Perché i giovani italiani non si fidano del mercato del lavoro (anche quando i numeri migliorano)

Disoccupazione giovanile ai minimi storici, ma la sfiducia non cala
A maggio 2026 il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è sceso al 15,1%, un nuovo minimo storico secondo l’ISTAT, in calo di oltre un punto rispetto al mese precedente. Sulla carta è una buona notizia. Eppure, i sondaggi condotti sulla stessa fascia d’età raccontano un’altra storia: studenti e giovani italiani registrano livelli di preoccupazione per il futuro superiori all’80% e una sfiducia nella propria capacità di incidere sulle decisioni collettive che coinvolge oltre otto giovani su dieci.
Cosa temono davvero i giovani italiani
L’indagine “Next Gen Power”, presentata al Festival dell’Economia di Trento 2026 su un campione di oltre 6mila studenti delle scuole superiori lombarde, offre un quadro utile su questo scarto. L’80% degli intervistati considera guerre e conflitti il principale rischio per la propria vita futura, il 66% teme crisi economiche e instabilità sociale, e il 60% ha paura di essere costretto a svolgere un lavoro che non ama. Il 45% teme di non trovare opportunità adeguate, mentre il 30% dichiara apertamente di sentirsi potenzialmente non all’altezza.
Un altro studio, condotto dal Forum Disuguaglianze e Diversità su circa 3mila studenti tra i 17 e i 19 anni in 21 istituti italiani, riporta un dato ancora più netto: l’81,5% pensa che la propria voce non conti nei processi decisionali, contro una media della popolazione italiana adulta ferma al 41% secondo Eurobarometro. Il dato riguarda la rappresentanza politica e sociale in senso ampio, non solo le condizioni economiche.
Il “nichilismo finanziario”: da Nietzsche all’economia di oggi
Negli Stati Uniti un fenomeno collegato è stato descritto dal World Economic Forum con l’espressione “financial nihilism”: la convinzione che il sistema non premi più prudenza e pianificazione. Il termine riprende, in senso traslato, un concetto con una storia filosofica precisa: coniato da Friedrich Heinrich Jacobi nel 1799 e sviluppato poi da Nietzsche, il nichilismo filosofico indica il crollo dei valori supremi, l’assenza di uno scopo, la mancanza di una risposta al “perché”. Applicato all’economia invece che alla metafisica, il concetto mantiene lo stesso nucleo: il venir meno della fiducia in un sistema che prometteva un esito prevedibile.
I numeri americani, più estremi di quelli italiani, aiutano a inquadrare il fenomeno: i prezzi delle prime case sono saliti dell’87% dal 2019, mentre un’analisi di SignalFire mostra un crollo di oltre il 50% delle assunzioni entry level tra il 2019 e il 2024. Il Forum collega a questo scenario la crescente propensione di parte della Generazione Z a investire in criptovalute e mercati predittivi.
Il benessere psicologico dei giovani, tra dati globali e italiani
Sul piano psicologico, gli economisti David Blanchflower (Dartmouth College) e Alex Bryson (University College London) documentano da tempo la scomparsa della tradizionale “curva a U” del benessere, quella per cui la felicità calava nella mezza età per poi risalire in tarda età: nei dati raccolti in decine di Paesi, sono oggi i più giovani a registrare i livelli di malessere più alti.
In Italia, un’indagine dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo su un campione di 18-34enni rileva che meno di un giovane su due si dichiara oggi speranzoso rispetto al proprio futuro, con differenze territoriali contenute ma costanti tra Nord e Sud. Un’indagine separata condotta per Elis e Skuola.net tra gli studenti in procinto di diplomarsi mostra che il 43,3% guarda al proprio futuro con preoccupazione, mentre la quota di chi intende proseguire gli studi all’università è salita dal 51% del 2022 al 67% del 2026, un segnale che può essere letto anche come ricerca di un argine rispetto all’incertezza percepita nel mercato del lavoro.
Perché la fiducia non si ricostruisce insieme ai dati
Gli psicologi chiamano “defensive foreclosure” la strategia difensiva, elaborata da James Marcia a partire dagli studi di Erik Erikson, con cui una persona rinuncia in anticipo a esplorare nuove possibilità per evitare una delusione futura. Applicata al mondo del lavoro, questa dinamica può tradursi in un atteggiamento di distacco ancora prima dell’ingresso in azienda. Il meccanismo agisce prima dell’esperienza diretta sul campo, quindi a prescindere dall’andamento reale del mercato del lavoro nel frattempo.
I segnali che vanno in un’altra direzione
Non tutti i segnali vanno nella stessa direzione. Un sondaggio di CNC Media su oltre 60mila giovani italiani tra i 18 e i 35 anni rileva che il 54% indica l’indipendenza economica come principale obiettivo di vita e il 77% considera il benessere psicologico un fattore imprescindibile nella scelta di un lavoro.
Resta aperta la domanda su quanto tempo richieda la ricostruzione di questa fiducia, e se possa davvero seguire la stessa velocità con cui migliorano gli indicatori occupazionali.





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