L’accordo con Kraft Heinz comprende molto più del solo marchio Plasmon. Nel perimetro dell’operazione rientrano anche Nipiol, BiAglut, Aproten e Dieterba, insieme allo stabilimento produttivo di Latina, uno dei principali poli europei dedicati all’alimentazione infantile. Nel 2024 questo ramo d’azienda ha generato circa 170 milioni di euro di ricavi e 17 milioni di EBITDA, numeri che spiegano perché l’operazione sia considerata strategica e non solo simbolica. Fondata oltre un secolo fa, Plasmon torna sotto il controllo di una società italiana dopo oltre sessant’anni di proprietà straniera, con una quota consolidata nel mercato del baby food e un valore reputazionale difficile da replicare.

Perché il baby food è un segmento attraente

Dal punto di vista finanziario l’alimentazione infantile presenta caratteristiche che la distinguono da altri comparti: una maggiore fedeltà del consumatore, prezzi medi più elevati, margini generalmente superiori e una domanda relativamente stabile anche nelle fasi di rallentamento economico. Per un gruppo che punta ad aumentare la redditività, il baby food rappresenta un business meno esposto alla competizione sui prezzi rispetto ad altre categorie, il che rende l’operazione coerente con gli obiettivi dichiarati dal management.

Le sinergie industriali

Uno degli aspetti meno evidenziati riguarda le sinergie produttive che l’acquisizione rende possibili. NewPrinces controllava già lo stabilimento di Ozzano Taro, acquisito da Kraft Heinz nel 2015 e storicamente dedicato alla produzione di latte in polvere per l’infanzia. Con l’ingresso dello stabilimento di Latina il gruppo dispone ora di una filiera molto più integrata, che copre latte formulato, biscotti per l’infanzia, omogeneizzati, prodotti dietetici e alimenti speciali. Secondo la società questa integrazione consentirà di ottimizzare ricerca, sviluppo, capacità produttiva e distribuzione, con effetti positivi sull’efficienza operativa complessiva.

Una strategia costruita per acquisizioni successive

Plasmon non è un episodio isolato. Negli ultimi due anni NewPrinces, ex Newlat Food, ha costruito la propria crescita attraverso una sequenza di operazioni straordinarie: l’acquisizione del gruppo britannico Princes, il conseguente cambio di denominazione, l’acquisto delle attività italiane di Diageo e, soprattutto, l’accordo per rilevare Carrefour Italia con un enterprise value di circa un miliardo di euro. Quest’ultima operazione ha trasformato il gruppo in un soggetto integrato capace di operare sia nella produzione alimentare sia nella grande distribuzione organizzata, con il piano di riportare progressivamente l’insegna GS al posto di Carrefour nei punti vendita italiani.

L’operazione conferma una tendenza sempre più evidente nel mercato alimentare europeo: i grandi gruppi stanno privilegiando acquisizioni di brand consolidati piuttosto che la creazione di nuovi marchi. Per Kraft Heinz, la cessione di Plasmon rientra nel piano di concentrazione sulle categorie considerate più strategiche a livello globale, come ketchup, salse e condimenti.

La vera sfida: trasformare la crescita in margini

Nel mondo delle fusioni e acquisizioni, comprare aziende rappresenta soltanto il primo passo. La parte più complessa riguarda l’integrazione: per NewPrinces significa armonizzare sistemi logistici, reti commerciali, stabilimenti produttivi e portafogli di marchi molto eterogenei, sfruttando economie di scala e riducendo i costi operativi. È proprio su questo punto si concentra oggi l’attenzione degli analisti: la crescita del fatturato dovrà essere accompagnata da un miglioramento della redditività, dimostrando che le sinergie promesse dal management possono tradursi in risultati concreti.

I risultati economici pubblicati nel 2026 hanno mostrato una crescita significativa di ricavi e utile netto rispetto all’anno precedente, sostenuta anche dal contributo delle acquisizioni concluse. Tuttavia l’intensa attività di M&A ha aumentato l’attenzione degli investitori sulla struttura finanziaria del gruppo: dopo l’annuncio dell’acquisizione di Carrefour Italia il titolo aveva risentito delle preoccupazioni per l’incremento dell’indebitamento necessario a finanziare le operazioni straordinarie, spostando l’interesse degli analisti sulla capacità dell’azienda di generare cassa e ridurre progressivamente la leva finanziaria.

I quattro indicatori che il mercato guarderà

Nel comparto agroalimentare italiano esistono poche società quotate con una strategia di crescita così aggressiva, il che rende NewPrinces un caso di studio per il mercato. Nei prossimi trimestri gli investitori valuteranno soprattutto la crescita organica dei ricavi al netto delle acquisizioni, il miglioramento dei margini operativi, la realizzazione concreta delle sinergie industriali e commerciali annunciate e la riduzione dell’indebitamento dopo le grandi operazioni concluse. Più che le future acquisizioni, dunque, il vero tema del 2026 è la capacità del gruppo di dimostrare che una crescita così rapida può produrre valore duraturo.

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Caterina Chiarelli

Content Editor Bachelor’s Degree, Master’s Degree,Postgraduate Master

Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.

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Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.