Nel terzo trimestre prevale l’allentamento monetario nei mercati emergenti

Franklin Templeton Investment Management Limited -

Una delle maggiori fonti di preoccupazione per gli investitori è rimasta negli ultimi mesi la guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti, i cui governi hanno introdotto dazi reciproci sulle merci. Nonostante le continue tensioni destinate ad alimentare una persistente volatilità dei mercati, Franklin Templeton Emerging Markets Equity individua comunque dei fattori positivi in questa regione, grazie all’aiuto derivante dalle politiche più accomodanti delle banche centrali mondiali.

Tre fattori sui cui riflettere

  1. Il Ministro delle Finanze Nirmale Sitharaman ha annunciato un robusto taglio della pressione fiscale sulle imprese indiane al fine di stimolare gli investimenti e spingere la crescita dell’economia nazionale in rallentamento. Questo cambio di prospettive ha sorpreso positivamente e dato un forte segnale sulla capacità del governo di prendere atto delle difficoltà patite dalle imprese a causa del clima sfavorevole e dell’attività economica sottotono. Pur con qualche timore che la misura possa tradursi in minori entrate, crediamo vi siano fattori potenzialmente in grado di contenere tale diminuzione. È inoltre importante evidenziare che il livello dell’impatto varierà a seconda del settore, soprattutto in quelli soggetti alle aliquote fiscali più elevate. Per esempio, le banche saranno fra le principali beneficiarie dei tagli in quanto soggette all’aliquota piena, al pari della maggior parte dei produttori di beni di consumo. Per contro, l’impatto sarà più limitato per le aziende che godono attualmente di sgravi o incentivi fiscali pubblici locali. Nell’insieme, riteniamo che i tagli dell’imposta sulle società in India dovrebbe aiutare a spronare gli investimenti nel lungo periodo. Continuiamo a privilegiare società in grado di beneficiare di propulsori di crescita di lungo periodo, come ad esempio fattori demografici favorevoli, investimenti in infrastrutture, aumento dei consumi urbani e rurali e crescenti livelli di reddito.
  2. Di recente la Cina ha annunciato la rimozione del tetto massimo di investimenti dai suoi programmi per Investitori Istituzionali Esteri Qualificati (“QFII”, Qualified Foreign Institutional Investor e “RQFII”, RMB Qualified Foreign Institutional Investor). La graduale apertura del mercato agli investitori esteri è un processo in corso, dal momento che la Cina avvia riforme strutturali dei suoi mercati finanziari e consente a società estere un maggiore controllo sulle loro attività. L’intervento giunge inoltre dopo la recente decisione di consentire alle società finanziarie estere di acquisire quote di maggioranza nelle joint-venture. Certamente, la rimozione di questi divieti agli investimenti esteri in Cina ha sorpreso favorevolmente. Tuttavia, riteniamo poco probabile che produca effetti importanti nel breve periodo poiché il sistema delle quote vigente era poco utilizzato. Se saranno introdotte ulteriori misure per liberalizzare e allargare l’accesso al mercato a sostegno del fattore di inclusione di fornitori di indici come MSCI e FTSE, pensiamo che il peso della Cina negli indici benchmark globali si rafforzerà certamente e che i fondi passivi potrebbero vedersi costretti a moltiplicare gli acquisti di titoli cinesi. Anche se nell’insieme la revoca delle restrizioni non dovrebbe produrre effetti drastici, crediamo che questa iniziativa della Cina sia una prova del suo impegno e della sua scelta strategica di lungo termine ad ampliare ulteriormente l’accesso ai propri mercati finanziari.
  3. In Brasile, l’ottimismo che permea l’agenda economica del governo, inclusa la riforma chiave della previdenza sociale, ha migliorato l’umore del paese. La ripresa economica è stata più lenta del previsto, con una stima secondo il governo di aumento del prodotto interno lordo (PIL) dello 0,85% nel 2019; tuttavia, gli sforzi del governo e della banca centrale potrebbero migliorare il potenziale di crescita del PIL nazionale di lungo periodo.[1] Anche l’inflazione si è mantenuta sotto controllo, consentendo alla banca centrale di ridurre i tassi d’interesse a minimi record per stimolare l’economia. Crediamo che l’approvazione della riforma del sistema pensionistico sia cruciale per stimolare gli investimenti e il credito, contribuendo così a rafforzare l’attività economica oltreché a ridurre sensibilmente il deficit di bilancio del Brasile. Inoltre, è stato annunciato un importante piano di privatizzazioni e ci attendiamo che seguiranno altre riforme in ambito fiscale e non solo che potrebbero rendere più agevole il fare impresa. Manteniamo prospettive positive sul mercato azionario e valutiamo sempre favorevolmente i temi di stampo domestico, come ad esempio il settore finanziario e il settore legato al consumo.

Prospettive

La guerra commerciale fra Cina e Stati Uniti, i cui governi hanno introdotto dazi reciproci sulle merci, è rimasta in prima linea negli ultimi mesi. Tuttavia, è bene sottolineare che i suoi effetti non hanno riguardato la sola Cina, bensì tutto il mondo. Benché la ripresa delle trattative ad ottobre indichi la volontà delle due parti di lavorare a una soluzione delle questioni aperte, nel frattempo restiamo prudenti e prevediamo ancora volatilità.

Le turbolenze politiche seguite negli Stati Uniti all’apertura di una procedura di impeachment a carico del presidente americano Donald Trump hanno peggiorato la volatilità del mercato. Tuttavia, l’attenuazione dei timori di un’ulteriore escalation ha spinto gli investitori a concentrarsi nuovamente sulla guerra commerciale sino-statunitense e sulla politica della Federal Reserve degli Stati Uniti (Fed).

La Fed ha ridotto il suo tasso di riferimento due volte negli ultimi tre mesi, con aspettative crescenti di un ulteriore taglio entro la fine del 2019.

Le previsioni di un rallentamento della crescita economica, l’attenuazione delle pressioni inflazionistiche e la politica di allentamento monetario nelle economie avanzate, fra le quali gli Stati Uniti e l’Eurozona, hanno spinto le banche centrali dei mercati emergenti (ME) ad adottare quest’anno un approccio generalmente più accomodante. Prevediamo che questa tendenza proseguirà con tagli ai tassi di diversi paesi emergenti di maggiori dimensioni, fra cui l’India, il Brasile, la Russia e il Messico. Considerando anche le stime di crescita degli utili nonché le valutazioni e i rendimenti da dividendi relativamente a buon mercato, crediamo che le prospettive delle azioni dei ME restino interessanti.

Sviluppi e tendenze dominanti nei mercati emergenti

I mercati azionari di tutto il mondo hanno superato un trimestre instabile segnato dai tortuosi negoziati commerciali fra gli Stati Uniti e la Cina e dai timori di una recessione globale. Le banche centrali di alcuni paesi importanti, fra i quali gli Stati Uniti, hanno tagliato i tassi d’interesse per sostenere l’attività economica. Le azioni dei ME sono diminuite in termini di dollari USA nel mese di luglio, mentre le azioni dei mercati sviluppati hanno registrato un modesto guadagno. Le valute dei ME si sono complessivamente deprezzate rispetto al dollaro statunitense. Nel trimestre, l’indice MSCI Emerging Markets ha ceduto il 4,1%, rispetto a un rendimento dello 0,7% dell’indice MCSI World, entrambi in dollari statunitensi.[2]

Gli eventi più importanti nei mercati emergenti durante il terzo trimestre del 2019

La maggior parte dei mercati asiatici ha chiuso il trimestre in flessione a causa delle tensioni commerciali che hanno offuscato le prospettive economiche della regione. La disputa commerciale sino-statunitense ha continuato a occupare la scena: entrambi i paesi hanno annunciato l’inasprimento dei dazi ad agosto per poi assumere iniziative concilianti a settembre. All’incertezza del mercato si è aggiunta l’escalation dei contrasti commerciali fra la Corea del Sud e il Giappone. Le azioni della Cina e della Corea del Sud hanno perso terreno. In India, le azioni hanno perso valore di fronte al tono incerto dell’economia, anche se i tagli della pressione fiscale sulle società e altre misure di stimolo hanno attenuato la flessione. In controtendenza, le azioni taiwanesi si sono apprezzate. Un sostegno è giunto ai fornitori di Apple dai pre-ordini incoraggianti dell’ultimo iPhone.

I mercati dell’America Latina hanno registrato una flessione nel trimestre e a guidare il ribasso troviamo Argentina, Perù e Cile. Malgrado la loro flessione, il Messico e il Brasile hanno ottenuto una performance migliore della media regionale. Nonostante il recupero di settembre, nel corso del trimestre il mercato argentino ha quasi dimezzato il suo valore in dollari USA a causa dell’incertezza politica crescente, della riprofilatura del debito e dell’imposizione di controlli sui movimenti dei capitali. Le turbolenze di mercato sono rimaste comunque in gran parte interne all’Argentina. La banca centrale del Brasile ha abbassato il suo tasso d’interesse chiave di 100 punti base, portandolo ad un minimo storico del 5,5% per stimolare l’economia domestica. I progressi sul fronte delle riforme hanno accresciuto la fiducia degli investitori. Ad agosto, la banca centrale del Messico ha ridotto il suo tasso d’interesse di riferimento per la prima volta da oltre cinque anni, adducendo come giustificazione la debolezza della crescita domestica e la bassa inflazione.

Nel terzo trimestre, l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa si sono posizionati alle spalle dei paesi dei ME. Sudafrica e Polonia sono stati tra i mercati più deboli, chiudendo il trimestre con cali a due cifre. Turchia ed Egitto, invece, hanno registrato ottimi risultati, mentre gli Emirati Arabi Uniti (EAU), il Qatar e la Russia hanno ugualmente sovraperformato le altre regioni. A settembre la South African Reserve Bank ha lasciato immutati i tassi d’interesse, dopo il taglio di 25 punti base di luglio, in un’ottica di bilanciamento dei timori per la crescita economica e delle aspettative inflazionistiche. Anche il deprezzamento del rand sudafricano ha frenato i rendimenti in dollari statunitensi. Le interessanti valutazioni in Russia e negli EAU hanno sostenuto il sentiment degli investitori offrendo loro un po’ di sollievo, mentre a trainare i rendimenti in Egitto è intervenuto un taglio di 150 punti base del tasso d’interesse, superiore alle attese, in un contesto di inflazione in calo.