Milano stringe le strade e limita le auto, ma traffico e smog restano un problema
Area B, Area C, parcheggi cancellati e “urbanistica tattica” stanno cambiando la città. I dati indicano una riduzione degli accessi e di alcuni inquinanti, ma congestione e polveri sottili rimangono lontane dall’essere sconfitte
A Milano lo spazio destinato alle automobili continua a restringersi. Parcheggi eliminati, carreggiate ridotte, piste ciclabili, dehors, fioriere e interventi di urbanistica tattica modificano progressivamente la viabilità. A queste misure si aggiungono Area C, che prevede il pagamento di un ticket per entrare nel centro storico, e Area B, estesa a gran parte del territorio comunale.

Occorre però distinguere: Area C è una congestion charge, mentre Area B non è normalmente un pedaggio, ma una zona a traffico limitato che vieta la circolazione ai veicoli considerati più inquinanti, prevedendo deroghe e sistemi chilometrici come MoVe-In.
La domanda politica resta comunque legittima: a fronte delle limitazioni imposte, Milano ha ottenuto risultati proporzionati ai costi sostenuti da cittadini, lavoratori e imprese?
Davide Pinoli oggi su “Libero” cita il rapporto AMAT e punta il dito sulla mancanza di nuovi parcheggi di interscambio.
Il rapporto comunale sulla mobilità
Secondo il rapporto comunale sulla mobilità, tra il 2016 e il 2025 gli ingressi medi giornalieri in Area C sono scesi da 91.687 a 68.646, con una diminuzione del 25%. Tra il 2024 e il 2025 il calo è stato di circa il 5%. È inoltre cambiata la composizione del traffico: i veicoli ibridi, che nel 2016 rappresentavano l’11% degli accessi, nel 2025 sono arrivati al 49,2%.
Anche Area B avrebbe contribuito al rinnovo del parco circolante. Il Comune stima che, tra il 2019 e il 2026, il provvedimento possa evitare complessivamente circa 25 tonnellate di PM10 allo scarico e tra 900 e 1.500 tonnellate di ossidi di azoto. Si tratta, tuttavia, di stime emissive e non della dimostrazione che traffico e concentrazioni atmosferiche siano diminuiti esclusivamente grazie alla ZTL.
Il quadro della qualità dell’aria rimane infatti contraddittorio. Nel 2025 Milano ha registrato una media annua di PM2,5 pari a 21 microgrammi per metro cubo e di biossido di azoto pari a 38, entrambe entro gli attuali limiti nazionali. Rispetto al 2024, l’NO2 è sceso soltanto da 39 a 38 microgrammi. Per il PM10, invece, nelle stazioni Pascal e Marche sono stati rilevati 66 giorni oltre la soglia giornaliera, quasi il doppio dei 35 consentiti dalla normativa.
Affermare che l’inquinamento non sia diminuito in assoluto sarebbe dunque impreciso: sul lungo periodo diversi indicatori mostrano un miglioramento. Sarebbe però altrettanto fuorviante sostenere che il problema sia risolto. I nuovi limiti europei previsti per il 2030 saranno più severi e renderanno evidente la distanza che ancora separa Milano dagli standard sanitari auspicati.
Il fenomeno della congestione
Resta poi la congestione, fenomeno diverso dall’inquinamento. Ridurre gli accessi al centro non garantisce automaticamente una circolazione più fluida: restringimenti, cantieri, sosta irregolare, consegne commerciali, taxi, mezzi pubblici e spostamento del traffico sulle vie limitrofe possono rallentare la rete anche quando il numero complessivo dei veicoli diminuisce. Lo stesso PUMS milanese riconosce che il rapporto tra quantità di traffico e velocità media non è lineare.
Il punto, quindi, non è scegliere ideologicamente tra automobile e mobilità sostenibile. Le limitazioni possono produrre benefici, ma devono essere accompagnate da trasporti pubblici affidabili, parcheggi d’interscambio, logistica urbana efficiente e valutazioni trasparenti strada per strada. Ogni nuova area pedonale o restringimento dovrebbe essere sottoposto a un confronto tra risultati attesi e risultati effettivi.
Milano ha ridotto alcuni flussi e favorito il rinnovo dei veicoli, ma continua a convivere con code, smog e malcontento. Dopo anni di divieti, ticket e trasformazioni dello spazio pubblico, ai cittadini non basta conoscere le intenzioni: chiedono di sapere, numeri alla mano, se ogni sacrificio imposto abbia davvero migliorato la mobilità e la qualità della vita.
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