Cessione del quinto della pensione, da ottobre prestiti più cari: i nuovi tassi INPS fino a dicembre 2026

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Chi firma il primo contratto di lavoro nel settore privato da luglio 2026 in poi trova una novità che pesa sulla pensione futura: il trattamento di fine rapporto finisce in automatico in un fondo di previdenza complementare, a meno che il dipendente non decida diversamente entro 60 giorni dall’assunzione. Con il messaggio n. 3021 del 29 settembre 2026 l’INPS ha fornito alle aziende le istruzioni per comunicare queste scelte nel flusso Uniemens, rendendo pienamente operativo il nuovo modulo TFR3.

Pensionato e consulente esaminano un contratto di prestito con cessione del quinto

Da dove nasce l’adesione automatica

La regola è stata introdotta dalla legge di Bilancio 2026 (legge n. 199 del 2025, articolo 1, comma 204), che ha modificato l’articolo 8 del decreto legislativo 252 del 2005 sulla previdenza complementare. Il modulo TFR3 è stato adottato con il decreto interministeriale Lavoro-Economia del 4 settembre 2026. Il meccanismo riguarda i dipendenti privati assunti dal 1° luglio 2026, con l’esclusione dei collaboratori domestici.

Chi rientra nell’automatismo

Il ministero del Lavoro distingue due situazioni. Chi è alla prima assunzione e non ha posizioni previdenziali pregresse rientra pienamente nel nuovo sistema e, nel modulo, può decidere dove indirizzare la liquidazione. Anche chi ha già cambiato impiego e risulta iscritto a un fondo pensione è soggetto all’adesione automatica, ma può soltanto scegliere se restare nel fondo individuato dal contratto o spostarsi su un’altra forma pensionistica. Per chi ha avuto altri rapporti di lavoro senza mai aderire a un fondo, secondo le indicazioni diffuse dai sindacati, l’automatismo non scatta.

Le tre strade nei 60 giorni

Il neoassunto compila il modulo e lo consegna al datore di lavoro, che ne conserva una copia firmata e ne restituisce un’altra al dipendente. Le opzioni sono tre: confermare il fondo previsto dal contratto collettivo, indicare un’altra forma di previdenza complementare oppure lasciare il TFR secondo le regole ordinarie, in azienda o, per le imprese che ne sono obbligate, al Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS. Se il termine passa senza alcuna dichiarazione, l’iscrizione avviene in automatico al fondo negoziale indicato dagli accordi applicati in azienda; quando ce n’è più d’uno, le somme vanno a quello con il maggior numero di iscritti tra i colleghi. In assenza di un fondo di riferimento entra in gioco come soluzione residuale Cometa, il fondo dei metalmeccanici.

Contributi e busta paga

Con l’adesione, oltre al TFR, partono i versamenti del datore di lavoro e del dipendente nella misura stabilita dalla contrattazione collettiva, con la quota del lavoratore trattenuta ogni mese in busta paga. Chi ha una retribuzione annua lorda inferiore all’importo dell’assegno sociale può rinunciare al proprio contributo. I versamenti iniziano dal mese successivo alla scadenza dei 60 giorni, con effetto dalla data di assunzione. La decisione va ponderata: una volta entrati nella previdenza complementare non si torna indietro, nemmeno passando a un altro datore di lavoro. Sul fronte degli adempimenti, dalla competenza di luglio 2026 il flusso Uniemens accoglie il nuovo valore “T3”, con cui le aziende segnalano all’INPS le scelte espresse attraverso il modulo.

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Caterina Chiarelli

Content Editor Bachelor’s Degree, Master’s Degree,Postgraduate Master

Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.

Areas of Expertise: editoria e comunicazione digitale, scrittura e revisione editoriale, giornalismo economico-finanziario, progettazione editoriale, pianificazione e coordinamento dei contenuti, social media e marketing digitale, intelligenza artificiale applicata alla comunicazione, strategie digitali, analisi dei contenuti e storytelling, comunicazione istituzionale e ufficio stampa
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Caterina Chiarelli, professionista della comunicazione e dell'editoria con una formazione accademica che include una Laurea Magistrale in Comunicazione, Informazione ed Editoria e un Master in digitalizzazione, AI e big data. Il suo percorso coniuga rigore metodologico e creatività, maturati attraverso esperienze in ambito editoriale, giornalistico e digitale. Ha collaborato con realtà editoriali e di comunicazione occupandosi di redazione, pianificazione editoriale, social media management e ufficio stampa, lavorando su contenuti sia web sia cartacei. Negli ultimi anni ha approfondito il rapporto tra comunicazione e innovazione tecnologica, sviluppando un approccio orientato all'utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali a supporto della qualità dei contenuti. Si distingue per una curiosità profonda verso le persone, le idee e i linguaggi attraverso cui la realtà prende forma, con la convinzione che il dialogo, quando è guidato da ascolto, spirito critico ed empatia, sia capace di generare valore e connessione reale.