Inflazione troppo elevata e inasprimento della politica delle banche centrali, fattori aggravanti per gli asset ad alto rischio

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Ad aprile, l’inflazione statunitense ha superato le aspettative del mercato attestandosi all’8,3% annuo. L’aumento è stato determinato dall’incremento dei prezzi dei generi alimentari e dell’indice core dei prezzi al consumo (CPI), mentre i prezzi dell’energia sono scesi.

Il Consumer Price Index ha raggiunto il 6,3% annuo (fonte: Bloomberg). È stato trainato da un’impennata delle tariffe aeree, caratterizzate come sempre da alta volatilità, da forti impronte della più importante delle otto componenti dell’indice (Shelter) e dall’inflazione di veicoli nuovi; la deflazione delle auto usate è, invece, rallentata.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Pochi giorni dopo la pubblicazione dei dati del CPI di aprile, il presidente della Fed Powell ha dichiarato: “L’inflazione ha raggiunto livelli troppo elevati. Le nostre decisioni saranno guidate dalla necessità di riportarla sotto controllo”.

Da marzo, la Fed ha già aumentato i tassi di interesse di 75 punti base (bps), portandoli allo 0,75%-1% (fonte: Bloomberg). Il Federal Open Market Committee (FOMC) prevede almeno due rialzi dei tassi di mezzo punto percentuale in ciascuna delle prossime riunioni di giugno e luglio.

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I funzionari della Fed hanno indicato che sono probabili ulteriori rialzi dei tassi oltre il tasso nominale neutrale a lungo termine (2,40%) senza pausa. Durante la conferenza stampa del FOMC del 4 maggio, il presidente Powell ha minimizzato l’importanza del tasso neutrale, osservando: “Si tratta di un concetto. Non è qualcosa che possiamo identificare con precisione. Quindi, lo stimiamo all’interno di ampie fasce di incertezza”.

La posizione politica della Fed dipenderà dalla capacità dell’economia statunitense di resistere a condizioni finanziarie più rigide. Ci aspettiamo che la posizione della Fed rimanga molto aggressiva nel breve termine: la sua politica di contrasto all’inflazione è stata confermata dallo stesso Powell in un’altra dichiarazione al Wall Street Journal: “dobbiamo vedere l’inflazione scendere in modo convincente. Finché non lo vedremo, continueremo ad andare avanti. Se ciò comporta il superamento dei livelli di neutralità largamente intesi, non esiteremo a farlo”.

L’inflazione potrebbe aver superato il picco. Il dato di aprile è sceso al di sotto del massimo di marzo dell’8,5% a/a e l’indice dei prezzi alla produzione (PPI), più morbido del previsto, rafforza questa opinione. Il tasso d’inflazione PCE (Personal Consumption Expenditures) di Dallas, che esclude le oscillazioni di prezzo più elevate ogni mese e fa una media delle restanti variazioni di prezzo, è incoraggiante. L’inflazione PCE media rimodulata a un mese è rallentata a un ritmo annuale del 3,1% rispetto al balzo del 4,0% registrato a febbraio. La misura suggerisce che l’inflazione ha raggiunto il suo picco a gennaio, quando il Trimmed Mean PCE Inflation Rate ha toccato un tasso annuale mensile del 6,3%.  (Fonte: Bloomberg)

Ad ogni modo, il messaggio della Fed ai mercati finanziari è per ora molto esplicito.  La banca centrale continuerà a dare priorità alla lotta contro l’inflazione elevata rispetto alle preoccupazioni per la crescita futura. All’inizio del secondo trimestre, i dati economici più significativi delineano un quadro più ottimistico rispetto agli indicatori soft. Ad aprile, la produzione manifatturiera ha registrato un solido aumento per il terzo mese consecutivo. Inoltre, l’aumento del tasso di utilizzo della capacità produttiva potrebbe indicare che le interruzioni della catena di fornitura stanno diminuendo.

Nonostante l’erosione del potere d’acquisto dovuta all’aumento dell’inflazione e alla recente crescita del sentiment negativo dei consumatori, le vendite al dettaglio hanno registrato un forte aumento in aprile, per il quarto mese consecutivo.

Quali sono le conseguenze per i mercati finanziari?

Nel complesso, i mercati stanno ancora digerendo l’inasprimento delle condizioni finanziarie. Il tasso di inflazione reale atteso negli Stati Uniti su un periodo di cinque anni è salito considerevolmente da gennaio 2022, aumentando di quasi 100 punti base, da circa -0,40% a 0,37%. Tuttavia, si tratta di un livello inferiore ancora di 70 punti base rispetto al picco del 2018. (Fonte: Bloomberg)

I timori delle banche centrali, troppo aggressive nei mercati sviluppati, (i.e. aumenti dei tassi di interesse in territorio restrittivo) e l’elevato rischio di recessione nel 2023-2024 sono indicatori di un contesto negativo per gli asset ad alto rischio.

Come i mercati valutano il rischio di recessione? Secondo J.P. Morgan, i mercati azionari US e dell’area euro stanno prezzando con una probabilità pari al 70% una recessione a breve termine, rispetto a una probabilità del 50% per il credito Investment Grade, del 30% per l’High Yield e del 10%-20% per i mercati monetari.

Le nostre previsioni sono più caute di quelle di J.P. Morgan. L’inflazione avrà un forte impatto sulla domanda dei consumatori, soprattutto in Europa, e le banche centrali continueranno a inasprire le politiche monetarie finché l’inflazione non mostrerà segni di raffreddamento. Non si tratta, dunque, di un ambiente positivo per gli asset ad alto rischio nel medio termine, anche se nel breve si può essere cautamente più ottimisti.

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