L’Europa diventa più “green”, la finanza più “circolare”

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L’investimento nell’economia circolare, che in termini generici definisce di fatto un’economia pensata per potersi rigenerare, nasce dalla progressiva presa di coscienza che le risorse naturali non siano infinite. Uno degli elementi di novità rispetto al recente passato è la disponibilità di soluzioni tecnologiche molto più accessibili dal punto di vista economico; l’altra novità relativamente recente è che la transizione verso modelli più sostenibili sembra avere un supporto politico molto più forte che, soprattutto in Europa, deriva dai successi elettorali di forze più o meno “green”. L’aumento della spesa fiscale in Eurozona, auspicabile data l’accettazione del fatto che le armi di politica monetaria siano ormai limitate, sarà molto probabilmente finalizzato ad agevolare la transizione verso modelli più sostenibili. Tra questi possiamo citare la cosiddetta sharing economy, il recupero delle risorse (energie rinnovabili/biocarburanti) e la gestione dei rifiuti, o ancora l’estensione della durata di vita dei prodotti (nuovi packaging e materiali). Questi nuovi modelli offrono enormi opportunità di business, in forte espansione.

I dati del recente passato dimostrano che società particolarmente attente ai principi ESG, tra cui troviamo le aziende legate all’economia circolare, sono in grado di fornire ritorni mediamente più stabili e quindi, di sovraperformare i normali indici azionari. Se guardiamo a multipli quali il P/E o l’EV/EBITDA, gli indici “circolari” che rappresentano l’universo investibile dei prodotti sono in media più “cari”, principalmente perché non includono società del settore finanziario, mentre il peso della tecnologia è normalmente elevato. Tuttavia, all’atto pratico, attraverso un investimento in un prodotto circolare si acquisisce esposizione in società a larga capitalizzazione la cui mission è la sostenibilità del loro business (e quindi dei ritorni) a lungo termine. Tutto ciò è certificato dall’elevato rating ESG, quindi da considerazioni legate non solo all’impatto ambientale ma anche alle prestazioni sociali e di governance dell’azienda. Queste soluzioni offrono un’esposizione geografica globale ma concentrata nei mercati sviluppati (USA, Giappone e Francia i Paesi più rappresentati).

Attualmente, nell’ambito degli investimenti nell’economia circolare, crediamo che sia l’azionario ad offrire maggiori opportunità. Dal punto di vista settoriale preferiamo la tecnologia, i beni di prima necessità e le utilities mentre tra quelli meno interessanti troviamo i consumi discrezionali, in particolare quelli legati al settore auto. A livello di paesi abbiamo una preferenza per l’Europa e gli Stati Uniti, mentre vediamo meno opportunità in Giappone.