Fino a quando le misure di supporto sosterranno il rally dei mercati?

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Ci troviamo davanti a un dilemma: il sentiment cambierà visto il flusso di notizie sempre più negative sul virus e sull’incertezza della ripresa nel lungo termine? Per quanto tempo il supporto tecnico manterrà la prosecuzione del rally? L’Europa sta lavorando al suo grande pacchetto di salvataggio, sembra che il Congresso degli Stati Uniti possa lanciare altri stimoli prima della pausa estiva, e che anche il Regno Unito stia annunciando un nuovo supporto mirato a specifici settori industriali. Tutto questo è sufficiente per continuare a supportare l’economia? Finora lo è stato.

Le obbligazioni si muovono in range ristretti e la volatilità è abbastanza statica (ma elevata) poiché il mercato guarda a una potenziale ripresa pluriennale sottotono. Al momento le azioni sono scambiate sulla base di notizie a breve termine e di speranze. Non possiamo sottovalutare l’entità dello shock della domanda e ci vorrà molto tempo prima che si riprenda. È vero che negli USA sono nati 7,5 milioni nuovi posti di lavoro a maggio e a giugno, ma ne sono andati persi 22 milioni a marzo e aprile. Le richieste di 18 milioni di posti di lavoro sono ancora a livelli incredibilmente elevati, nonostante tutto il supporto dato per affrontare il problema.

Nei prossimi mesi ci saranno ulteriori stimoli – sia fiscali che monetari – e finora questo è stato sufficiente a sostenere il mercato. Tuttavia, dobbiamo continuare a sfidare l’idea del “più basso per sempre”. Se la Federal Reserve inizierà a rallentare il suo intervento, i tassi cominceranno a salire di nuovo? Il controllo della curva dei rendimenti sarà efficace? Cosa succederà quando le aspettative di inflazione inizieranno a salire se l’economia si riprenderà tanto rapidamente quanto si aspettano i mercati, o al contrario se vedremo un’inflazione con un tasso di disoccupazione ostinatamente alto e una crescita più bassa? Cosa succederà quando sarà scoperto un vaccino?

Un altro aspetto da considerare è il significativo ammontare del debito che è stato emesso finora quest’anno. I tassi d’interesse concessi sono bassi al momento, tuttavia, il fatto che società già indebitate lo siano ancora di più, combinato con il fatto che non c’è stata la consueta fase iniziale del ciclo con l’eliminazione delle società che avrebbe dovuto essere lasciate fallire, potrebbe creare problemi per il mercato delle obbligazioni corporate all’inizio del nuovo ciclo. Se a un certo punto i tassi d’interesse dovranno aumentare, ciò metterà sotto pressione i bilanci. Allo stesso modo, se la ripresa sarà pluriennale e moderata, molte società si trovano ora ad essere ancora più indebitate in un momento in cui i risultati potrebbero essere sotto pressione per un bel po’ di tempo. L’inflazione è potenzialmente il canarino nella miniera di carbone.

La Federal Reserve degli Stati Uniti ha indicato che non ci saranno aumenti dei tassi di interesse fino alla fine del 2022 – il mercato non ne sta prezzando nessuno fino al 2024. Dato che ogni anno il consenso ha sbagliato con un orizzonte temporale di 12 mesi, non diamo un reale credito alle previsioni del mercato. I TIPs (Treasury Inflation-Protected Securities) hanno avuto un buon supporto quando gli investitori si sono posizionati per l’aumento delle pressioni inflazionistiche il prossimo anno. Non va dimenticato poi che un ritorno dell’inflazione, porrebbe fine agli stimoli. Questo potrebbe non essere una buona cosa per i mercati che si aspettano stimoli per sempre.

I mercati sono molto resilienti in questo momento. Crediamo che ci saranno chiaramente altri stimoli in futuro e, con i segnali di una ripresa delle economie, siamo in un periodo in cui c’è un discreto sostegno per i mercati finanziari. Il rally si è limitato per la maggior parte a quelle aree che beneficiano del sostegno delle banche centrali. Ci vorrà del tempo per valutare quanto la ripresa sia resistente e quanto tempo ci vorrà perché le cose si normalizzino, ma per ora lo slancio è ancora positivo.